Ditemi se ne vale la pena!

 

Vi avviso: sto per stroncare sommariamente un romanzo. Sommariamente in quanto, se il buongiorno si vede dal mattino (e il mattino, nel caso specifico, in bocca non ha oro bensì un’alitosi da paura), questo libro non è da considerarsi un capolavoro.
Vogliate perdonarmi ma non ce l’ho fatta a sorbirmi le trecento pagine di questa storia. Se qualcuno di voi dovesse mai riuscirvi, gli prometto che andrò a trovarlo per stringergli la mano, ovunque si trovi la struttura psichiatrica nella quale sarà internato.


A questo punto, occorre fare un passo indietro. Anzi, un Big Jump indietro, in quanto l’opera in questione non solo è iscritta al concorso indetto da Rizzoli e Amazon, ma è addirittura quella che probabilmente vincerà, essendo a poche ore dalla chiusura delle votazioni al primo posto della classifica inerente alla categoria Rosa (leggasi: potreste ritrovarvela sugli scaffali della vostra libreria di fiducia, edita da Rizzoli, casa editrice notoriamente amica degli esordienti).


Già dalla sinossi di Dimmi se ne vale la pena – questo il titolo del libro già presente su Amazon – si capisce che l’autrice ha qualche piccolo battibecco con la grammatica: dopo il punto non usa le maiuscole. Un refuso, penserete. E no, di errori simili è colmo anche l’incipit, che potete leggere qui.
La presentazione dell’opera, scritta in un italiano da far rodere d’invidia Biscardi,  dice testualmente:


 
“Ginevra fa la fotografa e lavora per una rivista milanese. ha una sorella, angelica con la quale non va molto d’accordo. E ha una relazione con il suo caporedattore. quando la moglie scopre la cosa, lei perde il posto e viene trasferita alla redazione di cronache da metropoli nel paese di Tremiglio poco fuori Milano. trova casa al casal dei lazzi ma tutti lo chiamano casal dei pazzi e condivide l’appartamento con Vittorio un suo collega. dopo la morte dei genitori, Ginevra ha scelto di vivere solo per sé, ma sarà costretta a stravolgere il suo mondo quando gli inquilini del casale le chiederanno aiuto per vincere un concorso organizzato dal comune di Milano per la rivista migliore. il premio in danaro permetterà agli inquilini di stipulare un mutuo per acquistare una delle case del casale impedendo alla vecchia proprietaria di sbatterli in mezzo alla strada. si lascerà convincere dalla sua sete di successo ma la situazione le sfuggirà di mano. scoprirà che le cose non sono sempre come appaiono e sarà costretta a decidere che cosa vuole fare della sua vita e chi vuole essere. farà l’ennesima scelta sbagliata che forse però la porterà nella direzione giusta”.


 
Toc toc… Ci siete ancora, vero?
Bene, è ora di passare al romanzo vero e proprio. Piccola premessa: quello della letteratura rosa, soprattutto nel sottogenere noto come chick lit è un mondo davvero bizzarro, in cui romanzetti scritti con le competenze artistiche di un blocco di travertino grezzo tirano più dell’ultima uscita di Quattroruote. Tale anomalia ha spinto sempre più autori palesemente impreparati a cimentarsi in questo genere e il loro numero, putroppo, è destinato a crescere in maniera esponenziale.
Leggendo l’incipit di “Dimmi se ne vale la pena”, di Stefania Balotelli – a cui auguriamo una carriera fenomenale, ma non nel campo della Letteratura – ho avuto la certezza di non voler proseguire. La narrazione appare da subito infantile e sgrammaticata, i dialoghi buttati lì a cazzo di cane con tanto di maiuscole a simulare le urla, dato che la serie sterminata di punti esclamativi evidentemente non bastava. E le minuscole dopo i punti, le di eufoniche e una banalità molto più grave di tutte le altre lacune messe insieme. Magari, chessò, da pagina quindici in poi questo libro diventa un capolavoro. Non lo escludo, ma sinceramente son troppo traumatizzato per cercare di scoprirlo.
L’autrice sembra piuttosto permalosa, e a un’incauta lettrice che ha cercato di farle notare che qualcosina non andava, in maniera davvero cordiale e pacata (“Voglio essere sincera, non so come la tua storia possa avere tanti voti nel senso che ho letto altre storie poco votate bellissime e scritte molto bene e correttamente senza errori grammaticali. La tua senza offesa è ricca di errori di punteggiatura maiuscole ecc.. La cosa mi puzza un po tanti voti e nessuno si accorge degli errori? Ho voluto proprio leggere una storia a caso con molti voti per verificare, non c’è l’ho con te ma mi auguro che il concorso valuti queste cose”) ha risposto in questo modo:
Cara Stefania, io trovo squallido che si ritenga meritocratico un sistema di voti viziato da marchettari in cerca di mi piace di scambio, leccapiedi che non sarebbero in grado di distinguere – per dirla con un’espressione abusatissima – un congiuntivo da una congiuntivite e gente che non sa nemmeno cosa sia l’imparzialità. Le critiche, se motivate, vanno accettate. Smettiamola di rompere i coglioni.
Detto questo, auguro un grosso in bocca al lupo a Rizzoli. Come ho scritto altrove, per rendere pubblicabile roba di questo tipo, più che di un editor si renderà necessaria una squadra di esorcisti.

