Racconti di merda 2014: il secondo classificato!


Carissimi,

è con grande emozione che vi presentiamo il racconto che ha ottenuto il secondo posto nel concorsone “Racconti di merda 2014. Si tratta di un racconto così meravigliosamente brutto che vien da chiedersi se effettivamente il suo autore, MikiMoz, si sia dovuto sforzare o abbia semplicemente assecondato il suo stile naturale.

Buona lettura.

COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI

Mi chiamo Alan, ho trentuno anni. Mi occupo di far quadrare i conti per la mia azienda, la filiale della Shadeteck presente nella mia città. Mr. Othel mi manda in giro per il mondo. Il mese scorso sono stato in Italia: lì vive Marta, la mia fidanzata. Lei lavora alla Shadeteck di Trieste.

Ci conoscemmo tre anni fa durante un meeting a Toronto. Lei vorrebbe sposarsi, e in fondo l’idea di metter su famiglia mi ha più volte accarezzato i pensieri. Ma le cose non vanno mai come le abbiamo programmate: Mr. Othel mi chiede di recarmi in Giappone. So già che lì, alla Shadeteck di Tokyo, c’è la bella Fujika Kagebashi. Lunghi capelli neri come l’ebano, occhi scuri e profondi come la notte, labbra di un colore che richiama le fresche rose bagnate di rugiada. Ho avuto modo di incontrare Fujika già diverse volte. Solo sguardi fugaci, rubati durante le riunioni all’ultimo piano di quel grattacielo del quartiere Shibuya. Lei mi entra dentro come la malaria. E’ una geisha del terzo millennio, sa come far impazzire un uomo. Scendo dall’aereo e salgo su un taxi. Per fortuna i giapponesi conoscono l’inglese.

Mi faccio portare nel quartiere degli affari, al numero 765 di via Mozart. Non mi abituerò mai alla grandezza dei palazzi del Sol Levante: immensi ed altissimi, tutti ordinati come soldatini abituati a convivere con gli elementi di un passato non ancora sopito. Entro nella hall, pronuncio un paio di arigato e prendo l’ascensore. Il signor Bakayaro mi aspetta: è il presidente della Shadeteck Japan e Fujika è il suo braccio destro. Dicono che sia come una figlia, per lui. Ha studiato nelle più prestigiose università del Giappone, frequentando poi diversi corsi di specializzazione all’estero. Ma a me non interessano affatto le credenziali di Fujika. Mi interessa ben altro. Ed è così: la vedo, mi sorride, si inchina leggermente. Entro nella stanza del presidente Bakayaro, ma non capisco neanche di cosa mi stia parlando. Credo che se ne sia accorto anche Kasugano, il suo assistente. E di certo se n’è accorta Fujika.

Dopo un’ora esco dalla stanza di Matsudo con dei fogli in mano: il mio lavoro per i prossimi giorni. Voglio riprendere l’ascensore, ma Fujika mi ferma. Il suo profumo mi avvolge. Mi domanda dove alloggio. Le rispondo che sono al Futabari Hotel. Mi chiede dove andrò a cena. Le rispondo che sono stanco e andrò a dormire. Scappo via da lei. Scappo perché altrimenti saprebbe come farmi cadere in trappola. Scappo perché ci tengo troppo alla storia con Marta. Ed è lei che chiamo: le dico che sono arrivato e che sto andando a riposare. La sua voce è strana. Forse ha capito ma non vuole dirmelo. Lei sa di Fujika e di quanto mi piaccia. Ma ora ho solo bisogno di fare una bella dormita.

