Lettera a Michele Brambilla


Egregio Dott. Brambilla,

 

sono un lettore qualunque che, grazie a un’amica, è venuto a sapere del Suo articolo intitolato “Fabio, il Volo del successo”. In sostanza, Lei definisce rosiconi i detrattori delle opere di Fabio Volo, in quanto ai critici e agli scrittori di minor fortuna – vale a dire quasi tutti gli scrittori – uno che vende sei milioni e mezzo di copie provoca il mal di fegato. 

Lei ha usato un’espressione meravigliosa all’inizio dell’articolo: c’è un intruso al comando della classifica dei libri più venduti. Si sbaglia, mi creda. Nella classifica dei best seller son proprio gli scrittori a esser diventati degli intrusi. Le confesso che anch’io inizio a sentirmi un intruso quando entro in libreria e le prime opere che mi trovo davanti sono le ricette di Bigazzi e della Parodi.
Io non sono invidioso del successo di Fabio Volo, pur rientrando nella categoria di persone che ritengono i suoi libri dei prodotti dal valore artistico quantificabile solo ricorrendo ai numeri relativi. Il fatto che Lei mi dia del rosicone è offensivo, fastidioso quanto lo è un giornalismo divenuto – al pari della politica italiana – uno strumento di delegittimazione dell’opinione altrui.

 

Lei crede davvero che sia il talento a far vendere libri in Italia? Se così fosse, l’editoria in crisi non avrebbe bisogno di ricorrere a delle figurine per fare delle vendite decenti. Con un grosso gruppo editoriale alle spalle, un’ossessiva campagna di marketing e uno staff di cinture nere di editing a sua disposizione, persino Bruno Vespa potrebbe scrivere dei best seller. Ah, no, lo fa già.Vendere non vuol dire avere talento. La bravura consiste nel creare qualcosa che perduri. Mi perdoni la demagogia musicale, ma credo che mister ottomilionididollariincinquemesi – il tizio di Gangnam Style – non sopravviverà artisticamente a De André.

 

Io non credo che Nicole Minetti sia diventata consigliera regionale per il suo talento nel fare politica. Posso sbagliarmi, ma Le assicuro che l’unica cosa che le invidio è la laurea in igiene dentale (non per dispensare servizi extra al politico di turno).
Smettiamola di abusare del termine talento, per favore. Smettiamola di accusare ogni critica di faziosità, altrimenti dovremo iniziare anche noi a ritenere tendenziose le interviste volte a tessere le lodi di questo o quel personaggio pubblico, che non entrano mai nel merito delle critiche pur non lesinando etichette negative a chi le ha sollevate.
Nella mia opinione di persona sfuggita per puro caso all’analfabetismo, il Suo articolo sul successo di Fabio Volo potrebbe rientrare a pieno titolo in un’enciclopedia delle cazzate sviolinate giornalistiche, con prefazione di un mezzobusto caro a Rete 4 che definiva comunistardi gli oppositori della fazione politica del suo capo.
Non mi sarei mai aspettato di trovare, in uno spazio dedicato alla letteratura, un attacco immotivato al mio status di essere pensante e libero di esprimersi. E’ successo. Ne prendo atto, considerandomi un intruso anche da quelle parti. Come un Fabio Volo qualsiasi al Festival della Filosofia.


Cordialmente,
Alessandro Cassano

 

34 Commenti

  1. Lettera meravigliosa.

    (Tuttavia con fastidiosa e non richiesta puntigliosità mi sento di fare una precisazione relativamente al passaggio in cui scrivi "valore artistico quantificabile solo ricorrendo ai numeri relativi". I numeri relativi sono tutti i numeri interi. Anche un milione è un numero relativo. Il senso che volevi trasmettere è sicuramente "valore artistico bassissimo", quindi l'espressione non è adatta. Probabilmente una più adatta potrebbe essere "numeri immaginari" o "numeri infinitesimi".)

  2. Io non giudico come scrittrice ma come lettrice che esige prodotti di qualità. Ma oggi anche il libero arbitrio è un lusso. Menomale che c'è chi si ribella!

  3. Grazie infinite di questa lettera.Le reazioni scandalizzate dei volisti sono diventate una specie di prova del nove populista: da un lato, chi sparge l’etichetta “intellettualoide” su tutti come i semi di papavero. Dall’altro, le persone con un intelletto. (Poi mi verrete a dire, non è una lotta equa…) E non ci può sorprendere la presa di posizione della Brambilla. Proprio in questi giorni stiamo assistendo ad uno dei più grandi (e deprimenti) “casi” letterari del momento: la nuova “fatica” (prevalentemente per il lettore) di Vespa, dove tutto il macchinario della pubblicità (e dei soldi) si auto-alimenta con le presenze televisive e mediatiche. È ovvio che la vedrebbe così la Brambilla. Mica ricopre il suo incarico per puro talento… Come hanno detto recentemente all’incontro ad Urbino: Ormai si fanno libri solo per chi non legge più.