91 Commenti

  1. Mi sto rotolando dalle risate! Però, amico Alessandro, smettila immediatamente di seguirmi o mi rivolgo alla Polizia Postale.
    irene/MarioRossi.

  2. Ho letto il pezzo che hai messo e..no, no, no.
    Non ne posso più di gente che crede di essere lo scrittore/artista del secolo in virtù dei vari mipiace (che nei concorsi fuffa usano le associazioni/pagine usano solo per farsi conoscere). E non ne posso più di gente che dice "basta la storia", no. Una bel libro è fatto da una trama decente coniugato a una scrittura decente.
    Ultima cosa: questi punti messi a caso, queste frase fatte da nome-verbo-complemento e basta…non se ne può più.

  3. Eh be', io e Coralba Capuani ci siamo ritrovate a dire la nostra alla signorina Balotelli, ma la sostanza non cambia: c'è quel "l'ha batte" nello stralcio che ancora mi provoca smarrimento mentale. Su, che Rizzoli non pubblicherà mai una cosa del genere, se non riveduta e corretta. E poi, Alessandro, il chick-lit vende a palate, che non lo sai? Lasciatelo dire da una che lo legge e lo scrive 😀 Comunque, bell'analisi, la tua. Attendo altri articoli interessanti 🙂

    • No, il chick-lit di buon livello può anche sopravvivere.
      I libri della Kinsella sono scritti bene e divertenti, così come quelli di altre autrici del genere. Devono bruciare all'inferno i libri (di qualsiasi genere) banali, zeppi di errori grammaticali, privi di trama, prevedibili, scopiazzati e così via. Insomma, i libri scritti da chi tutto sa fare tranne scrivere.

    • Concordo con Dieta e dintorni: Ale, a te non piace il chick-lit ma c'è gente davvero brava a scrivere questo genere. La Kinsella, per esempio. Mai volgare, arguta e con quel senso dell'umorismo inglese che la contraddistingue da altre autrici. Dai, su, c'è di peggio nella vita! 😀

  4. Se sapesse quante calorie si bruciano premendo il tasto per andare a capo tra un battuta di dialogo e l'altra, forse l'avrebbe fatto. No, seriamente, è difficile leggere un dialogo scritto in un blocco unico, dopo un po' non si capisce chi è a parlare.
    Sarà che io nei miei scritti sono abituata ad andare a capo continuamente, per illudermi di aver scritto di più…

    • Dramaqueen ma nel caso del romanzo della signorina Balotelli non è solo una faccenda di accapo mancati. Mancano le maiuscole dopo i punti, ci sono tutta una serie di strafalcioni grammaticali e non un sì affermativo accentato che sia uno. La cosa che mi lascia più perplessa è il non accettare le critiche (costruttive) che le sono state fatte. Dire semplicisticamente: "Tutta invidia" ha poco senso. Non si può credere che gli editor siano i nostri schiavetti: loro ti fanno notare discrepanze, forme verbali assurde, grammatica errata, punti di forza del romanzo, punti deboli da rafforzare, dimenticanze di situazioni non evolutesi, psicologia dei personaggi e mille altre cose. Ma alla fine siamo sempre noi autori a dover porre rimedio agli scempi, non loro. Un editor legge il manoscritto (poche pagine bastano per capire se la storia c'è oppure no), un correttore ti riduce ai minimi termini il costrutto. C'è poco da fare gli arroganti. Se si vuol crescere bisogna accettare umilmente le batoste, che fortificano e aiutano a essere obiettivi. Alessandro mi ha stroncato un racconto, oggi. E io ne ho apprezzato l'estrema sincerità. Qualcuna, prima di me, non ha accettato (Alessandro, ricordi la signora Donati, sì? :D). Io ho preso, incartato e portato a casa. Come dovrebbe fare chiunque voglia fare lo scrittore. Ma credo che non appena la signorina B. leggerà il post di Alessandro su 20lines, correrà qui come una Erinni e si aprirà una bagarre epica. Alessà, sei avvisato e non dire che non te lo avevo detto 😀

