“Racconti della percezione” di Lucia Donati.

 
“Pubblicare richiede coraggio” (cit. Lucia Donati)


Certo, pubblicare richiede coraggio. Il problema è che, troppo spesso, leggere richiede stomaco. Questa recensione potrà sembrare offensiva, ma anche un lettore spesso si sente offeso quando ciò che gli si propone è un testo di valore assolutamente mediocre.

Qualche mese fa, la scrittrice Lucia Donati mi ha regalato una copia del suo libro “Racconti della percezione”. Si tratta di una serie di racconti il cui filo conduttore – almeno a detta dell’autrice – sarebbe “la ricerca dell’uomo attraverso la propria percezione”. A dire il vero, l’unica cosa che ho percepito durante la lettura è stata un moto intestinale. Ma lasciamo che sia il libro a parlare.

 

Pensai che, essendoci delle abitazioni, anche se in disuso, avrei anche potuto trovare esseri umani. Avrei, comunque, dovuto stare attento perché, nel caso, avrebbero anche potuto essere pericolosi. Non dimenticherò mai la sensazione di viscido che mi diede camminare su quel terreno che sembrava melmoso ma era anche, direi, si…sudicio.

Segue l’inevitabile, scontatissimo brivido lungo la schiena. Cara Lucia, avrei potuto sorvolare su periodi raccapriccianti come questi, avrei potuto archiviare la pratica con un “interessante e ben scritto!”. Avrei potuto, ma non l’ho fatto. Perché chi si definisce scrittore e pubblica articoli sulla scrittura nel proprio blog, deve accettare le critiche del pubblico a cui si propone.
Del precedente e del prossimo estratto non ho modificato nulla. Le parentesi sono presenti anche nel testo originale:

 

Mi infilai la vestaglia rosso (!) bordeaux e mi recai con un passo spedito verso ‘la’ stanza. Esitai prima di entrare, quasi avessi dovuto chiedere il permesso a qualcuno. Aprii la porta con rispetto, come se temessi di disturbare (chi?).

Si presume che il lettore non sia un idiota, e che le domande del caso preferirebbe farsele da solo.  Il testo è farcito di “di” eufoniche, aggettivi e avverbi indefiniti, forme verbali passive che rendono la lettura scorrevole come un blocco di marmo sugli scogli. Frasi come:

 

L’idea di cercare questo meccanismo che rivelasse un segreto irrivelabile diventò irresistibile.

Sarebbero chiaramente da rivedere,  in quanto trasudano una certa superficialità da bozza. L’inutile pedanteria descrittiva raggiunge il suo culmine qui:

L’impressione disastrosa che ebbi dell’uomo, se era un uomo, quella rappresentazione, fu che ogni particolare del suo viso non c’entrava niente con ogni altro, campione d’incoerenza. Era tozzo e privo di grazia, con un sorriso dolce ma stonato, senz’altro ambiguo. L’essere sembrava metà donna e metà uomo e possedeva una bocca sensuale che esprimeva assoluta disonestà. Gli occhi! Sembravano cangiare… mentre li fissavo! La vista era orribile ma io mi sentivo solo un po’ contrariato per un fatto estetico, soprattutto.

 

Cristo santo.  Perché accanirsi così tanto contro l’incolpevole lettore? Perché munirsi di martellone alla Thor per martoriargli le balle? Cito testualmente dal blog di Lucia Donati, nel quale la scrittrice dispensa consigli sulla scrittura:

Se non si è preparati non si è in grado di dare la giusta ampiezza al proprio lavoro di scrittura

In questo caso oltre all’ampiezza manca la profondità. L’espediente della situazione misteriosa che si risolve col fatto che il personaggio stava sognando, sempliciotto e poco originale, viene addirittura ripetuto in più di un racconto. E meno male che la quarta di copertina parla di “finali imprevedibili”!
In conclusione, cara Lucia, io consiglio a tutti di essere in grado di scrivere prima di pubblicare e farsi leggere. Certamente, se non si hanno le capacità di base, è meglio lasciar perdere e cercare, quantomeno,di migliorare e di studiare. L’ho scritto in corsivo perché si tratta di una tua frase copincollata dal tuo blog. Fanne tesoro.

 

114 Commenti

  1. Una buona scuola di scrittura le avrebbe fatto bene invece di buttare via soldi per auto pubblicarsi il libro .
    "Mi infilai la vestaglia rosso (!) bordeaux e mi recai con un passo spedito verso 'la' stanza. Esitai prima di entrare, quasi avessi dovuto chiedere il permesso a qualcuno. Aprii la porta con rispetto, come se temessi di disturbare (chi?)."

    Per tirarla per le lunghe avrebbe potuto proseguire con: Il buio mi avvolse, con un dito accesi l'interruttore sulla destra in maiolica bianca del 1930, i fili che portavano la corrente correvano lungo le pareti fino al centro del soffitto dove pendeva un lampadario in legno con una lampadina OSRAM da 45 w. Sotto il lampadario un tavolo in formica rettangolare color verdino con 4 sedie in ferro dello stesso colore bla bla.." ecco come si scrivono i libri banali pagina dopo pagina .
    Annaquando le azioni

  2. Concordo con il buon Alessandro. In effetti, Lucia è stata coraggiosa. Penso ti sarà grata, magari a posteriori, per averla un po' "scossa"… anche se magari non per l'esposizione che le hai dato.

    • Vedi, io credo che nella blogosfera ci siano un po' troppe "marchette", mentre trovo importante mantenersi coerenti.
      Si tratta di onestà intellettuale, ho scritto un post con i soliti toni pubblicando estratti che rappresentano solo la punta dell'iceberg.
      Per quanto riguarda l'esposizione, siamo sullo stesso punto: quando c'è da scrivere qualcosa che non sia puramente un elogio, si entra nel problematico. E invece, come dici tu, le critiche vanno accettate in quanto scuotono, fanno riflettere e spingono a migliorarsi molto più di quanto possano fare degli scontati elogi.

  3. Io ti avevo regalato il libro per simpatia: mi complimento con te. Cosa ci hai guadagnato? Qualche lettore in più per il tuo blog?
    Mi riservo di risponderti anche in altra sede, vedremo.
    Comunque molte persone hanno gradito il libro e persone autorevoli, anche: quelle che per me contano qualcosa. Ritengo che anche tu non sia perfetto nella scrittura, e avrai le tue critiche, non temere.
    1)Cosa hai da dire a proposito del filo conduttore del libro? (non porti argomenti a sostegno, solo affermazioni vuote);2)La tua"superficialità da bozza" cosa vuol dire? (anche qui fai affermazioni senza portare argomenti a sostegno);3)Se non vedi i finali imprevedibili, metti gli occhiali spessi.
    Comunque non è un problema per me la tua critica. Accetto sempre le critiche se provate e, in questo caso, vi sono parecchie affermazioni senza prove a sostegno. Accetto sempre le critiche di persone che sono in grado di farle e sono autorevoli, e tu non lo sei (chi saresti, di grazia?).Accetto anche le critiche fatte con grazia da persone che stimo e, in questo caso, non è così. In quanto ai signori che non hanno ancora letto il libro e concordano con le affermazioni di qualcun altro, rientrano anch'esse nella categoria di persone che non stimo e che non considero.

