Il congiuntivo e altri metodi di tortura

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Li chiamano modi dell’incertezza. Quella di chi li utilizza, costretto a spremersi le meningi fino a scoppiare. Congiuntivo e condizionale, questi strumenti di tortura così crudeli da far apparire, in confronto, l’elettroshock e vergini di Norimberga degli innocui trastulli infantili.
Laddove l’indicativo semplifica, rassicura, coccola l’essere umano rendendogli agevole la comunicazione, una protasi al congiuntivo o un’apodosi al condizionale  – oltre a suonare come malattie infettive – mirano a distruggere la sua fiducia in se stessi trasformando la costruzione di una semplice frase in un vero e proprio campo minato.
A causa di questi maledetti social poi, migliaia di incauti utenti colpevoli d’aver sbagliato una coniugazione vengono ogni giorno messi alla gogna, umiliati, presi a insulti da una massa di talebani del cazzo autoproclamatisi difensori della lingua italiana.

In tutto questo marasma, l’indicativo continua con caparbietà e modestia a costituire quel grembiulino nero (o blu) capace di ricoprire gran parte delle disparità sociali, ad agire da collante linguistico in un Paese dalla popolazione che sembra ormai suddivisa in due gruppi: gli ignorantoni e i nazisti della grammatica, quelli che stanno alla comunicazione come Giovanardi alle politiche giovanili.
Alla luce di tutto ciò, voglio diffondere un appello: boicottiamo congiuntivi e condizionali! Salviamo la praticità della comunicazione prima di caderne vittime. Una lingua complessa crea divisioni, discrimina, rompe il cazzo. Un po’ come le religioni.
La prossima volta che prendete per il culo qualcuno che ha sbagliato un verbo, ricordate: i prossimi potrebbe essere voi.

 

18 Commenti

  1. Io stavo leggendo un libro edito da una famosa casa editrice e tradotto da un altrettanto rispettabilissimo traduttore, a un certo punto, testuali parole, leggo: "ci sono cose che dimentichi naturalmente e altre che non riesci a dimenticare nemmeno se lo vorresti." Ora, ancora sotto shock (è successo la settimana scorsa) mi domando: il traduttore era andato a ubriacarsi con l'editor e quindi questo mancato congiuntivo è sfuggito a entrambi oppure posso davvero iniziare a organizzare la festa di addio all'italiano?

  2. Il congiuntivo frega sempre tutti, purtroppo per te, il traduttore ha ragione. Anch'io avrei preferito – come suono- "nemmeno se lo volessi". Andiamo a farci una birra, Cri.

  3. Proprio oggi stavo riguardando una pagina su cui ho avuto molti dubbi a riguardo dell'utilizzo del congiuntivo. Quando posso scrivo all'indicativo. La frase è : "La mia ormai ex mi spiegava che era inutile stare ancora con me ma che fosse pure uno spreco di tempo anche star sola; ben presto vomitava la verità (…)" – Ho scelto questa formula in quanto, nel periodo è chiaro che lei conosce molto bene lui ma non l'uomo con cui si vuol mettere. Avrei potuto tranquillamente usare il congiuntivo o l'indicativo per entrambi i verbi ma ho scelto di fluidificare senza ripetizioni. È un parere personale, chiaramente avrei potuto, con qualche 'artifizio' assolutamente regolare, allungare il periodo, esempio: "La mia ormai ex mi spiegava che era inutile, a quel punto, stare ancora con me, cosa? Aggiungeva che fosse pure uno spreco di tempo anche star sola (…)" – Ecco come tentare di nascondere un dubbio. È un esempio, chiaramente. Sono curioso dei tanti dubbi che i lettori di Obbrobbrio hanno. Avete mai detto:" Ti auguro un buon fine settimana?" – L'ho fatto anch'io e, nella lingua parlata non stona: peccato che si debba dire: "Ti auguro una buona fine settimana". – Scrivete che i due metalli formano "un'amalgama" con l'apostrofo?. Non si fa. E via andare. Scoviamo gli errori stronzi, contribuenti del blog.

    • Daniele, il problema, molto spesso, è che il congiuntivo è abusato dai giornalisti e un po' ignorato dagli scrittori giovani. Certo, le regole del congiuntivo, se lette bene, lasciano pochi spazi d'interpretazione. Ti ringrazio del pollice alto e, nel mio intervento, volevo propio mettere l'accento sulla fluidità del periodo: se nella fattispecie la ripetizione di 'era' o 'fosse' – magari per martellare il lettore – fosse stata convincente non avrei posto la domanda. Il congiuntivo è stronzo, c'è poco da fare, è come andare a sentimento. Finisco dicendo che il congiuntivo è da salvare al di là dell'ignoranza più o meno marcata che gli italiani hanno, ieri come oggi, di questo strumento complesso ma catalogante. Scusami il razzismo.

  4. La prima volta che mi sono scontrata con il congiuntivo è stato in quinta elementare, nel 1991, quando sentii una maestra esortare un mio compagno ad impegnarsi di più: "ricordati, Marco, che se vorrebbi potessi!"

    Al momento sono impegnata in un'altra personale battaglia. Fra i miei amici di facebook c'è una persona che abusa di puntini di sospensione è punti esclamativi. Questo……. è ……. un ….. piccolo……!!!!!!!!!!! esempio……. di …… come……scrive!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • È Chiara Solerio che scrive 'è' al posto di 'e'… Daniele, sei troppo buono; lo sai pure tu che certi errori non sono passabili… Andrea Castellini.

    • Anch'io mi sento un grammar nazi certe volte. L'altro giorno ho tentato su 'Repubblica' di correggere l'articolo riguardante Tavecchio: c'erano un paio di 'perchè' e un «E'». I 'perché' son stati raddrizzati ma la «E'» è ancora lì, verifica. Ho pure suggerito come si fa 'manualmente' a essere così fighi ma, a oggi, l'articolo contiene ancora lo stesso errore. Il giornalista ha pure scritto: "La Lega Pro ha nominato 60 delegati e due consiglieri federali e hanno un peso sull'elezione del presidente federale pari al 17 per cento… Al posto di: " La Lega Pro ha nominato 60 delegati e due consiglieri federali che hanno un peso sull'elezione del presidente federale pari al 17 per cento… Link: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2014/08/04/news/caso_tavecchio_assemblea_lega_pro-93088040/?ref=HREC1-5

  5. Questa sgrammaticatura è carina e pure il sito si risparmia gli accenti – linkmalati.blogspot.it/2011/08/lorgoglio-non-serve-ma-lapostrofo-si.html

  6. A me sono bastati i primi 2 minuti e 47 secondi di video per scoraggiarmi a cercar la verità su ciò che sostieni. Una che parla così è il 'malditesta' in persona. Sessismo? Certo. Fosse stata almeno figa, forse, sarei stato a smandrapparmi il video per tutti e 9 i minuti. L'operazione è riuscitissima: complimenti per il metodo!

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