    • Veramente, non la stavo difendendo… Non ho detto che gli altri errori sono meno gravi, ho solo sottolineato un aspetto che Alessandro non aveva nominato. Anche le maiuscole mancate (nonché le frasi tutte maiuscole per indicare il volume di voce alto) mi hanno fatto venire l'orticaria.
      Onestamente, penso che nessuno dovrebbe avere il coraggio di pubblicare (ma neanche di far leggere un amico) un testo letterario in cui sono ignorate le più basilari regole dell'ortografia.
      Per quanto riguarda le critiche, credo che siano essenziali per migliorare. Non sono piacevoli e neanche facili da accettare, ma uno scrittore non migliora se tutti lo elogiano e nessuno gli fa notare gli aspetti negativi del suo lavoro. Infatti il tuo atteggiamento è quello giusto, ma purtroppo c'è gente che la prende con meno filosofia…

    • Drama: la consapevolezza si acquista con età e tempo, o forse è saggezza? Non lo so. Come indole sono portata ad ascoltare i pareri degli altri, anche quando sono negativi. Ma ribadisco: io sono così, altre persone fanno fatica ad accettare i commenti negativi. Ho un amico che scrive racconti, ebbene lui mi ha palesemente detto che non ama le critiche e se ne frega, non le accetta. Allora sebbene non tutto quello che scrive mi piace, taccio per amor di patria. So che non è sempre l'atteggiamento giusto, ma è un amico, di quelli che ti stanno accanto anche nei momenti duri della vita, quindi perché barattare una sincera stima e amicizia per un commento che, alla fine, lascia il tempo che trova? Se non vuole crescere, va bene lo stesso. Io voglio crescere e accetto le critiche, anche se a volte fanno male 🙂

  5. Vi offro un bel post della grande scrittrice a cui non piacciono le maiuscole a inizio periodo. Pronti? Via!

    di libri che non rispettano il viaggio dell'eroe e sono dei best seller ce ne sono milioni che poi siano ottimi libri quello è un'altro paio di maniche. come il cinema italiano. ecco perchè gli americani ci battono su tutta la linea.
    di fatto rimane una cosa sola: nessuna delle due ha letto il mio libro e a questo punto vi ringrazio perchè del giudizio di qualcuno che considera il viaggio dll'eroe roba da seconda media ne faccio volentieri a meno.
    quando e se leggerete tutto il mio romanzo ne ripaleremo.
    di lei annalisa non so nulla. e nemmeno lei di me. però si presenta qui da me dicendo che il mio libro è sciatto.
    è prioprio vero, chi sa fa chi non insegna.
    Continui ad insegnare ad i suoi alunni che il viaggio dell'eroe e i tre bolcchi sono cose da seconda media, così avrà studenti che se mai un giorno vorranno scrivere, avranno una punteggiatura perfetta con delle storie orrbili.
    la vecchia storia dell'italia.
    erika no non lo scarichi il mio libro. mi faccia questo favore. che non debba ricredersi scoprendo che benchè manchi la punteggiatura, il libro è buono.
    io aspiro ad una cosa soltanto. lo dice il titolo del mio romanzo.
    Ne valgo la pena?
    e le critiche ci stanno. le accolgo a braccia aperte.
    ma qui nessuna delle due è ancora stata in grado di dirmi se la storia ne vale la pena! ah ok è sciatta perchè ci sono errori grammaticali.
    bè mi dispiace rimarrò per tutta la vita convinta che una bella storia vale anche se ci sono errori. gli errori si correggono , la fantasia, il genio, la cratività quelli no. quelli o li o sei da squallidi clichè.

