La molla che spinge a fallire: ciò che un autore dovrebbe evitare.

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Per una volta, vorrei parlare seriamente di scrittura. Negli ultimi mesi ho ricevuto dozzine di mail da parte di autori in cerca di pareri sui loro scritti. Alcuni hanno richiesto esplicitamente una stroncatura su Obbrobbrio (cosa che mi sembrerebbe una marchetta), altri desideravano semplici consigli. Non ricordo, tra quelli ricevuti, un solo testo che mi sia piaciuto.


Sono certo di non avere le competenze di uno Scrittore o di un editor, ma ritengo più probabile che il vostro libro venga acquistato da un povero stronzo come me, piuttosto che da Terry Brooks. Le seguenti considerazioni non vogliono insegnare qualcosa. Non è un elenco, nessun punto e virgola. Prendetele come un forse non tutti sanno che.
  • Chi apre il vostro libro non è un tizio la cui unica funzione è sorbirsi la vostra robaccia e riconoscere che ce l’avete più lungo.
  • A nessuno frega un cazzo se scrivete ascoltando Wagner, se per farlo vi alzate al canto del gallo o lo fate nella notte, sorseggiando litri di caffè. Siete e sarete nessuno, fino a quando per voi non parleranno i fatti. Scendete da quel piedistallo.
  • I manuali di scrittura creativa non vi salveranno se siete analfabeti.
  • Chiudete la bocca e imparate ad ascoltare. Mettere da parte l’egocentrismo può aprirvi un mondo: quello delle esperienze altrui.
  • Se siete a caccia di attenzioni, guadagnatevele con modestia e sudore di fronte. Il web è così pieno di spammatori seriali che è facilissimo individuarli. Quando vi mettete in vetrina non dimostrate grande autostima, anzi: la sensazione è che parliate bene di voi stessi in quanto nessun altro lo farebbe al vostro posto.
  • “Non annoiare il lettore” non vuol dire fare numeri da circo.
  • Utilizzate un registro linguistico commisurato alle vostre competenze. Se vi sforzate come uno stitico per cagare frasi auliche, siate ben consci che i vostri lettori non saranno altrettanto masochisti.
  • Nessuna campagna di marketing renderà meno ciofeca il vostro libro.
  • La capacità di accettare e comprendere le critiche è il metro della vostra maturità.
La molla che spinge a fallire è quasi sempre dentro di noi: è quell’impulso irrefrenabile a mingere fuori dal vaso, proiettando all’esterno ologrammi di ciò che vorremmo essere o realizzare, spacciandoli per ciò che siamo e che abbiamo realizzato. Il vero problema sorge quando sopraggiunge l’autoconvinzione, che porta a divenire autoruncoli scarsi quanto permalosi. Gente che dovrebbe andare in terapia di gruppo. Di questo, però, vorrei parlare nel prossimo post.


19 Commenti

  1. lo so che lo dico da libraia per cui potrebbe sembrare di parte ma secondo me bisognerebbe mettere un obbligo: chiunque voglia far leggere il proprio libro prima deve dimostrare di averne letti almeno una 20tina nell'ultimo anno. e mi tengo bassa.

    • Tempo fa avevo proposto una cosa del genere, ovvero: pubblicare un libro solo se si può vantare un rapporto libri letti/scritti di 50 a 1.
      Però leggere tanto vuol dire poco e niente, se si legge robaccia o se non si comprende a fondo ciò che si legge.

  2. Gran bel post Alessandro. Depurato dall'ironia di sempre, che comunque apprezzo, rende anche di più. Consigli sentiti e condivisibili. Peccato che non sia un elenco, perché tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero attaccarlo davanti al proprio computer, in bella vista, e buttarci un occhio di tanto in tanto. Io per primo, certo.

    Anche se ti leggo da poco, diciamo un annetto incostante, diversamente da chi semplicemente getta merda alla categoria degli aspiranti scrittori – spesso quegli stessi aspiranti scrittori che proprio non riescono a vedere se stessi negli altri – tu ci aiuti (parlo per me, ma credo che si possa allargare anche ad altri) a non cadere troppo in basso. Voglio dire, anch'io ho una pagina facebook che uso per avere maggiore visibilità. Anch'io ho un profilo twitter per lo stesso motivo. Anch'io posto i miei racconti qui e là nella speranza di sentirmi dire bravo. Siamo uomini, quindi pieni di difetti per definizione. In questo non ci vedo nulla di male. C'è però una soglia invalicabile, oltre la quale non si sta semplicemente peccando (di vanità, di egocentrismo, di ottusità, ecc.), ma ci si rende ridicoli. Senza mitizzare niente e nessuno, mi piace che di tanto in tanto ci sia qualcuno che lo faccia notare. A modo tuo, lo fai.