    • Trattasi di onestà intellettuale, la stessa che mi avrebbe portato a elogiarti nel caso in cui il libro mi fosse piaciuto. Sei una scrittrice – ti definisci tale – e chiunque pubblichi un libro sa bene che le opinioni potranno essere varie, come vari sono i gusti della gente.
      Non ci ho guadagnato nulla: se proprio avessi voluto scrivere qualcosa di corrosivo per ottenere più visitatori avrei sparato a zero su un blog con quattromila visitatori unici al giorno, non credi?

      Punto due: non ho mai asserito di essere perfetto nella scrittura, ma a ruoli inversi sarei grato – e molto – a chi dovesse rivolgermi critiche imparziali e mirate come le mie.
      Ma poi, dico, se voglio parlare di un libro edito con tanto di ISBN devo farmi "corrompere" dal fatto che mi è stato donato, perdere l'obiettività come un comune marchettaro da "web 2.0"?
      Punto tre: ho citato dei passi del libro per rendere l'idea di come la narrazione non scorresse. Non potevo certo postarne cento pagine per dimostrare questa o quell'altra tesi. "Superficialità da bozza" vuol dire che ci sono periodi che vanno evidentemente cesellati (credo di averne citati un paio) e che prima di essere pubblicato, un libro del genere avrebbe dovuto essere sottoposto a una pesante revisione.

      Ultima considerazione: è evidente che tu abbia preso questa recensione come un'offesa personale, una sorta di diffamazione. Mi chiedi chi "sarei". Io sono un lettore, fruisco di un prodotto chiamato "libro" e ho la facoltà di esprimermi o meno sul suo contenuto, di condividere le sensazioni che mi ha dato, quello che ho apprezzato e quello che non mi piace affatto.

      Chiudere occhi e orecchie davanti a chi critica un tuo lavoro, e apprezzare invece solo chi tesse (obiettivamente?) le tue lodi, è un errore.

    • Aggiungo, infine, che nessuno scrittore è perfetto. Di certo un osservatore esterno potrà sostenere che io scriva molto male, e non potrò mai mettere in dubbio che sia così. Ma se me lo faranno notare (preferisco le vie dirette senza inutili buone maniere) la mia prima reazione non sarà certo un "state sparando cazzate, mio cugino ha detto che scrivo da Dio".

    • Si tratta, dici bene, di una "tua" opinione, che conta per te e basta. Visto che io curo un blog in cui si parla di scrittura e che quello che scrivo ha avuto quasi sempre critiche molto positive da quasi tutti, la tua opinione è una goccia nel mare.

    • Non mi è chiaro. Gli hai regalato il libro per simpatia, il che presume che ti fosse simpatico al punto di stimarlo abbastanza da volere un suo parere sulla tua scrittura (io chiedo di leggere le mie cose alla gente di cui stimo il parere, di solito, non ai perfetti rincitrulliti che non distinguono un aggettivo da un avverbio. Mi serve sapere cosa non va in quello che scrivo, non le lodi a prescindere). Ti dà il suo parere e all'improvviso diventa uno di cui non ti interessa niente? C'è qualcosa che non mi torna. Sarai mica un filino risentita? Non c'è niente di male, ma non trincerarti dietro i grandi pareri di altri che per te valgono, perché la figura che fai è piuttosto meschina… Non so come dirlo, ma quasi quasi sorge spontaneo il dubbio che tu non abbia una grande dimestichezza con le critiche. Ma di sicuro è un'impressione superficiale che sarai in grado di confutare con le tue doti retoriche.

    • E' sempre la solita storia. Fa molto comodo mandare i propri libri ai blog per farseli recensire, in attesa di avere una bella recensione: e allora andiamo giù di lodi, "e mi sei simpatico", "mi piace il tuo blog". Se poi questa non corrisponde alle attese, ecco l'effetto Dr.Jeckyl e Mr.Hide. Il tono cambia.
      In ogni caso, basta leggere due righe per capire che l'autrice, prima di pubblicare, dovrebbe per lo meno imparare a scrivere.

  4. E un'altra cosa: i termini come "moto intestinale" riferiscili ai tuoi di scritti. Non mi è piaciuto affatto! Tu, se vuoi fare una critica, e se ti riferisci ai mie scritti non usi questi termini: ci siamo capiti?

  5. Non ho letto il libro, non conosco l'autore di questo blog, né l'autrice Lucia Donati. Tuttavia, mentre posso capire il primo (e simpatizzare con lui: l'amara verità è che ci sono tantissimi libri pubblicati e venduti, talvolta a caro prezzo, che non valgono la carta su cui sono scritti), purtroppo non apprezzo la reazione della seconda: autocritica e autoironia sono doti di cui tanti scrittori esordienti nostrani mancano in maniera assoluta.
    E, sinceramente, a scatola chiusa: se Lucia può permettersi di scrivere, pubblicare e vendere una cosa come "L'idea di cercare questo meccanismo che rivelasse un segreto irrivelabile diventò irresistibile.", trovo che l'autore di questo articolo possa permettersi di scrivere "moto intestinale", tanto più che lo fa gratis.
    Saluti e baci.

    • Sorry, colpa mia: ho inserito il mio commento come risposta al tuo, invece che alla fine come volevo.
      Comunque ti ruberei, se me lo concedi, un altro paio di minuti: ho visitato il tuo blog e letto qualcosina. Sono d'accordo con te, sul fatto che pubblicare sia un atto di coraggio. Ci vuole, secondo me, anche una certa dose di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, nei propri argomenti. E fin qui ci siamo.
      Forse non eri preparata al "dopo": può succedere di tutto! Il fatto che tante persone abbiano lodato la tua opera, non preclude la possibilità che tante altre la stronchino, e nei modi più disparati! Il mondo è grande, siamo in tanti e non si puÒ piacere sempre a tutti. Amen! 🙂
      Così a occhio ti darei almeno una quindicina di anni meno di me, quindi probabilmente è anche questione di corazza che si forma con il tempo, chi lo sa.
      Coltivare l'auto-ironia secondo me è sempre un buon consiglio, soprattutto quando ci si espone e si vuole avere a che fare con gli altri: è un'arma di difesa formidabile, perché ti rende più simpatica e contemporaneamente ti permette di non prendertela così come hai fatto in questa occasione. E ricordati sempre che la libertà di esprimersi, scrivere e pubblicare ce l'hanno tutti quanti, ed è giusto che sia così!
      Rinnovo i saluti e baci 🙂

    • Chiara, concordo del tutto con te. Tra l'altro, sottolineo di non aver mai avuto nessuna antipatia personale verso Lucia Donati, e non credo di averla attaccata come persona nella recensione.
      Questo blog ha un certo tipo di "taglio", non ho mai capito per quale motivo si tenda a indignarsi puntualmente ogni volta che qualcuno sfugge all'ipocrisia dei complimenti superficiali e fasulli, ma evidentemente va bene così.