    Brava! 92 minuti di applausi.

    • Io veramente non capisco chi mette in secondo piano la grammatica e l'ortografia. Parlare tutti la stessa lingua serve per comprendersi a vicenda. Certo che la storia è importante, ma non la capisce nessuno se è scritta in ostrogoto! Ci vuole tanto a considerare importanti tutti e due gli aspetti?

    • I concetti di "viaggio dell'eroe" e "unità aristoteliche", a mio avviso, non sono obsoleti (3/4 della manualistica moderna sulla scrittura ha semplicemente ripreso tali teorie aggiungendo un po' di fuffa). E' chiaro che, messi in bocca a una persona che dovrebbe riprendere i libri delle elementari, questi concetti risultano ridicoli.

  6. ma, davv’ero a rizolli publikerrebe asta robba?; (però la trama è originalissima: mai sentito al mondo di sciacquette che hanno una storia col capoccia!) Glande editoRaglia!!

  7. opps, dimenticavo l'URL:

    aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagh!

  8. Io non ho parole.
    Detesto il self publishing con tutte le mie forze.
    Per la tizia sopra dunque non sarebbe importante saper scrivere (e non dico scrivere bene, ma almeno scrivere, perdio), ma conterebbero solo le storie. La storia. Poi nemmeno l'intreccio, i contenuti, le riflessioni, no, la storia.
    Bene, prendiamone atto. E andiamoci a suicidare.

    • E porca miseria, "sì" affermazione si scrive con l'accento sulla i, ma a quanto mi par di capire mi pare che sia l'errore minore.

      Comunque bisogna riconoscere una cosa: è stata onesta, quando le hanno fatto notare che il suo romanzo è pieno di errori quanto meno non ha risposto che trattasi di scrittura sperimentale 😀

  9. Ciao Ale,
    qualche appunto, faccio il don Chischotte per vocazione (sapessi quante ne ho prese per questo!).
    Parli di "d" eufoniche, all'inizio (e tuttora) ne sono un fiero nemico, ma ti giuro che ho letto Libri nei quali ho rilevato questo uso. Poi ho anche saputo che non è proprio demonizzata tel quel, ma è a discrezione dell'editor. Io personalmente la evito accuratamente.
    Leggendo il suo brano ho notato quello di cui accennavi "dopo il punto niente maiuscola". Ma non ho fatto a meno di osservare che un nome proprio (la protagonista?) era con la maiuscola.
    Anche i dialoghi, ti giuro su me stesso che ho letto libri in cui non solo non si andava a capo, ma non c'erano neanche caporali.
    Sull'aspetto qualitativo hai ragione, ovviamente io condivido.
    Quanto hai scritto gliel'hai inoltrato?
    Eccomi. Alessandro, ora puoi stracciarmi, inizia.

    NB_ Io non conosco 'sta tipa!

    • Caro Enzo,

      la punteggiatura può essere utilizzata con licenziosità (entro certi limiti) a patto che grammatica e ortografia si conoscano a fondo. Mi parli di dialoghi senza caporali e io penso a Saramago, che di certo non è l'ignorantone di turno.

      Lei sa di questa recensione. Liberissima di venire qui e motivare le sue scelte stilistiche. Sempre che siano scelte.

    • "Saramago"! E come hai fatto? Simbolicamente mi inchino a questa conoscenza !

      Esther,
      però mi vien da pensare che alcune (fa finta che è sottolineato) licenze grammaticali e sintattiche siano fatte a bell'arte?

    • Irene, Alessandro ha individuato subito a chi mi stavo riferendo. Credo che aver centrato con sicumera a chi mi riferissi non sia stata una banale e fortuita intuizione. Lode ad Alessandro.

    • Scusa se mi ripeto: Saramago non è proprio un autore di nicchia. E la sua fama di assassino della punteggiatura precede persino quella dei suoi scritti contro Berlusconi. ;P
      I meriti di Alessandro per me sono ben altri.
      Cià.

    • Irene,
      grazie non lo sapevo.
      Però questo avalla il mio dubbio.
      A un "nome" è concesso [quasi] tutto. Magari sotto il nome di esperimenti o semplicemente licenze.
      A una sconosciuta Stefania invece non sono consentite!
      Conosci G. Berto? Altro esempio di "estremismo" linguistico.
      Avrei piacere ad ascoltare gli editori di entrambi, ma non sono un medium.

