Curve pericolose

 

Eccoci al secondo racconto che ha come protagonista l’impavido Ispettore Fritz. Questa volta il nostro beneamato sarà impegnato nelle indagini su un misterioso stillicidio di incidenti mortali alle porte di Berlino. Quali insidie si celeranno dietro la curva?
 
Buona lettura!


CURVE PERICOLOSE
 

«Sarà la decima volta che accade» disse il panciuto Gerbert Wolf agli agenti della stradale. Era alla guida del suo autotreno quando – dopo un’improvvisa sbandata – l’auto che lo precedeva uscì di strada per poi schiantarsi contro il tronco di una quercia. Per lo sfortunato guidatore – un rappresentante di abbigliamento trentenne – non ci fu nulla da fare.
Il bivio tra l’Haup e la Berliner Straße non sembrava poi così pericoloso, ma la preoccupante serie di incidenti mortali avvenuti in quel punto aveva spinto il commissariato a chiedere l’apertura di un’inchiesta.

«Arriva l’Ispettore» annunciò uno dei poliziotti, osservando la vecchia BMW dell’Ispettore Capo Fritz fermarsi nei pressi dei cartelli provvisori che segnalavano l’interruzione della strada.
«Ah, ho dimenticato le sigarette sul cruscotto» disse Fritz, frugandosi i tasconi dell’impermeabile beige. «Me le prenderesti, Harry?»
«Helmut, mi chiamo Helmut» rispose il suo assistente, un quarantenne dalla goffa riga al lato con degli occhiali tondi da miope che gli conferivano l’aspetto di un brav’uomo.
I due agenti della stradale si scambiarono uno sguardo stranito quando Fritz, sorridendo, si tirò su la cerniera dei pantaloni che gli si era in qualche modo aperta.
«Allora» esordì l’Ispettore «non possiamo cavarcela con qualche rallentatore, come fate di solito voi della municipale?»
Uno dei poliziotti sbarrò gli occhi, poi rispose: «Ispettore, abbiamo ragioni a sufficienza per credere che gli incidenti siano in qualche modo di natura dolosa»
Fritz esplose in una grassa risata. «Da che Mondo è Mondo, è risaputo che ci sia del dolo in ogni incidente stradale».
Helmut Bayer, appena promosso al ruolo di Ispettore col compito di affiancare Fritz, arrossì e chinò il capo.
«Va bene» borbottò Fritz. «Svolgeremo delle indagini, ma voglio che convochiate al più presto il sovraintendente».
Helmut si schiarì la voce e intervenne: «quali sono le evidenze di cui siete in possesso?» domandò ai poliziotti.
«C’è dell’olio sulla carreggiata, comune olio per motori. In quantità così elevata che una natura accidentale della dispersione è da escludere, considerato che non ci risultano trasporti di questo tipo di merci su questa via».
Fritz e Bayer si voltarono verso il tratto di strada incriminato. Una vasta chiazza d’olio ricopriva l’intera carreggiata.
«Ci sono testimoni oculari?» domandò Fritz.
«Oltre quella curva solitamente ci sono delle donne dedite all’esercizio della prostituzione. Non siamo stati autorizzati a raccogliere testimonianze prima del vostro arrivo» rispose uno dei poliziotti.
«Bene» disse Fritz. «Harry, vai da quelle puttane e chiedigli se hanno visto qualcosa». Poi, avvicinandosi all’orecchio del suo assistente, sussurrò: «vediamo di sbrigarci, non ho voglia di giocare a fare il vigile urbano all’ora di pranzo».
Helmut deglutì, irrigidito. Si sistemò in fretta la giacca e si incamminò alla ricerca di qualche passeggiatrice.
Un’improbabile riproduzione della Cavalcata delle Valchirie annunciò che qualcuno stava cercando di contattare Fritz sul suo cellulare. L’Ispettore estrasse il telefono – un Motorola grosso quanto un mattone, fuori produzione da vent’anni – da una tasca e rispose.
«Ciao Adele» disse Fritz, riconoscendo la voce squillante di sua moglie. «No, non farò molto tardi…ah, c’è anche tua madre? Beh, ti farò sapere a breve. Pare che il sovraintendente sia un tipo ritardatario».
Nel frattempo, Helmut stava cercando di superare la propria timidezza discutendo con una trasandata prostituta dai capelli ossigenati e il viso segnato da profonde rughe.
«Allora, Harry» disse Fritz, una volta raggiunto il suo assistente. «Hai ottenuto qualche informazione interessante?».
Helmut scosse il capo, poi rispose: «vuole venti euro per parlare, dai trenta in su per tutto il resto»
«E daglieli, no?» disse Fritz, sorridendo. «Li aggiungeremo alla richiesta di rimborso chilometrico. Ne presento a dozzine ogni mese».
Helmut sospirò e tirò fuori il portafogli. Ne estrasse un’accartocciata banconota da cinquanta euro, alla vista della quale la prostituta precisò: «se porti anche il tuo amico, la tariffa raddoppia».
«Stia calma, mia bella signora» intervenne Fritz. «Io e il mio assistente Harry vogliamo solo sapere se ha visto qualche movimento sospetto nella zona degli incidenti».
La donna si grattò il mento, poi indicò un fatiscente camper parcheggiato al margine della strada: «vi consiglio di chiedere al vecchio Hans, vive in quel rottame da quando è stato mollato da sua moglie»
«Tutto qui?» domandò un contrariato Helmut.
«Certo, con tutta la clientela a cui devo badare non ho tempo per controllare il traffico» rispose la prostituta, infilandosi la banconota nel reggiseno.
«Andiamo, Harry» disse Fritz, prendendo sottobraccio il suo collaboratore. «La ringrazio, signora!»
«Ma non mi ha dato il resto!» protestò Helmut.
«Puoi sempre approfittare del servizio!» lo schernì Fritz, ridendo.
Giunti di fronte al camper, circondato da ciotole sporche e gatti che fuggirono alla vista dei due sconosciuti, Fritz ed Helmut chiamarono a gran voce il signor Hans.
La porta del vano posteriore si aprì, e venne fuori un uomo di mezza età in canotta bianca e pantaloni corti, con dei lunghi calzini a rombi colorati tirati su fino alle ginocchia e un paio di malconci mocassini marroni ai piedi. L’uomo – che emanava un insopportabile puzzo di alcool e sudore di vecchia data – si stropicciò gli occhi e, notando il distintivo di Helmut, invitò gli ispettori a entrare.
Lo spettacolo che si presentò davanti agli occhi di Fritz e Bayer era imbarazzante: bottiglie vuote di vini e liquori sparse ovunque, perfino sulla branda sulla quale Hans aveva posato anche un sudicio giornaletto pornografico.
«Mia moglie» sospirò l’uomo, abbandonandosi sul materasso. «E’ stata lei a rovinarmi. Sto ancora pagando il mutuo della villa in cui ora si sta divertendo col suo amante».
Fritz annuì, posando una mano sulla spalla di Hans. «Capisco, non sa quanto la capisco».
«Siete qui per gli incidenti stradali, non è vero?» domandò l’uomo. «Beh, penso che siate capitati nel posto giusto».
«Saprebbe darci qualche informazione utile alle indagini?» domandò Helmut.
«Vedete, getto ogni notte dell’olio su quella curva. Assistere agli scontri e alle tragedie altrui rappresenta ormai l’unico divertimento per il sottoscritto».
«E così lei…» cercò di intervenire Helmut, sconvolto dalla naturalezza con cui Hans aveva confessato il proprio crimine.
«Se solo quella dannata donna fosse passata da queste parti prima della sentenza…» sospirò Hans.
Il volto di Fritz si contrasse nella sua tipica smorfia da uomo che ha appena masticato un boccone troppo aspro.
«Helmut» disse l’Ispettore. «Corri a dare ordine agli agenti di riaprire la strada al traffico. Non dire mezza parola su ciò che ci ha appena rivelato il buon Hans. Sarebbe ingiusto, deve prima consultarsi con un avvocato».
La fronte corrugata dell’assistente di Fritz svelò tutto il suo sospetto. Tuttavia, Helmut annuì e si allontanò.
«Andrò in prigione?» chiese Hans, con un tono più incuriosito che preoccupato.
«A causa di qualche automobilista incauto?» disse Fritz, sorridendo. «L’unica pena che dovrà sopportare sarà il rumore delle auto sui rallentatori».
La Cavalcata delle Valchirie risuonò ancora.
«Pronto, Adele?» disse l’Ispettore, rispondendo al cellulare. «Ho trovato un ottimo ristorante sull’Haup Straße, subito dopo il bivio per la Berliner…Certo, porta anche tua madre!»


