Tipi di narratore e punti di vista. Il narratore onniscemo

 

Una delle scelte più importanti che dovrete affrontare pianificando la vostra orrida opera riguarderà la voce narrante. Qualcuno vi avrà certamente detto che esistono diversi tipi di narratore, da quello onniscente a quello che non sa un cazzo, da quello esterno al narratore-Tampax. Ma ci sono delle tipologie di narratore di cui nessuno, proprio nessuno vi ha parlato. Il motivo è semplice: gli autori hanno paura di svelare i segreti del loro successo e continuano a propinarvi trucchi da quattro soldi (Carver per fortuna ha smesso da un bel po’).
Partiamo da un brano che conoscerete a memoria: è tratto dal primo capitolo de I promessi sposi (narratore onniscente ed esterno alla storia), per poi reinterpretarlo variando il tipo di narratore:

 

 Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com’era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano , l’uno dirimpetto all’altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L’abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov’era giunto il curato, si poteva distinguer dell’aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione.

Un narratore inaffidabile mette in crisi ogni certezza del lettore: starà quest’ultimo a decidere se e in che misura farsi plagiare:

 

Il curato – nonché buon Padre di famiglia – voltata la stradetta lasciata colpevolmente sudicia dall’amministrazione di centrosinistra, vide una cosa che non s’aspettava. Due immigrati stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente delle due viottole: uno di costoro, certamente munito di tritolo e archibugio, meditava su come far strage di cristiani masticando un fetido kebab.

Per il narratore mestruato (o sgarbico) ogni pretesto è buono per esternare il proprio rancore nei confronti di tutto ciò che lo circonda:

Quel prete di merda voltò la stradetta e guardò con uno sguardo da imbecille i due stronzi che stavano a cavalcioni sul muricciolo che ormai era diventato un pisciatoio. Io l’avevo pure segnalato alla municipale, ma tanto siamo in Italia e si sa come vanno le cose, con il Comune pieno di terroni. Che si fottano tutti, ‘sti stronzi.

Il narratore timoroso tiene famigghia, teme per la sua incolumità e fornisce al lettore il minimo delle informazioni, cercando di non infamare nessuno:

Mi parve di vedere qualcuno voltare la stradetta, ma non sono certo che fosse un prete. Voltò la stradetta e vide delle persone a cavalcioni sul muricciolo, non ricordo se fossero due o sei e comunque non ho visto nessuno in faccia, quindi chiedete a qualcun altro. Io son pure miope e soffro di agorafobia, quindi più sto in casa e meglio è.

Un narratore omodiegetico sarà interno alla storia, uno omosessuale potrebbe soffermarsi sulla descrizione degli stultorei pettorali dei bravi. Esistono moltissimi tipi di narratore, ma quello che dovrà interessarvi è solo uno. Prima di illustrarne le peculiarità, occorre fare un breve excursus sui punti di vista.
Il punto di vista (o pdv, o pov sui siti porno) è il pretesto di autoruncoli, maestrini e blogger per proporvi il solito esempio del regista. Nella loro mente, infatti, si può entrare nella psiche di un personaggio con una cazzo di GoPro (miracoli delle videocamere di ultima generazione, per carità, mica un escamotage per nascondere le proprie lacune letterarie).
L’autore può scegliere su chi focalizzare la narrazione, se tenersi a distanza dai personaggi o rendersi portavoce delle loro stupide elucubrazioni mentali, se balzare da un tizio a un altro (tecnica letteraria dell’herpes genitale)  o restare attaccato a un singolo personaggio come una cartella esattoriale. Non approfondisco per due semplici motivi: non devo dimostrarvi alcuna competenza (non ne ho) e, soprattutto, tutto questo non vi servirà a nulla.
Tipi di narratore, tipi di punti di vista. Migliaia di combinazioni possibili. Lasciate che la gente teorizzi, analizzi, enricobrizzi. A voi deve interessare, come già detto, solo una di queste soluzioni: un eccezionale prodotto multiuso, semplice ed efficace: il narratore onniscemo. Si tratta di una tecnica narrativa tipica della scrittura di merda, che vi libererà da ogni preoccupazione.
Il narratore onniscemo è libero da vincoli: può conoscere o ignorare, omettere o anticipare, inquadrare Tizio per trecento pagine e poi decidere improvvisamente di riprendere gli eventi con l’ausilio di un drone. Può narrare in prima persona, in seconda, in retromarcia. Il narratore onniscemo sa che la storia è sua e fa quel cazzo che vuole. Ecco un esempio pratico:

Guardai Kevin con un’espressione che appariva preoccupata. Non sapevo cosa avesse in mente. Lui guardò i miei occhi sfavillanti e decise istantaneamente che dovevo essere sua. «Ti amerò per sempre, sei la luce dei miei occhi» mi sussurrò all’orecchio, ma la nostra storia era destinata a finire di lì a poco. (tratto da un libro che recensirò a breve).

Se Giovanni Verga utilizzava la tecnica della regressione per adeguare la voce narrante al livello dei personaggi, il narratore onniscemo si impregna così tanto della loro ignoranza da sembrare egli stesso un analfabeta in serie difficoltà lessicali o concettuali. La versatilità di questo modo di narrare potrà tornarvi utile anche nell’ortografia, nei dialoghi, negli interventi dell’autore:

 

:<Avete saputo l’ultima bravata di mio figlio Michele? Mi hanno raccontato che a 250 Km/h si è schiantato in un muro in Germania, ha distrutto il Maserati!…il Maserati!… mi è costato 140.000 mila euro…mi sono snervato per regalargliela per il suo 19° compleanno e lui che fa?…l’ha distrutta>: disse Caleb cercando di non far capire l’amarezza che lo colpiva. (tratto da “Per sempre noi” di Lucia Tommasi).

 

“La vita può essere, quando ti viene tolta, una cosa senza la quale non puoi stare” […] (tratto da “Domani sarà un giorno migliore” di Francesco Merlin).

 

L’impressione disastrosa che ebbi dell’uomo, se era un uomo, quella rappresentazione, fu che ogni particolare del suo viso non c’entrava niente con ogni altro, campione d’incoerenza. Era tozzo e privo di grazia, con un sorriso dolce ma stonato, senz’altro ambiguo. L’essere sembrava metà donna e metà uomo e possedeva una bocca sensuale che esprimeva assoluta disonestà. Gli occhi! Sembravano cangiare… mentre li fissavo! La vista era orribile ma io mi sentivo solo un po’ contrariato per un fatto estetico, soprattutto. (tratto da “Racconti della percezione” di Lucia Donati)

 

Scegliendo la tecnica del narratore onniscemo potrete decidere se e quando intervenire, utilizzare doppie e triple voci narranti diverse. Una persona intelligente, o comunque sana di mente, non comprerebbe mai un vostro libro: è per questo che narratori e punti di vista dovranno risultare incostanti, incoerenti e confusionari. La cosa sarà apprezzata e vi garantirà una pioggia di feedback a cinque stelle (questo matrimonio non s’ha da fareee!!11!1!!!1 SVEGLIAAAA!!111!!!!1!!).

 

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