      Esther, questo è un eufemismo. Ve'? 😉

    • Enzì, a quest'ora, dove la fame (e non la FAMA) incombe, non so risponderti più a nulla. Eufemismi, metafore, ossimori… MA CHESSò?! A quest'ora sogno il tacchino che mi sogguarda dal tavolo, l'insalata, i sottaceti, le uova sode… sto sbavando sulla tastiera 😀 Per farla breve: qualsiasi cosa tu volessi dire, Enzì, sì sì e ancora sì (il cervello è totalmente assente, pardonne moi). Addio! Il tacchino gloglotta un miraggio di bontà che, a breve, non sarà più solo un miraggio ma un assaggio e poi un mangiaggio, ahahahahhaha

    • informazione di servizio: dato che si tratta di un blog gestito da due amanti degli animali (non di quelli che rispettano solo le bestiole pucciose) chiederei un po' più di sensibilità nei commenti. Non andrei mai in un forum di ebrei a far battutine sulla bolletta del gas di Hitler 🙂

      Grazie per la collaborazione.

    • Enzo, confesso di aver tentato a più riprese di leggere "Il male oscuro" e di aver clamorosamente mollato… Mi ha salvata Monicelli! ;P

  10. Eccomi. Sono l'esorcista.

    L'autrice se vuole può chiedere il mio intervento.

    La libererò di tutte le persone brutte e cattive che deridono il suo libro. Incompetenti figli di buona donna che danno maggior peso alla punteggiatura corretta piuttosto che a una storia fantastica.

    Non c'è davvero più religione. Sgrunt.

  11. Ma secondo voi, 'sto benedetto vicolo della mansarda si chiama "malgardo" (minuscolo, eheh) come è scritto nel titolo oppure "Malgrado" (maiuscolo stavolta) come compare nel testo? Stanotte non ci ho chiuso occhio…

  12. comungue a rilecentolo mi ha stato piagento moldo addeso ke gi penzzo melio. cuasi cuasi ngomingio a scrivare comme baloteli vuoi vetere ghe vingo anch io un'congorso di lederradura????!!! 😀

  13. A 16 ore dalla fine di questo balordo concorso – degno di attenzione della Magistratura per voto di scambio – noto che comunque la scrittrice è ancora in testa, a livello di cuoricini conquistati.

  14. Vorrei farvi notare che la situazione in questione è molto più complessa di così. Voi dite che il testo fa pena e che non si capisce come faccia ad essere il primo in classifica. Ve lo spiega la sottoscritta. Stefania Balotelli non è un'esordiente assoluta. Nell'ormai lontano 2009 pubblicò un libro per Newton Compton come coautrice di un certo Fabrizio Savelli. Non ci credete? Eccovi la prova: http://www.libreriauniversitaria.it/amori-sabato-sera-balotelli-stefania/libro/9788854114494 La stessa autrice (se così si può definire, e non lo dico con cattiveria, ma sto semplicemente operando una considerazione sulla base di ciò che la stessa ha scritto) partecipò ad un'altra grande iniziativa della RCS, sì, sto parlando di Masterpiece. Altra nota iniziativa del gruppo editoriale nella quale non era assolutamente necessario saper scrivere ma solo essere disposti a mettere in piazza la propria vita privata. Tuttavia, pur essendo stata contatta per i provini, non poté effettuarli perché non era (appunto) un'esordiente assoluta come invece richiesto espressamente dal regolamento. Fu lei stessa a scriverlo su facebook e credo che il commento si trovi ancora, se si torna indietro di diversi mesi nella pagina facebook di Masterpiece, se non ricordo male nella sezione "post di altri". Adesso l'autrice sta (casualmente, ovvio) partecipando a BigJump. Al secondo posto c'è per l'appunto Savelli Fabrizio. Allora, siamo tutte persone adulte e sappiamo come funzionano queste cose. Se vogliamo parlare in generale delle scelte operate anche in passato da RCS, vi faccio notare che il gruppo non accetta manoscritti di esordienti, e che, nonostante ciò, sono diversi gli autori che sostengono di essere stati scelti dal gruppo dopo aver autonomamente presentato il proprio romanzo allo stesso. Mi riferisco in particolar modo a Silvia Avallone che sulla nota rivista femminile Glamour in uno speciale di qualche anno fa in cui degli autori noti davano dei consigli agli esordienti, sostenne che aveva inviato da sola il libro Acciaio alla Rizzoli senza essere passata dalla mediazione di nessuna agenzia editoriale. La stessa venne presentata come un'esordiente, nonostante avesse pubblicato qualche anno prima una raccolta di poesie intitolata Il libro dei vent'anni. Quindi, come si fa a presentare da soli un libro ad una casa editrice che nel suo sito non presenta contatti a cui inviarlo? Sempre Rizzoli mesi fa ha organizzato l'iniziativa You Crime, quando qualcuno chiese sulla loro pagina twitter come fosse possibile partecipare i gestori risposero testuali parole "il concorso si è chiuso fortunatamente". A parte l'infelice scelta di parole che la dice lunga, vi faccio anche notare che in realtà non ci fu una selezione aperta ma la Rizzoli si andò a cercare autori da far partecipare tra blogger, autori auto pubblicati e chi aveva partecipato ad antologie. Perché

