mercoledì 1 giugno 2016

Otto validi motivi per chiudere subito il tuo blog (e farti una vita)


Di tanto in tanto mi ritrovo con una tanica di benzina in mano, tentato dal meraviglioso Demone della Distruzione. Internet offre la possibilità di sentirsi importanti, simulare autorevolezza e competenza, condividere e conoscere. Il tutto senza muovere le proprie chiappe fuori di casa, mentre la propria vita  fugge, et non s'arresta una hora. C'è chi se ne rende conto e scende dalla nave, destinata a divenire uno dei tantissimi relitti del web. C'è chi affida le proprie identità virtuali al fuoco purificatore ma poi ci ricade, come il sottoscritto. Caro blogger, nessuno ti dirà sinceramente che il tuo spazietto virtuale risulta stupido, brutto, noioso. Nessuno cercherà di convincerti che stai sprecando tempo e fatica nella convinzione di poter diventare qualcuno. È per questo che dovresti riflettere su questi otto punti. Otto motivi per cui dovresti chiudere il tuo blog, adesso:


1) il tuo blog non è affatto originale. Ne esistono migliaia sullo stesso argomento, e di certo ciò che scrivi non rappresenta un valore aggiunto;

2) non ti caga nessuno. Quei pochi sfigati che capitano sul tuo blog ci finiscono per caso o solo per ricambiare la "cortesia" di un tuo stupido commento;

3) del fatto che stai scrivendo un romanzo, che hai il blocco del sedicente scrittore, che hai imparato una lezioncina da ripetere a memoria, non gliene sbatte un cazzo a nessuno;

4) ogni volta che parli del tuo romanzo, del tuo blocco del sedicente scrittore, della tua lezioncina imparata a memoria, fai solo la figura del coglione che non sta scrivendo proprio nulla, in quanto impegnato a pubblicare banalità sul proprio blog;

5) dovresti vergognarti per il tempo che sprechi alla ricerca di stupidaggini da pubblicare sulla tua paginetta virtuale: potresti impiegarlo per leggere i libri che fingi di conoscere, fare volontariato o studiare le diverse tecniche di suicidio;

6) l'onnipresenza social non renderà le tue pessime opere meno pessime;

7) sei arrivato a partecipare a un a Catena di Sant'Antonio per blog, il punto più basso della dignità di un blogger e, forse, di quella umana;

8) fai schifo.



giovedì 26 maggio 2016

I migliori drammi su cui speculare per realizzare un best-seller



Cari Visitors,

come già accennato nel corso Scrivere di merda, un metodo infallibile per ottenere il successo nell'ambito letterario consiste nel costruirsi un alone di autorevolezza. Passare per gente seria, o meglio ancora impegnata, vi spalancherà le porte dell'editoria che conta.

L'autorevolezza si ottiene in un modo semplicissimo: scrivendo storie che affrontino problematiche con cui il lettore medio possa facilmente empatizzare (crisi economica, dilemmi sentimentali) o vere e proprie tragedie (il sempreverde Olocausto o qualunque dramma del momento).

Alcuni esempi presi a cazzo di cane:

- L'altro capo del filo (Camilleri Andrea, Sellerio Editore Palermo): uno dei libri più venduti nelle ultime settimane. Parla della tragedia dei migranti;

- Conforme alla gloria (Paolin Demetrio, Voland): candidato al Premio Strega 2016, vede ovviamente la presenza di un ex deportato;

Storia di una ladra di libri (Zusak Markus, Frassinelli): uno dei libri più venduti nel 2014. Shoah come se piovesse;

- Scusate il disordine (Ligabue Luciano, Einaudi): il dramma di un editore costretto a pubblicare libri di un cantautore mediocre pur di vendere qualche copia in più.


Se volete andare sul sicuro, speculate sull'Olocausto. Il protagonista potrebbe aver vissuto in prima persona prigionia, stenti e torture. Importantissimo focalizzarsi sul senso di impotenza: non fate del vostro personaggio un duro panzone alla Steven Seagal che vive per la vendetta: rischiereste di non annoiare/rattristare abbastanza il lettore. Un'altra idea valida è sfruttare la tenerezza dei bambini: contrapponete all'innocenza del loro sguardo la brutalità della persecuzione e il gioco sarà fatto.