    Quello che dici nei tuoi post, generalmente, non è semplice denigrazione gratuita. Fosse così avrei smesso di leggerti da tempo. In quello che dici, invece, ci sono validi consigli per chi ha voglia di capire. La cosa mi piace.

    • Ti ringrazio per le belle parole. In passato qualcuno ha sostenuto a gran voce che questo fosse un blog "contro gli scrittori".
      La scrittura è una cosa bellissima, e c'è tanta gente che ne parla più o meno seriamente. Io non voglio (e non potrei) certo dar lezioni, però a modo mio cerco di ironizzare sugli atteggiamenti e sugli errori di chi, in qualche modo, questa "cosa bellissima" tende a sporcarla, a farla affondare in un mare di pregiudizi.

  3. Alessandro, è un decalogo che qualunque aspirante scrittore dovrebbe stampare e appendere vicino allo specchio del bagno.

    Io ho un rapporto strano con i social: dal momento che li utilizzavo già prima di riaprire il blog e di mettermi a scrivere, non è cambiato un cazzo. Non li uso per pubblicizzarmi ma per divertirmi e a volte mi dimentico che esistano. Forse dovrei essere un po' più professionale in questo.

    Idem per i racconti online: siccome i miei scritti sono piuttosto datati e, dopo aver ripreso, mi sono concentrata sul romanzo, non ne ho molti in giro. Me li tengo stretti augurandomi che nessuno li legga mai. Mi concentro sulla mia crescita e su ciò che produrrò da adesso in poi.

    Bello il consiglio di aprire la mente: se uno scrittore non sa guardare oltre il proprio naso, può scrivere esclusivamente di se stesso. Sono stufa di vedere gente che mi dice "Hey, voglio mettermi a scrivere una cosa autobiografica"… Mi trattengo a stento dal rispondere "ma fottiti, pensi di essere così interessante?" 😉

    • La trappola dell'autobiografia è il tipico male degli esordienti, lo stesso motivo per cui il 90% degli autoruncoli che non scrivono fantasy pongono al centro delle loro storie un tizio che scrive.

      Per quanto riguarda i social, credo che gestirli "in modo professionale" sia il miglior modo per farsi il vuoto intorno.

    • Mea culpa: nella trappola autobiografica anni fa ero caduta anche io. Sono uscita dal tunnel e ne sono fiera. Ringrazio il cielo che certe boiate non siano mai uscite dal mio computer.
      Spero che dopo questo outing mi parlerai ancora. Adesso i presunti biografi mi irritano 🙂

    • guardare la storia dal punto di vista di un personaggio del tutto differente da noi stessi è sempre difficile. Forse è per questo che si tende a scegliere la via più semplice, distaccandosi il meno possibile dalla propria personalità.
      Detto questo, preparo la gogna.

    • L'autobiografia per parlare di sé stessi è sempre da evitare (a meno che non si sia un personaggio famoso o comunque seguito per qualche motivo), ma ha senso se però si ha da raccontare qualcosa di specifico in cui altri potrebbero riconoscersi o su cui potrebbero avere delle curiosità (non so, dico a caso, raccontare una malattia, un evento, un percorso…). Certo che se si racconta la banalità del quotidiano diventa abbastanza noioso, a meno che non la si sappia elevare dal contingente all'universale, o meglio, a meno che non si sia uno strafottutissimo genio.

  4. Io ho notato che più si è incapaci di scrivere decentemente, più parole si impiegano per esprimere pensieri o concetti semplici. Naturalmente in questi casi la lettura diventa un sacrificio immane (se non ne puoi fare a meno). Poi ci sono quelli che per riempire più pagine ricorrono al punto e a capo con una frequenza inaudita. Ma nessuno pensa che se si ha poco da dire o se non si è portati alla buona scrittura sarebbe preferibile astenersene!

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