La benzina potrebbe tornare sotto le 2000 lire

Nel 2019, una statistica dell’OCSE ha evidenziato un dato sconfortante: in Italia il 27,7% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Si tratta di “persone incapaci di comprendere, valutare, utilizzare e farsi coinvolgere in testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità” (UNESCO, 1984).

L’analfabeta funzionale sa leggere, scrivere e magari anche esprimersi in modo corretto. Il suo problema è legato alla comprensione: il tentativo di interpretare un discorso complesso potrebbe causargli gastriti o violente infiammazioni alle emorroidi.
Il fenomeno dell’analfabetismo funzionale di massa ha chiare esternalità negative: da un lato la carenza di competenze chiave per vivere e lavorare nella società attuale, dall’altro la frustrazione di chi si trova circondato da una massa di imbecilli incapaci di riconoscere il sarcasmo nel titolo di un articolo come quello che state leggendo.

Proprio come l’incapace di intendere e di volere, l’analfabeta funzionale presta il fianco a ogni tipo di raggiro. Può sperperare i suoi risparmi tentando assurde speculazioni seguendo i consigli del primo venditore di fumo su Youtube, assurgere al ruolo di ultrà a favore del populista di turno, diventare un complottista, appassionarsi ai cinepanettoni.

Associare la stupidizzazione in corso al progressivo calo del Q.I. mondiale sarebbe fuorviante. La verità è che il sistema educativo non si è adeguato per tempo alla spinta verso l’analfabetizzazione operata soprattutto a livello mediatico.


Internet costituisce un’immensa miniera di informazioni accessibili a tutti, ma anche un’arma a doppio taglio se non si è in grado di verificarne l’attendibilità. Il veleno da accumulo, però, è rappresentato dal copia-incolla che si sostituisce alla reinterpretazione, a quel riassunto che costituisce e costituirà sempre l’esercizio più valido per il muscolo della comprensione. L’Italia è uno dei paesi europei che investono meno nell’educazione in proporzione al PIL. Va tenuto anche conto del progressivo smantellamento dell’educazione umanistica, etichettata come inutile ai fini occupazionali.

Un’altra dimensione non certo esente da responsabilità è quella familiare. Se “fare la madre (o il padre) è il mestiere più difficile del mondo”, c’è da ammettere che molti genitori farebbero meglio a dedicarsi ad attività meno estenuanti e costruttive per l’intera società, come i lavori socialmente utili. Spendere del tempo nell’educare i figli alla lettura potrebbe, nel lungo termine, rivelarsi più utile che trascorrere il pomeriggio a condividere aforismi del cazzo sui social.

Un miglioramento delle capacità cognitive delle nuove generazioni avrebbe un impatto estremamente favorevole sulla politica, sull’economia, sulla qualità della vita. Ne beneficerebbe soprattutto l’ecosostenibilità, tematica quanto mai attuale, dato che le abitudini dei singoli possono spingerci verso il baratro globale e che non si sa per quanto la benzina resterà sotto le 2000 lire, miei cari lettori.

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