  6. Complimenti per l'umiltà.
    Mi sembra di aver parlato delle mie impressioni sul tuo libro, non su Lucia Donati come persona, ergo non vedo per quale dannato motivo questa faccenda dovrebbe spostarsi su un piano personale.
    Ho usato un linguaggio colorito, "forte", senza dubbio in linea con tutti i miei post su questo blog. E allora? Ho additato Ken Follett di scrivere di merda e non posso definire noiosi alcuni tuoi racconti? Cosa c'è che non va? Il fatto che tra "blogger" ci si dovrebbe leccare il sedere a vicenda?
    Rivendico il mio diritto di giudicare da lettore un prodotto creato per essere letto. Non mi pare al cliente di un ristorante sia preclusa la possibilità di dire che la pasta che gli viene servita è scotta solo per il fatto che egli stesso non sia uno chef di fama internazionale. Tantomeno credo che chi si definisce "scrittore" (quindi artista) possa sottrarsi a una critica sostenendo semplicemente che chi non apprezza i suoi scritti sia una sorta di idiota.
    Ripeto: le critiche servono per migliorare, ergo apprezza la sincerità e piantala con questo vittimismo. Se c'è una cosa di cui posso vantarmi – dato che probabilmente scrivo peggio di te – è il fatto di non fare differenze quando si tratta di esprimere un parere: che si tratti di un libro scritto da mia sorella o da un perfetto sconosciuto, se c'è da togliersi il cappello lo faccio, se c'è da andarci giù pesante scrivo una recensione come questa, cercando di dare anche ai lettori la possibilità di farsi un'idea del libro in questione affinché possano dirmi "Alessandro, stai scrivendo solo cazzate" se lo ritengono opportuno.
    Libertà di critica, di espressione e – diciamolo pure – di fare ironia in un "mondo" in cui tutti vi prendete insopportabilmente sul serio.

  7. Tu non stai parlando con tua sorella! Ti dico solo una cosa: come autore di quel che dici ne sei responsabile. E così i signori che commentano. Regolatevi. E tu mi hai attaccato personalmente citando le mie stesse frasi estrapolate da altri contesti. Questa non è una semplice critica ad un libro. In un punto ben preciso del post utilizzi una mia frase dicendomi, in due parole, che "non sono in grado di scrivere". Io mi guarderei bene dal fare queste affermazioni…: questa è una critica non al libro ma a me come scrittrice. Se fossi in te rivedrei i toni.

    • Beh, se "tu non stai parlando con tua sorella" è la risposta a tutto ciò che ho appena scritto, ti faccio i complimenti per aver compreso appieno il senso delle mie parole.
      E' chiaro che stai interpretando tutto a modo tuo, evadendo critiche e risposte sparando minacce che lasciano il tempo che trovano.
      Adesso mi aspetto un luuungo post sul tuo blog, con commenti moderati ad hoc affinché le voci dei bastian contrari vengano messe debitamente a tacere. E sai che ti dico? Non me ne frega un cazzo. Non mi importa perché trovo avvincente il confronto/scontro di idee, mentre ritengo deprimenti e frustranti teatrini come questo, in cui accusi me di fare al tuo libro delle critiche che non stanno in cielo né in terra, ma davanti all'evidenza di una citazione ben precisa non spieghi il motivo di questa o quell'altra scelta, preferendo il trincerarti dietro una barricata di vittimismo, accuse di incompetenza e altre boiate che non mi sento nemmeno di commentare.
      Ah, per inciso: querelami pure, non c'è problema. E se un domani dovesse venirti in mente di denunciare anche chi ha messo in dubbio le tue capacità di scrittrice, sono pronto a testimoniare a tuo favore, sebbene dubito che i "racconti della percezione" si presenteranno al banco degli imputati.

  8. Non ho letto il libro, quindi non so cosa dire in merito.

    A me è capitato qualche mese fa di leggere un libro su richiesta della sua autrice per ottenere una recensione. Il libro non mi aveva convinta del tutto e le ho chiesto se voleva sapere onestamente il mio parere che comprendeva però alcuni aspetti negativi. A oggi non ho ricevuto una risposta. Secondo me l'onestà è d'obbligo e indorare le pillole non serve a nessun scrittore che vuole crescere e migliorare. C'è anche però una questione di modi e di rispetto per il lavoro degli altri. Mi è capitato a volte di stroncare testi di alcune persone, ma senza mai cercare di stroncare le persone… va be', discorso lungo e forse inutile, sono solo mie riflessioni confuse probabilmente.

  9. Io l'ho letto il libro.
    Non avrei certo potuto lasciare Alessandro da solo in un momento tanto difficile.
    Mio malgrado (e anche suo) ci abbiamo impiegato un mese per leggere un libro di 102 pagine.
    Deplorevole, dal mio punto di vista, impiegare un mese per leggere un libriccino.
    Purtroppo non è mica facile avere a che fare, ogni sera prima o dopo cena (se non addirittura a letto prima di dormire),con un testo del genere.
    Perché credetemi ci siamo sforzati di capirne "il senso" celato dietro questi mini racconti. Ci siamo sforzati di andare al di là della prosa pedante e troppo spesso piena di errori. Alla fine ne siamo usciti sconfitti.
    Nemmeno il buon Nietzsche o un Heidegger mi hanno mai dato tanti problemi.
    Alessandro in questa, se vogliamo chiamarla, recensione non ha voluto aggiungere altri estratti dal racconto. Sarebbe stato forse scorretto, forse ingiusto.
    Di strafalcioni come quelli postati qui ce ne sono tanti altri. Cercando in giro recensioni o altro sui suddetti racconti ho letto interviste e presentazioni. Ho letto parole della stessa autrice in cui datava questi racconti a(d) una ventina di anni fa. Poco male, penso, da giovane si possono fare tanti errori, si è inesperti e si conosce ancora poco. Poi ho notato che il libro è stato pubblicato nel 2011 e allora boh, non ho più saputo cosa pensare. Non conosco l'autrice e onestamente non mi interessa nemmeno. Giudico il libro che ho avuto il piacere di leggere per le risate che mi ha regalato e il dispiacere di leggere per i punti interrogativi (tra parentesi) che mi ha lasciato.

    Ps. E' bello notare che al precendente post (quello sulla De pedantis) tutti ci sono andati giù pesanti nei commenti forse perché nessuno conosceva il buon Michele o forse perché si crede che sia tutto fittizio.
    Senza sapere che in realtà quegli strafalcioni (criticati e derisi da tutti) non sono altro che gli stessi errori presenti nel libro, di cui qui si discute, presentati in una forma diversa (ovviamente).
    Detto questo: Statv buon!

    N.B. NO, NON SONO UNA SCRITTRICE.

    • Sono libero di criticare un libro pur non essendo Stephen King nella misura in cui Lei può scrivere articoli sulla politica pur non essendo Andreotti.

      Ho giudicato il libro, non la persona. E son già tre volte che lo spiego, alla prossima faccio direttamente un disegnino.

  10. Oggi c'è una lezione per te:come scrivere la recensione di un libro. Si tratta di una cosa seria, non di quelle che scrivi tu, così impari a farne una, visto che non hai idea di cosa sia. E impari che vomitare parolacce per descrivere un libro tutto può essere tranne qualcosa che può essere preso in considerazione da persone che capiscono il valore di quello che leggono. Il seguente link è a disposizione anche dei tuoi stimatissimi lettori alla ricerca di contenuti di qualità… http://scrivereleggerepercorsi.blogspot.it/2012/01/scrivere-la-recensione-di-un-libro. Ah, un'altra cosa: forse un giorno capirai che si può essere taglienti addirittura senza usare parolacce, pensa! Ti si è aperto un mondo nuovo, vero? E' certamente facile essere volgari ma una persona di valore è molto più sottile di così… Peccato perché penso che tu, al di là di questa maschera che ti sei fatto, sia una persona intelligente. Solo usi male le tue qualità. Le usi male e far male qualcosa può essere un problema.