20 Commenti

  1. Evvai! E' ritornato Fritz! 😀

    E tanti complimenti ad Helmut, che si è fatto fregare 50 euro per l'informazione, invece, di minacciare la prostituta di portarla in commissariato se non parlava.

    Umberto

  2. Suppongo che il commento sia stato tradotto in automatico, ma credo di averne capito il senso. Ebbene, Fritz non è la parodia di un vero ispettore, piuttosto fa dell'ironia del clichè dell'ispettore. Molti italiani hanno seguito le serie poliziesche tedesche, su tutti "Derrick". Ma immaginare un uomo comune nei panni di chi deve svolgere un'indagine, con la sua vita privata che prevale sul proprio mestiere come spesso accade nella realtà, sposta la storia su un altro livello.
    Fritz è svogliato, tirchio, furbo e approfittatore. In questo è ben poco tedesco, anzi… rispecchia appieno lo stereotipo dell'italiano furbetto rappresentato appieno da un bel po' di gentaglia che frequenta il nostro Parlamento. La storia non inizia perchè l'attore non ha più voglia di agire, quindi al diavolo gli estenuanti interrogatori, la folle ricerca di un indizio a tutti i costi.
    L'ironia nella serie di racconti su Fritz non è certo racchiusa nella frase finale (o "barzelletta", come l'hai definita) bensì nel suo non essere un giallo e tantomeno un poliziesco. Fritz è uno stronzo, è un marito, è un amante del gioco a carte… ed è anche un ispettore di polizia. Questa è la sostanziale differenza con l'investigatore perfetto che vive del suo lavoro e dal lavoro si lascia vivere.
    Se non si coglie questo secondo livello di lettura, un racconto come questo sembrerà soltanto una striminzita storiella comica con una conclusione a effetto, ma non è così e mi aspettavo prima o poi di doverlo spiegare.

  3. Esilarante! Soprattutto per l'abilità di disseminare, con naturalezza e senza esagerazioni, quei particolari caricaturizzanti (la patta aperta, il motorola gigante…)
    Di certo non sei uno che segue il manuale "scrivere di merda"… :-))))

    p.s. e grazie per quel "consigliozzo letterario" su cui mi è appena scappato l'occhio… 😀

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