Droga, anoressia, disagi giovanili di varia natura restano validi evergreen da cui attingere a piene mani. Tuttavia, per risultare più efficaci e autorevoli, vi consiglio di far ruotare le vostre storie intorno a drammi contingenti. Nessuno si cagava le stragi di immigrati fino a qualche tempo fa, ma oggi si tratta di un argomento da sfruttare, prima che sparisca nuovamente dalle prime pagine dei giornali. Potreste narrare la storia della piccola Aisha, in viaggio da giorni su un barcone mentre il suo gattino affamato la guarda con occhioni dolci e carichi di speranza. Oppure quella del signor Salvatore, contrario all'apertura di campi di accoglienza, che si innamora di un'immigrata e scopre il suo passato di violenze e soprusi.

Un investimento sul futuro potrebbe essere un romanzo intitolato Quel giorno a X c'ero anch'io, dove X sta per il nome di una città  che specificherete in seguito. La storia di una studentessa che viene svegliata da una scossa di terremoto, scopre di essere l'unica superstite della sua famiglia e perde persino il bambino che avrebbe partorito di lì a qualche mese. Prima o poi un nuovo sisma ci sarà. Vi basterà sostituire a quella X il nome del comune interessato per sfornare un instant book coi controcazzi.

La crisi economica è un argomento destinato a preoccupare l'italiano medio ancora per molto. Molti dei vostri potenziali lettori non hanno un lavoro o temono di perderlo, quindi non avrebbero difficoltà nell'empatizzare con Enrico, 30 anni, costretto a lavorare dodici ore al giorno per quattrocento euro al mese in un call center (a pensarci bene, anche il dramma di un pensionato lasciato solo dai parenti e la cui unica compagnia sono gli operatori telefonici potrebbe essere un'idea interessante).

E l'ISIS? Vogliamo trascurarlo? Qualche settimana fa avevo recensito l'ebook Minetta Creek, che racconta la storia di un militante pentito. Ricordate: se il protagonista è uno dei carnefici, nel suo passato devono esserci stati degli eventi traumatici che l'hanno reso un figlio di puttana. Egli dovrà pentirsi e poi crepare nel tentativo di difendere uno o più innocenti. Documentarsi per questo tipo di storie non è un problema: basta ispirarsi all'ambientazione di un Mad Max a caso e lasciare che i cattivoni aprano bocca soltanto per sparare anatemi contro gli infedeli

Se volete spingervi oltre, provate a combinare questi elementi. Aisha potrebbe aver lasciato la Libia in seguito a un forte terremoto causato dall'ISIS. Dopo aver viaggiato in mare col suo gattino affamato, viene salvata da Stephan, che la porta a casa sua solo per abusare di lei. Stephan si pente dell'orribile gesto commesso: gli anni di prigionia in un lager lo hanno segnato profondamente. Già distrutto dai sensi di colpa, riceve una lettera di licenziamento a causa della crisi economica. Stephan decide, così, di suicidarsi gettandosi da un ponte. Quando è sul punto di farlo, sente una voce alle sue spalle (forse un angelo vestito da passante?): è la piccola Aisha, che lo ha perdonato. All'improvviso la terra trema: un nuovo sisma! Aisha ripensa all'attimo in cui scoprì i corpi dei suoi genitori tra le macerie, Stephan ai bombardamenti alleati. In un lampo di lucidità, l'uomo si fionda su Aisha, cercando di salvarla dal lampione che sta per colpirla e muore orribilmente impalato.


Infondere pena e tristezza al lettore è un modo efficace per ottenere prestigio. Evitate di perder tempo con la satira: per la critica è robba trash. Se pensate che il business della lacrimuccia non faccia per voi, ci sono altre opzioni: filmarvi mentre cucinate cime di rapa (qualche editore potrebbe chiedervi di realizzare un libro di ricette) o suonare musica ignobile nella speranza che Einaudi vi scambi per una rockstar e pubblichi la vostra autobiografia. 



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