    • Vedi, il fatto che tu ti senta in grado di fornire lezioni su come scrivere una recensione dimostra chiaramente l'inattendibilità della teoria secondo la quale per giudicare i libri altrui si debba essere Stephen King.
      PS: se hai bisogno di fare ulteriore accattonaggio di visitatori, posso direttamente mettere un banner in alto a destra, che ne dici? Sotto "Scrivere di merda" farebbe un figurone 🙂

    • Hai paura dei miei interventi? Non ho bisogno certo dei tuoi lettori (io ho i miei e buoni) anche se c'è caso che loro potrebbero essere seriamente interessati a leggere finalmente qualcosa di utile e venire da me per non più ritornare da te… Se fornisco lezioni è perché mi sento sicura di quello che dico sapendo, comunque, che è vero che tutti abbiamo bisogno di imparare: su questo ho scritto un post tempo fa. In ogni caso, sei tu che fai pubblicità al mio blog.

  11. Posso dire brevemente la mia, senza entrare nel merito dei racconti di Lucia Donati, che non ho letto?
    Mi sorprende molto che la suddetta scrittrice citi il suo blog come esempio di contenuti di qualità (forse dovrebbero essere gli altri a dirlo) e che voglia suggerire ad Alessandro come scrivere una recensione (visto che lui non ha espresso tal desiderio), ma ciò che veramente mi lascia basita è il fatto che gli abbia chiesto di recensire un suo lavoro aspettandosi un certo tipo di recensione senza aver minimamente tenuto conto dello stile sarcastico e diretto di Alessandro. La sua recensione è perfettamente in linea con il taglio che egli ha scelto di dare al suo blog (appunto ironico, sarcastico, tagliente, corrosivo, dissacrante, privo di fronzoli, onesto e diretto nei contenuti). Io, per dire, saprei esattamente cosa aspettarmi se chiedessi ad Alessandro di recensire un mio racconto, saprei che non mi farebbe sconti, che esaspererebbe, com'è nel suo stile, alcuni dettagli e che userebbe un linguaggio poco incline alla lode sperticata. Non mi offenderei se dicesse che scrivo di merda, ma anzi, gli chiederei cosa non gli è piaciuto, perché ecc. ecc., cercando di imparare dai miei errori e tentando di migliorarmi.
    Insomma, se uno chiede un parere ad un autore di un blog di satira, non può aspettarsi la recensioncina diplomatica e precisina. Oltretutto, dove sarebbero le parolacce? Non ne leggo, nella recensione di Alessandro. Leggo commenti duri, aspri, diretti, non mediati da un'ipocrita diplomazia, ci leggo sarcasmo, ironia, ma non maleducazione o offese verso l'autrice.
    Alessandro ha avuto il solo "difetto" di essere onesto (merce rara di questi tempi) e Lucia Donati farebbe bene a ricordare che la storia della Letteratura è piena di critici che hanno usato toni ben più corrosivi nei confronti pure di autori molto capaci.

    • P.S.:
      In casi simili, si incassa il colpo, si riflette, si prende atto di cosa non è piaciuto al lettore, si cerca di capire cosa può aver smosso o sollecitato una critica. Offendersi non è di alcun aiuto.
      Io capisco che Lucia Donati possa esserci rimasta male, mi pare comunque che se c'è qualcuno che abbia offeso qualcun altro sia stata proprio lei nei suoi commenti dove, a più riprese, ha dato dell'incapace ad Alessandro.

    • Tu Biancaneve parli di cose che non sai(e che, quindi supponi e basta): faresti bene ad informarti prima di parlare.Io non ho chiesto ad Alessandro nessuna recensione: gli ho regalato il libro perchè avevo indetto una specie di gara a chi avrebbe commentato per primo un tale giorno e lui è arrivato primo. Che i miei contenuti siano di qualità lo dicono i commenti positivi che ricevo. Che autori capaci siano stati duramente commentati è esatto.

    • "gli ho regalato il libro perchè avevo indetto una specie di gara a chi avrebbe commentato per primo un tale giorno e lui è arrivato primo."

      Gli hai regalato il libro aspettandoti un commento. Che poi è arrivato, puntuale. Dunque, di che ti lamenti? Avrebbe dovuto essere necessariamente positivo? Non lo è stato. È stato espresso in linea con lo stile del blog.
      Al posto tuo avrei ringraziato comunque per l'attenzione, per le critiche, per il tempo che ti ha dedicato leggendoti.
      Hai avuto una reazione eccessiva, e questo ti si è voluto far notare. Tutto qui.

  12. @ Alessandro

    Ho capito. Comunque sia ovvio che quando un autore regala un suo libro, poi si aspetta che il destinatario lo legga e magari, se, come nel tuo caso, ha un blog, scriva qualche commento.

    Conoscendo il tuo blog, il tuo stile, avrebbe dovuto aspettarsi un certo tipo di critica. E poi, proprio perché si tratta di un blog e non di una rivista accademica o di un quotidiano, a maggior ragione i contenuti sono liberi e svincolati da ogni "etichetta" o tipologia standardizzata di recensioni.

    • Se proprio vogliamo dirla tutta, l'autrice del libro era ben a conoscenza del fatto che Alessandro avrebbe scritto e pubblicato una recensione "cattivissima" (cito testualmente Alessandro che scrisse così all'autrice in un commento)riguardo al libro.
      Addirittura l'autrice si propose (a suo tempo) di volerla ricevere personalmente per pubblicarla sul proprio blog.
      Ora, vista la continua censura, da parte dell'autrice sul proprio blog, dei commenti di Alessandro (dove a volte sono stati anche riconosciuti e segnalati errori concettuali dei suoi post)si è deciso di farlo qui visti i toni in perfetta linea con tutto il resto degli altri post.
      Poi, vabbè, si sa che il politically correct impera sulle nostre vite virtuali e non.

    • Beh, che io abbia censurato un paio di commenti di Alessandro è vero ma gli altri li ho pubblicati tutti. Quelli censurati per il linguaggio (non necessariamente perché commento negativo) che ben conosciamo non vanno nel mio blog. Chiunque scriva in modo volgare è bandito dal mio blog e NON per i commenti che fa. Si può ben notare che i rari commenti anche di altri che non sono in accordo con il mio parere, sono stati tutti pubblicati.

    • E come mai quando ti si è fatta notare una boiata scritta sotto un post che parlava di "fatti e opinioni(?)", che se Kuhn l'avesse letto si sarebbe rivoltato nella tomba, ti sei limitata a riformulare la frase senza né pubblicare il commento e ringraziare come di "dovere" né farlo perlomeno in forma privata?

      Volgare? Ma cosa è volgare?
      Smettiamola con questi buonismi da 4 soldi.
      Perché "culo" è volgare "sedere" invece è signorile. Si parla pur sempre della stessa cosa ma qui si bada alla forma quando in sostanza è sempre la stessa cosa.
      Potevo capire Aristotele nel IV secolo a.C che dava più importanza alla forma (almeno per questioni metafisiche).
      Il nocciolo della questione è che qui si preferisce un complimento (troppo spesso falso) farcito di buone maniere (che sia sul web o da vicino)anziché un'opinione schietta, e perché no, tagliente.
      Avrei potuto accettare la parola "volgarità" se ti fossero state mosse contro delle parole offensive (come quelle che possono riguardare i mestieri più disparati elargiti per le strade o sulle tangeziali)ma in questo caso state per la maggior parte abusando di una parola inutile in questo contesto.
      Qui si giudica un libro e in maniera del tutto civile e adeguata.