  4. Come dicevo nel post di Giramenti…oramai lassù, nei salotti da cui presumibilmente Fabio Volo viene cacciato, oramai si fa a gara chi è più amico di FV. Quanti articoli (loro li chiamano così) ancora dovranno esistere scritti su questo questo pseudo-scrittore?

    >>Con un grosso gruppo editoriale alle spalle, un'ossessiva campagna di marketing e uno staff di cinture nere di editing a sua disposizione, persino Bruno Vespa potrebbe scrivere dei best seller. Ah, no, lo fa già.

    Parole sante. Ma davvero, con una macchina come Mondadori uno come Fabio Volo, che è davvero alla portata di tutti (analfabeti compresi: "se io sarei", ma sul serio…), come fa a non vendere milioni?

    Però certo, siamo tutti "rosiconi".

  5. Domanda: io che non faccio parte di "critici e agli scrittori di minor fortuna – vale a dire quasi tutti gli scrittori", visto che faccio il bassista, posso criticare Fabio Volo?
    Che poi io non ce l'ho con lui: ce l'ho con chi lo difende e lo mette su un piedistallo, e con chi lo considera uno scrittore di talento. Lui per me può fare quello che vuole, e con tutti gli errori di grammatica del caso.

  6. Grande Alessandro. Di solito non mi faccio mai "rappresentare" da nessuno, ma in fondo alla tua lettera ci metterei molto volentieri anche la mia firma, senza bisogno di aggiungere granché. Anche perché l'editoraglia italiota e il "giornalismo" (ahah!) ad essa collegato non è che meritino molte parole: ne hai già sprecate fin troppe tu!!!!

  7. Che dire…ben detto! Che non se ne può di sentirsi dare dei rosiconi o intellettualoidi o pallosi o alternativiatuttiicosti perchè si critica la scrittura pessima di una serie di libri tutti uguali (e l'ho letto io uno, eh! che mica critico solo per intuito o perchè lo fa chi mi sta simpatico, poi di qualche altro ho letto solo qualche pagina, è la fortuna di lavorare in libreria..). A me poi Fabio Volo sta pure simpatico, mi piaceva ascoltarlo a radio dj, ma il fatto che ormai i suoi libri, sempre pronti sul pezzo per gli acquisti di Natale, siano già un successo garantito a prescindere, la dice lunga sul contenuto.

  8. Ho letto molto volentieri. La "lettera" è ottima. Tuttavia, il giornalismo non è solo "uno strumento di delegittimazione", ma è un notevole canale pubblicitario per gli editori e di leccaculismo per se stessi. Il tal imbrattafogli fa una recensione su una testata importante, parla benissimo del barattolo di parole per due ragioni utilitaristiche: 1. l'ufficio stampa dell'editore gli manda le novità (il cui costo è compreso nel prezzo che pagheranno gli ignari lettori); 2. prima o poi, il giornalista ruffiano manderà il suo plico di insulsaggini intimiste all'editore. E sappiamo bene che di signori ruffiani è pieno lo stivale, quello geografico s'intende. @re_wording

  9. Anonima ha scritto: "…Io non giudico come scrittrice ma come lettrice che esige prodotti di qualità."
    Come buongustaio esigo piatti di qualità. E che vuol dire? Se sei una lettrice di qualità io credo che comprerai testi di qualità (quelli che per te e la cerchia che frequenti sono ritenuti tali), non vedo per quale motivo ti dovresti "indignare" se voglio mangiarmi un panino da McDonald o leggere il signor Fabio Volo.
    Il termine "ESIGE" la dice lunga sul tuo grado di democrazia letteraria.

    Anonimo Oscar.