Alle 9 del mattino sono già alla Shadeteck. Passerò l’intera giornata tra grafici e bilanci, brainstorming e brunch. Ma Fujika non c’è: ed è un miracolo. Un miracolo perché la sua assenza mi fa tener saldo il posto di lavoro. Le linee a zigzag del bilancio di fine anno mi distraggono dal pensiero della mia ninfa orientale. E si fa sera. Torno in albergo, con un cerchio alla testa. Mi chiamano dalla reception: ho un messaggio. E’ un biglietto di Fujika, c’è scritto “usignolo e upupa non s’incontrarono, ma in ogni istante di questa dolce giornata ti ho pensato, fortemente”. Suona come la più bella delle poesie. Domani c’è il convegno, sarà presentato il pezzo più importante dell’anno. Roba per cui lavoro da mesi e mesi. Provo a dormire, nonostante il pensiero di Fujika si faccia sempre più forte, dilaniando la mia moralità, scalzando Marta dalla mia testa. Il convegno è una noia mortale. Per fortuna mi perdo tra gli occhi di Fujika, seduta lassù. E’ professionale, ma so che in questo momento vorrebbe solo me, e io solo lei.

L’indomani ho l’aereo: questa dolce parentesi proibita sarà terminata, come un piacevole sogno estivo. Un sogno, appunto. E così deve rimanere. Ma Fujika mi spinge oltre i limiti, mi invita a cena e non posso rifiutare, stavolta. Anche solo per cortesia. Mi porta in un localino tipico, che mi ricorda il bar del padre di Licia. Lo dico a Fujika, che sorride: anche lei seguiva quel cartone animato, ma entrambi sappiamo che cibo e discorsi del genere servono solo per rompere il disagio.

Mangio un po’ di sashimi accompagnato dal wasabi. E’ così piccante che sembra una vampa di calore improvvisa. La stessa vampa che si accende irrefrenabile quando salgo nella mia camera con Fujika. E’ un attimo solo: i nostri corpi sono presto nudi, avvinghiati. Lei è un elisir passionale. Il sudore della nostra pelle si mischia, mentre entrambi gemiamo e ansimiamo. La possiedo carnalmente, ma mentalmente è lei che sta possedendo me. L’abbraccio dolce dura delle ore, un tempo eterno che avrei voluto non passasse mai. Poi, restiamo così, sdraiati a perderci negli occhi l’uno dell’altra. Mi accarezza i capelli, io le sfioro le braccia bianche. Ci ricomponiamo, le chiamo un taxi e poi la accompagno alla porta. Mi bacia, è un bacio d’addio. Ma facciamo entrambi finta che non sia così. Stacco le mie labbra dalle sue e mi accorgo che non siamo soli, nel corridoio. C’è Marta. Mi guarda, mi scruta come se volesse cavarmi l’anima. Mi fissa intensamente senza parlare. Biascico qualche parola, ma tutto si ferma nella gola. Da un’altra stanza esce Kasugano, l’assistente del signor Bakayaro. Non si accorge di noi e abbraccia la mia Marta. In quel momento capisco tutto, come un mosaico dove tutte le tessere tornano al loro posto. Sono amanti. E’ lui il tizio con cui Marta chatta sempre. Guardo Marta in un ultimo intenso saluto, lei si gira verso Kasugano. Afferro le mani di Fujika e la trascino delicatamente nella mia stanza. La porta si chiude con uno scatto che risuona nel silenzio ovattato di quella notte giapponese.

62 Commenti

  1. Morale della favola: ovviamente le brutte racchie in letteratura sono più rare dei quadrifogli. Nella letteratura di merda, poi, non esistono proprio. Mentre chi di bella figa ferisce, di bella figa perisce.

    E il Deus ex machina sarebbe Kasugano, dico bene, Miki?

    • Ciao Atti! Non ti si vede più in giro!
      Comunque… sì, il deus ex machina è Kasugano, ma siccome io amo i cerchi che si chiudono ho voluto nominarlo anche in precedenza… 🙂

      Moz-

  2. Dopo aver letto questo racconto di merda sono andato a cercare subito su google la traduzione in giapponese della frase "Usignolo e upupa non s’incontrarono, ma in ogni istante di questa dolce giornata ti ho pensato, fortemente"

  3. Bello, bellissimo! Miki, hai rischiato di essere il primo. Ci hai fatti crucciare tutti. E' così naturalmente di merda, senza finzioni né esagerazioni. Già solo il titolo avrebbe meritato la vittoria.
    Questo racconto ci è entrato dentro come la malaria.
    Complimenti vivissimi. In bocca alla lupa per la tua futura carriera letteraria. 😀

    • Ciao cara!
      Azz, quindi ho rischiato di vincere? Sarà per la prossima volta! :p
      Ho proprio scritto con naturalezza, nel modo in cui io stesso scrivo (forzando solo un minimo per essere pedante il necessario).
      Stanotte, da me, svelo i retrosceMa del racconto… dal titolo ad altre perle di merda che ho inserito.