  13. Sottolineo il fatto di esser stato accusato di aver espresso dei giudizi senza capo né coda, quando sia nel post che nei commenti ho fatto esempi ben precisi. Mi chiedo come mai l'autrice del libro qui recensito ritenga più opportuno additare il registro linguistico da me utilizzato o ripetere ossessivamente di visitare il suo blog anziché entrare nel merito delle critiche che ho mosso.
    Sarà forse che ho un'indole un po' drastica, ma la vedo come un aut aut: o si è convinti del fatto proprio, e si cerca di smontare punto su punto le critiche che hanno portato al giudizio negativo, o si ammettono i propri errori/orrori e si fa tesoro dei consigli. Nell'atteggiamento della Donati non vedo né il primo né il secondo atteggiamento. Noto solo un'imbarazzante arrampicata sugli specchi, e mi piacerebbe se qualcuno di questi fantomatici ammiratori del suo libro si facesse vivo – o qui o dove cavolo gli pare – per condividere le sue opinioni. Magari si riuscirebbe finalmente a dibattere in merito al valore tecnico/artistico dell'opera piuttosto che continuare a guardarmi "il dito".

    • Questa la mia risposta.
      1) Tu estrai dal contesto le frasi che invece, vanno lette NEL contesto, punti esclamativi (!) in parentesi compresi; 2) Fai precedere il primo estratto da un tuo giudizio che previene il parere del lettore mettendolo nella predisposizione negativa nei riguardi del testo;
      3)Sempre nel primo estratto: definire nel dettaglio ( e non dire genericamente) cosa intendi per "periodi raccapriccianti" (quali e perché nel dettaglio (sii pure tecnico!); 4)Nel secondo estratto: il brano VA LETTO NEL CONTESTO in cui è inserito, altrimenti non si capisce perché vi siano le parentesi.Solo estraendo il brano dal contesto, le parentesi non hanno senso; nel contesto ce l'hanno eccome! 5)Terzo estratto: può suonare poco scorrevole me in questo caso si tratta di stile. E' una cosa voluta, giocare con i termini Irrivelabile/irresistibile. 6)Quarto estratto. definisci precisamente "pedanteria descrittiva", anche se, su questo, posso darti parzialmente ragione;7)I finali imprevedibili ci sono ma tu ovviamente ti sei limitato a negare la cosa senza dimostrare nulla; 8)Ovviamente non hai citato i racconti migliori ed hai liquidato la raccolta con un "testo di valore assolutamente mediocre" (parere personale e, dunque altamente opinabile); 9) Cosa hai da dire sul filo conduttore dell'opera, non l'ho capito…

  14. Comunque Lucia, ti posso far notare un paio di errori, in tutta umiltà, ossia, senza ritenermi più brava di te a scrivere, ma solo magari un pochino più attenta a certi particolari?
    Prendi questo tuo passaggio:

    "Non dimenticherò mai la sensazione di viscido che mi diede camminare su quel terreno che sembrava melmoso ma era anche, direi, si…sudicio."

    Il "sì" affermazione si scrive con l'accento sulla i.
    Dopo i tre puntini si lascia uno spazio.

  15. Mi permetto di dire la mia, non tanto sul libro perché non l'ho letto, quanto su tutta la discussione che è venuta fuori.

    Gestisco un blog anche io e mi è capitato più di una volta di ricevere mail o commenti "arrabbiati" di autori il cui libro non mi ha entusiasmato (mi è capitato anche con non esordienti, ci tengo a sottolineare).
    E in quei casi è successa più o meno la stessa cosa che sta succedendo qui: l'autore, che capisco possa magari rimanerci un po' male per una recensione negativa, accusa il recensore di attacchi personali, di non essere in grado di scrivere e quindi di non poter giudicare, senza mai (almeno, nel mio caso) soffermarsi sui punti "deboli" che il recensore (che può essere più o meno valido, più o meno competente… ma che sempre e comunque esprime una sua opinione, e solitamente anche argomentandola parecchio, come in questo caso) ha evidenziato e cercare di spiegarli. Perché la risposta "io ho un blog di consigli di scrittura e quindi so scrivere" non basta. E' il nascondersi dietro a un "non ti rispondo perché scrivi volgarità", mi sembra solo un modo per non affrontare il vero problema, ovvero che il libro a qualche lettore non è piaciuto. (Che poi è una cosa normale no?)

    Comunque,onestamente, non riesco a immaginare un contesto in cui un punto esclamativo alla fine dei puntini di sospensione o messo tra parentesi possa avere un senso.

  16. Non conosco né l'uno, né l'altro, né il libro, ma vorrei dire due cose, Lucia. Solo due perché le altre le han ripetute fino alla nausea, e se "ripetute iuvant" a volte però bisogna pure rassegnarsi a un "lasciate la speranza voi che entrate".

    La prima riguarda la volgarità, che continui tanto ad accusare e sfruttare. La parolaccia in sé non ha volgarità, io non ne uso granché, ma la censura delle parolacce è una censura da asilo (Censuriamo pure la stragrande maggioranza della letteratura?) e soprattutto niente ha a che fare con la difesa dalla volgarità. Ciò che io come occhio esterno percepisco come volgare, qui, è la tua reazione così, bah, gretta, aggressiva, irta di frasi di ripicca. Posso assicurarti che il tuo libro non riceve cattiva pubblicità da questa recensione negativa (l'acqua in mare è tanta, romanzi che ho amato tantissimo hanno ricevuto critiche toste da fonti ben più diffuse e autorevoli di obbrobbrio – senza offesa 😉 – e le ho lette con interesse, ma tutto lì), ma dalla tua reazione. Non bisogna mai giudicare un romanzo dal suo autore (pensiamo a Salinger, che doveva essere un rompipalle 😛 o Franzen-snob, o chissà quanti antipaticissimi…), ma qui siamo un po' oltre. Che cosa posso aspettarmi da un autore che alla critica risponde "Tu che non sai scrivere ti permetti di criticare gli altri???" (i tuoi lettori devono essere tutti grandi scrittori per avere capacità di giudizio, cara Lucia? Bisogna munirsi di codice ISBN e vetrina Amazon per poter dire la propria? Il fatto che ci sia gente che non fa esercizio e sfoggio di scrittura, ma semplicemente legge quella altrui e magari ricade in errori significa che non deve permettersi di riconoscere quelli altrui?), che fa mostra di arroganza e acriticità?
    Questa recensione negativa poteva rimanere una voce come tante, da accogliere o meno. L'unica vera stroncatura al tuo romanzo è la tua stessa reazione.

    Il prezzo di vendita del tuo romanzo è 14 euro. Sono due ore di un lavoretto sottopagato. O due settimane di caffè. O due romanzi in economica. Nel senso, non sono spiccioli: così hai valutato il suo valore di mercato, ma forse chi lo potrebbe acquistare non ha diritto a sentire in cosa va a spendere i propri soldi (che non cadono dal pero)?
    A obbrobbrio l'hai regalato tramite un piccolo contest (cosa che niente cambia nel suo diritto di recensirlo positivamente o negativamente, anche se molti autori esordienti che ci contattano per chiederci recensioni non l'han capito), a noi lo proponi a un prezzo. Ti piazzi sul mercato. Per quale motivo, tu, mi proponi un prodotto e poi non accetti che io che ci spendo i miei soldi abbia il diritto di leggerne bene e male, informandomi su diverse voci e opinioni, non solo quelle positive? La critica negativa non è un'offesa personale – come invece la prendi tu – così come chi compra il libro non ti fa un favore personale (a parte amici, parenti, ecc.)