  15. mentire dicendo che il concorso si era chiuso, se non era mai stato aperto? All'interno della stessa iniziativa partecipò una certa Aislinn, una blogger e (ovviamente guarda tu il caso) autrice. Non riuscì a vincere il concorso ma misteriosamente il suo libro Angelize è approdato in libreria con Fabbri, sempre della RCS, che il concorso si era a stento appena concluso, ora non ricordo bene le tempistiche. Anche Fabbri, come tutte le case del gruppo non accetta materiale spedito autonomamente da esordienti, ma dato che l'autrice era già stata contatta per il concorso non stupisce che sia casualmente riuscita a farsi pubblicare un romanzo. E … that's all folks. Questo non è il primo concorso chiaramente truccato che vedo, perché chi vincerà la pubblicazione di carta l'abbiamo capito, ma devo dire che è il primo in cui vedo sollevarsi così tante voci pronte a protestare per quello che è chiaramente un meccanismo viziato ma che viene presentato come onesto. Può sembrare una piccola cosa ma penso che sia decisamente un passo in avanti. Non si può rimanere semplicemente zitti quando appare così chiaro ed evidente che è tutta un'immensa montatura. Il fatto che poi sia stato tutto fatto così evidentemente alla luce del sole è la cosa più vergognosa. Noemi

