giovedì 31 marzo 2016

"Minetta Creek" di Luca Fantin

Ci sono scrittori che non hanno paura di affrontare argomenti di drammatica attualità. Uno di questi è senza dubbio Luca Fantin, autore di "Minetta Creek". Si tratta della storia di Mustafa, costretto ad arruolarsi nell'Isis agli ordini del crudele Lord Jim, così inviperito dai bombardamenti francesi da voler colpire New York.
Ad un tratto comincio' a cantare a squarciagola un brano dei rolling stone (senza la esse perché forse era un singolo n.d.r.) e si sentiva anche nel resto del campo base. "Viva il rock", anche se non potrei dirlo perche' e' peccato…ma questa volta faremo un'eccezzione".
Il beffardo Grancapo ha una cazzimma esagerata ma anche un pessimo senso pratico. Oltre ad aver ordinato la costruzione di una tenda arredata con Jacuzzi e puttanoni danzanti (pare che il cartongesso sia merce rara in Egitto) si mette in testa di versare un po' di antrace, comprato da un russo a caso, nell'acquedotto di New York.

"Basta scendere nei tombini, buttare l'antrace e il gioco e' fatto…facile come bere un bicchier d'acqua, semplice e terrificante"…"Le idee semplici sono sempre le migliori"…tutti annuirono.

Ma gli statunitensi fiutano il pericolo:

Dopo gli aiuti che gli USA avevano dato alla Francia il pericolo attentati era elevatissimo…su una scala di sei avevano raggiunto il massimo.

Il Sindaco di New York convoca in una riunione straordinaria tutti i responsabili della sicurezza sia della citta' sia della nazione e, seduto nel centro di una immensa tavola ovale (ci sarà arrivato camminando sul tavolo o col metodo Lewinsky?) ribadisce la necessità di massima attenzione, di indossare la maglia della salute e di evitare il bagno dopo aver mangiato.

Nel frattempo, il buon Mustafa viene colto da una crisi di coscienza: punire gli infedeli è davvero giusto? Quali conseguenze avrebbe ribellarsi all'Isis? Perché questo nome di merda?

I personaggi pensano e agiscono in modo elementare, seguendo la tecnica letteraria denominata gioca jouer. La scarsa conoscenza della lingua italiana viene resa attraverso un'ortografia a cazzo di cane, così coinvolgente da contagiare anche la voce narrante.

Non è mia intenzione svelare il finale di questo racconto ricco di colpi di scemo. Purtroppo si tratta di un'opera molto breve, che avrebbe meritato uno sviluppo più articolato. Le potenzialità per un romanzo di merda come Dio comanda c'erano tutte e non vi nascondo che quando ho finito l'ultima pagina mi son sentito come il reduce da una degustazione: estasiato ma insoddisfatto.


mercoledì 2 marzo 2016

domenica 7 febbraio 2016

Scrivi (di merda) come parli



Sedicesimo appuntamento con il corso "Scrivere di merda". Buona lettura!



Biscardi sarebbe stato un grande scrittore

Anni fa, una mia collega dalle spiccate capacità comunicative (così diceva il suo curriculum) consigliò telefonicamente a qualcuno di cosare il coso. Mi pento di non averle mai chiesto a cosa alludesse, ma il mio maggior rammarico è quello di non sapere cosa l'avesse spinta all'adozione di quel geniale passepartout linguistico. E come l'avrà presa il suo malcapitato interlocutore? Nello stesso modo in cui avrebbe reagito davanti all'esposizione della più complessa teoria quantistica: con un "certo".

Mettetevelo in testa: il pubblico per cui scriverete è fuori per lavoro 12 ore al giorno (chi non può permettersi il vostro libro non serve a nulla), può dedicarvi mediamente il tempo che intercorre tra il sedersi sulla tavoletta del gabinetto e il tirare lo sciacquone. È un tizio la cui percezione della temperatura va da si muore di caldo a che cazzo di freddo, che scrive tvb alle amiche e asap ai fornitori, che non chiederà mai al proprietario dell'auto parcheggiata in doppia fila di spostare una Fiat Punto color solidago.


un modello terra-terra, insomma
Una comunicazione semplice, diretta, libera da redini lessicali e grammatiche, pregna di acronimi e inglesismi da asporto: il sogno di qualsiasi deficiente, ovvero del target delle vostre opere. Per dirla con un sillogismo:

Scrivere terra-terra è la chiave per il successo
nel quotidiano si parla terra-terra
Scrivere come si parla è la chiave per il successo.

In cosa si traduce, all'atto pratico, questa teoria? Prendiamo come esempio questo dialogo tratto da Prendila Così, di Joan Didion (Il Saggiatore, 2014), in cui il perfido Larry offre alla depressa e sfigata Maria Wyeth una spintarella professionale in cambio di una sveltina:

«Potevi venire a usare la sauna» disse Larry Kulik.
«Sono stata...».
«L'ho sentito».
«Sentito cosa?».
«Sentito che sei pronta per il manicomio, se lo vuoi sapere».
«Penso che ho bisogno di una sauna».
«Penso che hai bisogno di qualcosa».
Maria non disse niente.
«Sono un buon amico per le persone che mi piacciono», disse Larry Kulik. «Pensaci su».

Come può il lettore medio cogliere allusioni così sottili? Ecco spiegato il motivo per cui nessuno conosce Joan Didion. Ma vediamo come semplificare questo dialogo in modo da renderlo fruibile al nostro frettoloso pubblico:

«Ciao Mary, com'è?» disse Larry Kulik.
«non va bene, mi hanno licenziata e nel frattempo ho pure subito un aborto».
«L'ho sentito, ma posso darti una mano».
«In che modo?».
«Se vieni a far la sauna da me, manderò il tuo curriculum a un mio amico assessore».
«Davvero? Figo».
«Però poi trombiamo».

La necessità di semplificazione non riguarda solo il dialogo. Pensiamo alle descrizioni, al solidago di cui sopra. Nell'era del full HD, per comodità ci si esprime ancora come se guardassimo il mondo attraverso lo schermo di un Commodore 64: a sedici colori. E allora viva le foglie verdi e i cieli azzurri, fanculo vermiglione, terra d'ombra e grigio cadetto. Il vostro dev'essere un libro, mica un catalogo di Leroy Merlin!

Quando siete davanti a una pagina bianca e non sapete come scrivere una storia, descrivere un'ambientazione o introdurre un personaggio, pensate a come ne parlereste con un vostro amico (meglio se zotico). I lettori sono ben disposti a perdonare uno stile di merda in cambio di pietà verso i loro neuroni. E chissà, magari un giorno riuscirete a cosare il coso anche voi.



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