    Chiara

  17. Intanto si scrive "repetita iuvant": se non sai come si scrive, non citare. Per il resto, risponderò a tutti nel mio blog con un articolo generalizzato (e non in particolare su questa o sull post in questione)sulla critica, per quello che non ho ancora detto. Comunque, il mercato è pieno di libri: se ad un primo esame, decidi di non comprare non comprare, nessuno ti obbliga. E, comunque, i vostri sono solo i pareri di alcuni lettori di un blog in particolare. Per me contano, certo: non crediate che io non mi sia segnate le vostre critiche. Sto prendendo sul serio tutto quello che dite. Quello che io contesto è il modo. Le critiche le ho sempre accettate e, lo ripeto per chi non avesse letto,ho anche risposto, così come sto facendo alle vostre, qui. Sinceramente non vorrei che si passasse il limite dell'esagerazione, in tutti i sensi.

    • > Quello che io contesto è il modo

      Anche qui si contesta il modo: il tuo, di reagire alle critiche. E' tutto un susseguirsi di "faresti meglio a starti zitto", "se non sai scrivere devi solo starti zitto" etc (e per la cronaca, il "ripetute iuvant" del post precedente è con chiara evidenza scritto apposta). Aggiungici le minacce di querela, la spam diffuso con ripetuti indesiderati inviti ad andare sul tuo sito, il tono arrogante e altezzoso, e avrai un quadro del senso di sgradevolezza provocato dal tuo intervento.

    • Grazie per aver colto XD

      [Però l'altro giorno ho sbagliato una "acca". E faccio sempre un sacco di sviste. E se assumessi Lucia per rileggermi i post? Visto che qui sembra che la cosa che le preme di più sia la correttezza formale (altrui). Mi risparmierebbe un sacco di fatica.

  18. Sono sconvolta O_O
    Nel mio piccolo posso solo dire che se un libro è destinato "a persone autorevoli" regalarlo a un giveaway è un rischio.
    Scherzi a parte a me dispiace tanto che oggi gli autori non sappiano accettare una critica, e per quanto questa possa essere ben fatta o meno, il punto è uno solo. Un libro può piacere come no. E un autore dovrebbe soffermarsi solo su questo.
    Io ne ho letti diversi di libri di autori esordienti/emergenti italiani e quelli che ho apprezzato si contano sulle dita di una mano. Se in Italia fossimo pieni di Stephen King & C. forse più che acquistare diritti d'autore li venderemmo.

  19. Avendo lunga esperienza di recensioni negative – stronco volentieri e senza tanti drammi – mi rendo conto della grande fortuna di questa autrice: è stata stroncata qui e non su Giramenti (di cui non posto il link, perché stronco ma non rompo). Saluti cari. Gaia

  20. Ho visitato per un momento il blog di Lucia Donati e mi sono imbattuto in un post formattato in arial grassetto nero su sfondo marrone. Mi sembra chiaro che alla proprietaria del blog manca il concetto di *leggibilità* di un testo. La cosa si ripercuote, a cascata, dalla grafica alla redazione testuale vera, e da qui "l'idea di cercare questo meccanismo che rivelasse un segreto irrivelabile diventò irresistibile".

    Niente di nuovo sotto il cielo, solo decine di passaggi di rilettura ed editing sacrificati alla fretta di vedersi pubblicato un libercolo di cui ben pochi sentono la necessità. È in questi casi che uno si chiede: "Ma l'editore dove diavolo è finito?"

  21. Non voglio entrare nel merito della questione perché è davvero penosa. Uno scrittore che non accetta critiche, anche se pungenti ma comunque cicostanziate, ha perso in partenza. Inoltre, per migliorare, c'è bisogno di una buona dose di umiltà e anche di autocritica, perdio. Ma già, in Italia si sentono tutti scrittori talentuosi e se li stronchi è perché non sei alla loro altezza. Comunque credo che la Simple sia eap e quindi qualcosa si spiega. Vogliatevi bene, fratelli!

  22. Buongiorno. A tutti.

    Sono arrivato a questo post su segnalazione della mia "amica" di FB Laura Platamone. La mia opinione è che se l'intero contenuto delle 102 pagine (ho capito bene?) del libro sono assimilabili agli estratti pubblicati, allora non posso che condividere la critica letteraria di Alessandro C.
    Non entro nel merito dello stile con cui Alessandro si è espresso, non perchè lo stile stesso non mi piaccia, ma perchè ognuno ha il suo stile e ognuno in casa sua si esprime come crede opportuno, quindi che senso avrebbe, criticare Alessandro perchè sul SUO blog usa termini come "movimento intestinale"? Ritengo sia libero di farlo e che chiunque voglia mandargli un testo debba essere consapevole del rischio che corre, nel momento in cui poi Alessandro voglia criticarlo, a modo suo.

    Sinceramente non leggo critiche verso la persona Lucia. Ne leggo verso la scrittice Lucia Donati. Ma questo è il rischio di svolgere una professione pubblica, quello di farlo male e di sentirsi dire "perchè lo fai"?

    Quindi secondo me almeno due terzi dei commenti a questo post sono andati fuori tema (non è una critica, solo una constatazione) perchè Lucia Donati ha spostato i termini della discussione, portandoli verso una difesa personale, come se fosse stata messa in dubbio una qualche sua dignità o qualità umana. Io non ho letto questo, almeno nel post, successivamente, nei commenti, sì. Ma questo nasce dalla reazione di Lucia, non dalle critiche di Alessandro.

    Di testi così ne è pieno un mondo di cassetti di ogni scrivania. Io stesso ne ricevo almeno un paio a settimana da parte di persone che vogliono un mio giudizio, sapere se secondo me si tratta di opere che valga la pena proporre a un editore. Nella maggioranza assoluta dei casi la mia risposta è no, spesso argomentata. Nella maggioranza assoluta dei casi la reazione di chi mi ha sottoposto il testo è violentemente astiosa. In pratica sono io che non capisco il talento.

    Concludo con una domanda che non ho letto in nessun commento; e questo francamente mi ha stupito. Ma come mai un testo del genere è arrivato ad essere pubblicato? qual'è l'editore che ha accettato di pubblicare una cosa simile? Qual'è il distributore (se c'è) che ha accettato di mettere nel proprio catalogo questo libro?

    Ecco, sposto la questione verso il livello successivo, quello del mercato. Ma è veramente possibile, che un libro simile debba occupare spazio in libreria e il nostro tempo? Su questo mi interrogo. Perchè penso che per ogni libro brutto ce n'è uno meritevole che non riesce ad essere pubblicato e questo, francamente, mi pare il peggiore danno che si realizza.

    Marco Proietti Mancini

    • Vero. Qual è. Non mi offendo se mi correggono; e ammetto anche che questo è uno dei miei errori più ricorrenti.

      Marco Proietti Mancini

    • Marco,
      sappiamo tutti che esiste anche l'editoria a pagamento; tuttavia non so se questo sia il caso di Lucia Donati. Forse si potrebbe scrivere all'editore stesso e domandare.

    • Biancaneve, ho scritto il mio commento di getto – anche per questo ho commesso l'OrrorErrore ortografico, ma non è una discolpa. Nel frattempo mi sono documentato e ho verificato. E' un editore EAP. A questo punto mi vengono da dire solo due cose.
      a) Di cosa stiamo parlando?
      b) Questi sono i veri danni dell'editoria EAP, inflazionare il mercato di volumi non meritori – o comunque scarsissimamente/per nulla curati – che rubano attenzione e spazio a testi che meriterebbero.

      Badate che lo affermo da conoscitore per esperienza personale diretta del fenomeno. Pur non avendo pagato porto le stimmate su di me. Bruciano ancora.