  10. Be' volendo proprio sforzarsi di spezzare una lancia a favore di Volo, c'è da dire almeno che non ha la faccia di bronzo di spacciarsi per un vero scrittore. In fondo forse neanche lui si prende troppo sul serio. Più che altro è il giornalista che insiste nel volergli appioppare addosso chissà quale misterioso talento letterario, e solo perché è diventato un fenomeno editoriale. Seguendo questa strana logica allora anche i bambini di Io speriamo che me la cavo sono altrettanti piccoli geni letterari (e lo erano comunque più di Volo)…

  11. Ciao a tutti e grazie mille per i commenti e gli apprezzamenti. Questo post è stato condiviso da tantissime persone che si son riconosciute nelle mie parole, e questo mi fa seriamente preoccupare: non è che iniziate a prendermi un po' troppo sul serio? 😉

    • ti consiglio di rimediare subito con un post-cagata per fugare ogni dubbio circa una tua possibile conversione alla serietà 😀

  12. Grazie per questo post,
    Non ho letto Volo ma questa intervista mi basta e avanza.
    Certo "se io sarei in lui", visto che anche se non lo dico "conosco a memoria gran parte della divina commedia" mi degnerei di prendere confidenza con un altro libro, la Grammatica Italiana.
    Ma alla fine lui non ha fatto altro che scrivere i suoi libri, comportamenti come quello del Brambilla sono inaccettabili, sfruttano l'ignoranza e la buona fede dei lettori.

  13. Senza dubbio siete tutti dei "rosiconi"; non capite l'arte! Ops, ho sbagliato post…

    P.S. non sapete che fatica deve essere riuscire a scrivere libri con uno: "[…] stile volutamente semplice, diretto e chiaro tipico di Volo". Tratto dall'articolo di Andrea Bressa, apparso su Panorama.

  14. Beh… a dire il vero ci sono anche certi blogger autorevolissimi che perdono la loro più che opportuna e paracula facciata di cordialità olimpica non appena gli si chiede anche solo il "perché" di una peraltro orrenda canotta gialla. Teniamone conto eh… bastardi.

  15. Ciao Attilio,
    avevo cercato anche un tuo contatto sul tuo blog, ma non ne ho trovati. Scusami per la cancellazione, ma eventi recenti (vedi il caso "Writer's Dream") insegnano che il proprietario del sito/blog viene considerato responsabile per eventuali offese/calunnie presenti nei commenti, e nel tuo c'era un'offesa diretta al giornalista (siamo dei rosiconi, ok, ma non abbassiamoci a certi livelli).
    Non sono uno che ama le censure e credo di aver eliminato sì e no due commenti nei cento e passa post di questo blog. Se si offende il sottoscritto non c'è alcun problema, non sono un tipo permaloso. Ma se devo beccarmi una querela per diffamazione da qualcuno, preferisco che avvenga per parole dette da me e non da una terza persona 😉

  16. Esistono due categorie di critici: quelli che si elevano a detentori della cultura, e quelli che per distinguersi si elevano a detentori di tutto e il contrario di tutto.

    Purtroppo, Alessandro, la veritá è che oggi vale tutto.

    Lo ripeto: vale tutto.

    Se una velina spiattella pubblicamente il fatto che ha posato nuda per un calendario solo per soldi, ci sará sempre una buona parte di (giornalisti?) che la etichetteranno come (in ordine casuale):

    Non ipocrita.
    Furba.
    Intelligente.
    Sincera.
    Vera.
    Empatica.

    Oggi – se sai come proporti – tutto diventa un "valore" e tutto diventa relativo. Anche il calendario sulla cacca del tuo gattino.

    Infatti il vero problema non è Fabio Volo. Francamente non ho mai provato invidia per lui. Semplicemente rientra in quella cerchia di scrittori che non stimolano il mio immaginario di lettore. Tutto qui. Semplice? Semplicissimo. Facile? Facilissimo (come ha detto Antonio Conte nel corso di una conferenza stampa).

    Quando scrivo nel blog non me ne frega un cazzo di "evangelizzare" il mondo, tantomeno quando scrivo un racconto o un romanzo. Nè tu, nè io, nè Fabio Volo vogliamo piacere a tutti. E neanche possiamo.

    Il vero problema è che – appunto – oggi vale tutto. E quindi affermare che Fabio Volo non è come De Lillo ti fa passare come il solito lettore criticone o critico frustrato.

    Vale tutto.
    Anche il poker fatto con dieci carte in mano.

  17. beh, gli imperi editoriali si reggono su un sistema feudale fatto di conte e marchette, la cosa non deve stupire.

    ciò che più mi preoccupa, personalmente, è la sempre maggiore pervasività di quel modello, che ha ampiamente superato i confini degli imperi editoriali, sino a raggiungere le più disperate e macilente tribù nomadi.

    per un Fabio Volo ci sono almeno 1000 Giongiommo Sticazzi pronti a propinarci insulsaggini della medesima risma passandole per qualcosa di diverso e migliore, taluni persino con un certo successo.

    Come disse il sommo poeta: tutto ciò è grottesco.

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