      Moz-

    • Il titolo credo sia la frase fatta più povera, becera, idiota, insulsa, demente, lurida, squallida, plebea che la mente umana abbia mai partorito.
      Ho voluto usarla proprio legandola ad una scrittura di merda, è ciò che merita 🙂

      Moz-

    • Ciao Bradipuccio!
      Beh, che posso dirti… sì, ogni tanto scrivo e ho anche avuto l'onore di vincere tornei (di merda e non :p) e di finire su un libro! XD

      Moz-

  4. Espandi il racconto a 100.000 battute almeno e presentalo a Moccia. Poi ci penserà lui a farne un film da 6 milioni di euro al botteghino. Inserisci i dialoghi e il gioco è fatto. Auguri. – Cazzo, ma non capite che MikiMoz è un grande sceneggiatore? Scusa ma ti chiamo MikiMoz…

    • Wao, che posso dirti? Grazie :p
      Significa che sono riuscito ad incarnare lo spirito pop-becero-plebeo… interessante, magari posso farci i quattrini (seee, come no :p)

      Intanto vi dico che a mezzanotte, sul mio blog, posto un breve "dietro le quinte" di questo racconto! 🙂

      Moz-

  5. Non volevo prenderti in giro ma solo dire che sei dentro a quel filone. Non capisco come coloro che fanno da giudici, qui, ti abbiano accolto. Hai pagato? Probabilmente sono io a non capirci più nulla. Il terzo posto è stato assegnato a chi ci ha rotto le palle con luoghi comuni stiracchiati e incessanti volendo passare per colui che s'impegna. Il tuo secondo posto è immeritato. Dovevi essere escluso e basta. Saluti.

  6. Il problema è che Castellini non è castrato, pertanto è molto territoriale. Piscia e caga nel mio blog da mesi, e tende a essere aggressivo con chi non conosce (soprattutto con i maschi).

    Grazie comunque per la pazienza.

  7. Devo ammettere di aver letto di moooolto peggio, grazie a questo blog e purtroppo grazie al semplice fatto che vendo libri…ma Moz ha dato davvero il meglio di sè! Complimenti, il tuo racconto fa veramente cagare!! 🙂

    • Ahaha, grazie mille cara Cri!
      Cercherò di essere peggio, l'anno prossimo… ho sfiorato il primo posto e nel 2015 voglio il gradino più alto del podio!!

      Moz-

  8. Che bello, qua quello che voglio dire al gestore del sito finisce come risposta a MikiMoz. Complimenti figlio di puttana. Questo lo puoi mettere tra coloro che ti offendono o 'dicono di noi'. Vai a fare in culo merda.

  9. Vai a fare in culo idiota. Che bello mandare a fare a fare a fare a fare a fare in culo uno che si spossa per trenta persone in tutto. Fai il paio con la Conventi. E mi firmo. Pezzo di merda.

  10. Moz hai giusto un paio di persone che ti tengono in considerazione 😀 se l'anno prossimo si opta per la giuria popolare stracci tutti anche se scrivi "Sono una merda." XD

  11. Ma io lo sapevo da sempre che sei un bravissimo scrittore di merda! E sono anche sicuro che di strada ne farai tanta, anche se lastricata di urina e cacca. Bravo Moz, auguri per il prossimo premio!

  12. @Andrea: grazie mille. E sono pronto a sporcarmi di piscio e merda se significherà costruirmi la piscina sulle spalle di un pubblico di bassa categoria 🙂

    Moz-

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