      Marco Proietti Mancini

    • C'è anche da dire che comunque i volumi pubblicati tramite editoria a pagamento non è che poi godano di chissà quale distribuzione. Sfido chiunque ad entrare in una qualsiasi libreria, anche fornitissima, e trovare il libro della Donati. Tanto che, per farsi leggere, ha dovuto indire un contest letterario (se non erro… non vorrei che venisse a bacchettarmi dicendomi che parlo di cose che non conosco). 😛

      Comunque, in effetti, ma di che stiamo parlando? Il web è pieno di persone che se la tirano un casino, per niente umili.

    • Sì, vista la distribuzione l'EAP è più che altro un danno all'ignara (?) vittima pagante.

      (anche se nella Feltrinelli della mia città tengono esposto tra le novità un romanzo edito Albatros…)

  23. Bah. Mi sono fermata a metà commenti e di una cosa sono sicura: il blog della signora Lucia Donati è l'ultimo dove andrò a cercare consigli sul modo migliore di scrivere, fossero anche consigli sul come si scrive una lista della spesa. Invece continuerò a leggere questo blog. Sarà un piacevole diversivo e un buon modo per capire con chi applicare il buon vecchio 'se li conosci, li eviti'.

  24. Mi pare che qui si stia cercando di sviare il problema che non è l'apostrofo nel "qual è" (che scappa anche ai "grandi" ma ormai è più un errore di distrazione che altro e soprattutto non serve nemmeno l'editor per correggerlo ma basta il correttore di Word). L'assoluta incapacità a comporre frasi in lingua italiana invece è tutta un altro paio di maniche. E per quella no, l'editor non basta, ci vuole come minimo l'esorcista.
    Detto questo di autrici e autori come la Lucia Donati ce ne sono a bizzeffe. Io per esempio ho avuto a che fare con la Madonna e vi assicuro che a spessore e qualità espressiva se la giocano…
    (Per chi volesse un assaggio http://lauraplatamone.com/2012/02/09/scrittorini-no-grazie)
    In ogni caso qui si tratta di un'autrice a pagamento SERIALE non una sprovveduta che si è ritrovata nella rete per scarsa informazione o altro. Lei lo fa perché è l'unico modo che ha di divulgare i suoi penosi scritti. E questo non è un male. Questo è IL MALE.

  25. A me piace tantissimo la frase letta sul blog: "Ricordate che se c'è un fine c'è anche un recinto, a volte utile, altre volte dannoso per la libertà di creare".
    E' una cosa stupenda, un'intuizione – al di là del recinto, di cui mi sfugge la funzione, ma ci sta bene – rivoluzionaria che metterà in crisi i maggiori critici letterari mondiali; un'intuizione che verrà sviluppata in tomi e tomi studiati in tutte le scuole.

    Mi piace tantissimo anche il blog su sfondo nero, da leggere con il visore notturno; poi mi piace tantissimo anche il racconto di quei due che posteggiano vicino al cimitero e vanno al mare, dove dormono quasi tutto il giorno. Un cimitero un po' allegro e un po' freddo. Bello, qui ci scappa il Nobel. Non mi dilungo sulle considerazioni circa l'opportunità o meno di pianificare la scrittura, perché farei la figura delle'elefante nel negozio del Signor Swarowsky.

    Però, passando al libro tanto aspramente quanto ingiustamente incriminato, l'apice che mi ha lasciato a bocca aperta è la frase: "L'idea di cercare questo meccanismo che rivelasse un segreto irrivelabile diventò irresistibile".
    Un arguto calambour, uno squisito scioglilingua che ingenera un'ipossia generalizzata irreversibile, inalienabile, incontrovertibile, insuperabile e irrimediabile nel lettore, che quindi sviene sviene.

    Poi c'è anche: "… mi recai con un passo spedito verso 'la' stanza".
    Quell'"un" dà l'idea di una persona che saltella su un piede solo (il che è normalissimo, ognuno in casa propria va come gli pare, io ad esempio saltello sempre su un piede solo, a volte cammino a quattro gambe, altre rotolo, tanto chi mi vede, sono solo in casa, e spesso entro anche nelle stanze dove non c'è nessuno e mi scuso con i mobili).

    Altroché, questa è un'ottima scrittrice.

    • Incuriosita dai commenti, mi sono precipitata (potrei quasi dire "con "un" passo spedito) sul blog dell'autrice, curiosa di poter assaggiare qualche riga.
      Sono inciampata (con "un" passo spedito bisogna stare attenti a volte) in quel racconto che tu, Mario, citi; quel racconto al cimitero, di cui ammetto ho saltato qualche riga a piè pari (qui ho pensato bene di usarne due di piedi, non uno solo), non per la foga di arrivare al finale, ma per l'incomprensione (chiedo venia all'autrice) di alcuni (significativi?) passaggi.
      Qui le domande che sorgono spontanee non so nemmeno quantificarle.
      Non sono una critica letteraria per cui non mi permetto di dare giudizi tecnici. Ma sono una lettrice e semplicemente amo la buona scrittura che considero uno dei beni più preziosi che possiamo avere. E così come molti di noi sono animati dallo spirito di difesa dei beni che ci circondano, siano essi naturali, architettonici, culturali, ci dovrebbe essere, a parer mio, un movimento per la tutela della buona scrittura. E certi obbrobb(b)ri andrebbero estinguendosi, a favore della sopravvivenza e continuità del buon leggere.

  26. Ringrazio tutti quanti per gli interventi. E' chiaro, come sostiene l'autrice del blog recensito, che i vostri pareri non sono obiettivi: ieri ho preso un caffé con Fabio Viola e M. Proietti Mancini, Mario Borghi è mio cugino, Julka mia sorella, Giampiero Cordisco mi fa sempre sbirciare aggratis i suoi quotidiani, abeaS e Lepaginestrappate frequentano con il sottoscritto l'osteria sotto casa mia.

    • Io non ti conosco e non ho letto il libro della donati ma da quello che hai pubblicato non posso che darti ragione. Scrivo anch'io, forse non in maniera eccellente, ma quando lo faccio ho a portata di mano uno strumento indispensabile: l'autocritica. Lo scrittore non nasce scrittore ma portatore sano di emozioni. E' solo dopo un percorso travagliato, fatto di correzioni continue, cesellature e limature che si riesce ad indirizzare la propria emozione su binari corretti. E' solo al traguardo che si può parlare di scrittori o di imbrattatori seriali di pagine bianche. Consiglio per la donati : scrivere non significa riempire di inchiostro delle pagine per pubblicare ad ogni costo. scrivere significa dare voce a un sentimento nascosto che può venire alla luce solo attraverso le parole. La scrittura è il mezzo di cui ci si deve servire per comunicare qualcosa e per comunicare non abbiamo bisogno di arzigogoli o “stilismi” autoeferenziali.

  27. Io non metto in dubbio l'incredulità del lettore, come quella del presunto editore e del fantomatico editor… ma… tremo a pensare che si possa scrivere così in italiano. Le virgole, quegli arzigogoli goffrati che rendono la lettura un piacere, sincopando la frase tra mille amenità… che fine hanno fatto? Sono state spruzzate sul testo a caso? Non sono un genio della letteratura, ma ho difficoltà a capire la suddivisione della frase tra virgole, due punti e punto e virgola…

  28. Chiedo scusa per l'incursione…sono un'umile consumatrice/mangiatrice di libri e voglio ringraziare chiunque ha commentato questo post e Alessandro stesso perchè mi sono divertita tantissimo! Non è uno scherzo nè una presa in giro, è veramente interessante…ho scoperto oggi questo blog e so già che lo seguirò (in modo incoerente, com'è nella mia natura) come seguo quello di Gaia e altri con questo stile. Imparo un sacco di cose da questi post e dai commenti agli stessi!

  29. Come ho scritto in risposta al post di Mario, ho avuto la tentazione dare un'occhiata al blog dell'autrice per poter leggere qualche sua riga.
    Una nota che può sembrare marginale (e non ha la pretesa di non esserlo): pensare di poter dare dei consigli sulla lettura scrivendo i propri post in nero su sfondo marrone credo rappresenti esattamente una disattenzione nei confronti del lettore.
    Non sono una critica letteraria e non mi permetto giudizi sulla scrittura (non mi permetto di scriverli, ma di pensarli si, eccome) ma un paio di nozioncine di grafica le ho infilate nel mio zainetto della conoscenza in questi anni di lavoro. Dunque, gentile Lucia Donati, non me ne voglia se, da lettrice, mi permetto di dirle che ho provato un leggero fastidio nel tentare di leggere i suoi post. Se mai la invitassi nel mio salotto a prendere un the, uno dei prossimi pomeriggi, e lei accettasse, stia pur sicura che non la farei sedere su una sedia scomoda, non le chiederei di bere il te da una tazza sporca e non le offrirei i biscottini scaduti. La metterei a suo agio, mi creda. Faccia lo stesso con i suoi visitatori. Gli stessi, e i loro occhi, la ringrazieranno.

  30. "L'idea di cercare questo meccanismo che rivelasse un segreto irrivelabile diventò irresistibile"

    Sarà che ho la r moscia, ma la pesantezza di questa frase mi dice che è meglio che io non legga questo libro.

    Setto questo, sono una lettrice, NON una scrittrice nè una recensitrice.

    Seguo un altro blog di satira libraria, e penso che comincerò a seguire volentieri anche questo. Complimenti ad Alessandro per lo stile, e complimenti alla siora Donati per il poco stile… Direi a dir poco deprimente questa serie di arrampicate sugli specchi nei commenti (mi scuso, ma non sono arrivata a leggerli tutti per questioni di tempo 😀 ). Le critiche devono sempre essere costruttive in qualsiasi ambito, soprattutto quelle negative!

  31. Alla fine di questo poco edificante quadretto, non saprei dire se la signora Donati ha più bisogno di lezioni di scrittura o di umiltà.

  32. Comunque non serviva una recensione. Bastava postare le frasi del testo e chiedere: «Ma comprereste un libro scritto così?» La risposta sarebbe venuta spontanea dai lettori.

  33. Non entro nel merito della discussione, cioè non voglio dare la mia opinione su quello che ho letto in stralcio del libro, ma voglio dare un consiglio all'autrice. Bastavo solo dire: accetto la tua opinione e cercherò di migliorare. Il mio 2013 è cominciato con una querela per una presunta diffamazione a un autore emergente che si è sentito offeso e diffamato perchè ho detto che il suo libro… "diciamo"… non era proprio un buon libro. Detto ciò… dopo le sciolinate di altre recensioni positive, di 2 libri all'attivo e di vari premi vinti… mi ha gentilmente chiesto di modificare la recensione o toglierla dal mio blog+fb altrimenti mi avrebbe querelato. Non lo farò mai… è la mia opinione, il mio pensiero e non sono stata per nulla offensiva. Rendiamocene conto .. la rete è una piazza dove tutti devono essere liberi di dire la loro anche di fronte a Stephen King o Leopardi. Poi ci penseranno tutte le altre recensioni positive a riportare sul piedistallo i bravi autori. UMILTA' e senso di critica!…Ciaooo

    • Ma come sarebbe, una querela per diffamazione per una recensione negativa? Ma qui stiamo arrivando alla negazione dell'articolo 21 in nome dell'ego dell'autore. Stiamo scherzando?

  34. Scriveva Anna Maria Ortese nel 1957:
    “Si capisce così, data questa tendenza degli italiani a concepire lo scrivere come un piacere, perché da noi tutti scrivano e nessuno legga, (…); si capisce perché la nostra letteratura sia in genere un soliloquio, uno sfogo forbito oppure curioso, mai un’autentica voce, un richiamo, un grido che turbi, una parola che rompa la nebbia in cui dormono le coscienze, il lampo di un giorno nuovo. Noi scriviamo per piacere a noi stessi, nel migliore dei casi; nel peggiore, agli altri: quando avremmo bisogno ogni giorno di ripeterci che siamo la più fastidiosa espressione della nullità, nella più arretrata e insignificante delle nazioni.
    (Ripubblicato in “Da Moby Dick all’Orsa Bianca”, Adelphi 2011)

  35. non vorrei riaprire una discussione chiusa definitivamente, ma non saprei dove commentare una frase letta qui.
    posto che tutto ciò che si dice sul libro in questione sia vero (non so, non ho letto e quindi non parlo), posto che sono d'accordo sul fatto che le critiche al nostro fare vadano accolte senza crisi isteriche, posto che l'impressione mia è stata che più che la critica in se stessa sia stata l'allusione alle funzioni intestinali a far inorridire l'autrice, posto che evidentemente la stessa non aveva mai letto un solo post di questo blog altrimenti avrebbe potuto immaginare cosa poteva succedere… posto tutto ciò e tutto il resto, non riesco proprio a trattenere una osservazione che vuol essere anche una domanda, completamente scollegata al libro in questione… e se la domanda non la avete capita da soli dalle frasi lunghe lunghe luuuuunghe, la ripeto in chiaro. ma chi l'ha detto che si deve scrivere come si parla? una delle cose belle e ricche della lingua italiana è proprio questa: esiste la lingu aprlata, esiste la lingua scritta, esiste la lingua formal/professionale, esiste la lingua ufficiale. avrà problemi e fastidi un giovane editor quando si trova in presenza di troppe d eufoniche… ma una vecchi alettrice come me,trova esteticamente belle, non solo da leggere, ma anche da guardare quelle belle d eufoniche. perchè dobbiamo piegare il nostro scrivere ed il nostro leggere alla imperante legge del fast-food? a me sembra una perdita, una grave perdita. chiudo con un "tvb ale" o con un "imho", a scelta.

  36. mi auto-rispondo…
    "il nostro scrivere ed il nostro leggere" con quella "d" rimarca una unione di due cose distinte, a mio parere con un effetto diverso da "il nostro scrivere e il nostro leggere", che unisce anche foneticamente due concetti, due azioni che invece sono ben disgiunte.

    viceversa, non avrebbe senso scrive "bevve il caffè ed all'improvviso", proprio perchè la "d" rallenta, disgiunge. ovvio che in questo caso dovrà essere "bevve il caffè e all'improvviso".

    insomma, le "d" vanno usate con criterio, ma il criterio non è tanto quello della vocale con cui inizia la parola successiva, quanto quello del significato.

    entrò nella stanza e i cugini si ammutolirono. (si)

    entrò nella stanza ed aprì la finestra.(si)

    entrò nella stanza ed alle sue spalle la porta si chiuse da sola.(mha…)

    entrò nella stanza e, alle sue spalle, la porta si chiuse da sola.(mha…)

    in quest'ultima frase, la virgola fa lo stesso effetto della d e quindi lascia perplessi, inserisca una interruzione che non ci sta più di tanto.

    ovviamente, imho.

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