    • Il problema di Ioscrittore non è che è truccato, infatti, ma un altro. Tanto per cominciare anche lì il meccanismo è assurdo perché chi partecipa è anche chi giudica le opere degli altri. Un curioso stratagemma messo in atto da Gems per non pagare responsabili editoriali che si occupino di selezionare le opere. Il che significa che se i giudici-partecipanti sono onesti vanno in finale libri di qualità, mentre se non lo sono e giocano sporco, in finale ci va qualsiasi cosa. Il problema non è solo questo, ma anche un altro. Come avrai visto nel regolamento, chi vince viene pubblicato in e-book e minimo un'opera approda al cartaceo. Se ti cerchi gli autori pubblicati in e-book in passato tramite una veloce ricerca, vedrai che si trovano dichiarazioni di alcuni di essi che lamentano il fatto di non aver venduto neanche una copia. Il problema qual'è? Semplice, Gems non ha mia fatto pubblicità agli autori approdati in e-book. Un fenomeno che quest'anno sembra essersi attenuato. Il fatto che non ci sia il controllo di responsabili editoriali per chi arriva in finale è anche un ulteriore svantaggio per gli autori stessi. Sempre se cerchi i titoli dei libri pubblicati in e-book nelle passate edizioni all'interno dei siti dove vengono rivenduti e-book e nei quali è possibile inserire le proprie valutazioni sulle opere lette, noterai che chi ha acquistato i titoli in questione, lamenta lacune strutturali e pesanti errori grammaticali delle stesse. Perché? Anche qui la risposta è semplice: Gems non si occupa di revisionare le opere ma le pubblica direttamente così come sono, colme di errori e lacune strutturali. La revisione da parte di editor avviene solo per chi viene scelto per il cartaceo. Un'altra cosa che io trovo terrificante è il fatto che chi viene scelto per il cartaceo si vede cambiare il nome dell'opera a prescindere. Il libro che venne scelto per il cartaceo due anni fa si chiamava Cogas ed era scritto da Vanessa Roggeri. Il libro arrivò in libreria con il titolo Il cuore selvatico del ginepro, un chiaro richiamo al libro di Clara Sanchez Il profumo delle foglie di limone. E, anche questa cosa molto strana, quando i cartacei vengono pubblicati non c'è neanche una minima menzione al fatto che abbiano partecipato ad Ioscrittore. Perché? Forse perché la stessa Gems si rende conto che fare dei partecipanti anche i giudicanti è una scelta ridicola e che far sapere all'ampio pubblico che scelgono così le opere da pubblicare è imbarazzante? Anche in questo concorso autori che hanno alle spalle diverse pubblicazioni diventato improvvisamente esordienti. Ti faccio l'esempio di Stefano Pastor che venne scelto da Fazi Editore dopo aver partecipato e aver vinto Ioscrittore, approdò in libreria con Il giocattolaio e venne presentato come esordiente. Invece come si può vedere dal sito dell'autore, lo stesso aveva già alle spalle altre dieci pubblicazioni. Cosa non ultima da considerare, il contratto. Se passerai la prima fase ti verrà chiesto di firmare un pre-contratto nel quale ti impegni a firmare con Gems in caso di vittoria. Non è specificato come sarà il contratto finale, però. Sullo stesso pesa una clausola di riservatezza che proibirebbe agli autori di parlarne, ma anche qui ogni tanto qualcuno che parla c'è. Vai sul sito di ioscrittore, seleziona notizie, poi articoli, vai a pagina due, apri il post del 16 dicembre 2013, quello intitolato "E finalmente … ecco il romanzo vincitore che sarà presto un libro di carta in libreria!", scorri fino ai commenti degli utenti, va a pagina 15 degli stessi e leggiti il commento #32 di wolfgang, uno degli autori selezionati per la pubblicazione in e-book. C'è scritto tutto ciò che è necessario sapere su contratto e che Ioscrittore non dice. Ne vale davvero la pena?
      Noemi

    • Ne vale davvero la pena? Per me sì. A me non frega nulla di finire tra i finalisti, un e book ognuno se lo stampa con 4 euro, sei invisibile, certo, Grisham per esempio ha ricevuto 29 rifiuti editoriali, gli editori non sono infallibili né qui né in America. Sicuramente gli editori non sanno leggere ma sono subissati da 'obbrobbri'. Qualunque editore diventerebbe alcolizzato in poco tempo. Tu dici che 'Ioscrittore' sia un concorso poco pulito. Probabilmente lo è. Credo comunque che chi scrive debba scrivere e basta se davvero un bel giorno una casa editrice seria si sfregherà le mani per il malloppo da sfruttare. Non so, secondo me un editore oggi cerca di disimpegnarsi dal proprio ruolo. L'editore mi stamperebbe se mi facessi esplodere di fronte alla Mondadori o alla Rizzoli. Semplicemente credo che gli scrittori han fatto l'editoria. Non voglio alzare i toni ma a me pare che un editore serio sia solo un vigliacco figlio di puttana, oggi.

  16. Mumble Mumble Mumble…
    Rileggendo il regolamento del concorso mi è sorto qualche dubbio:

    "La seconda selezione spetta a Rizzoli, che sceglierà il romanzo vincitore per ogni genere, e ad Amazon, che darà voce ai suoi clienti e decreterà il romanzo più apprezzato sulla piattaforma KDP tra tutti quelli che hanno partecipato al concorso."

    NON C'E' SCRITTO CHE ANDRANNO AVANTI SOLO I PRIMI DIECI.
    Sarebbe fantastico se Rizzoli scegliesse autonomamente tra TUTTI i partecipanti e se a questi "dieci autoselezionati" andasse, che so, una coccarda e un quintale di crocchette per gatti.

  17. E stiamo qui a criticare la Balotelli, mentre lei né se ne frega, né ne subirà alcun danno. Io faccio il suo stesso genere e, per quanto non sia certo alta filosofia, nel suo piccolo mi diverte e non vedo perché buttare giù l'intera categoria, che alla fine assolve il suo scopo senza disturbare nessuno. Ciò che non capisco è perché sprecare tanto fiato qui. A che serve? Nessuno se ne fotte un "h" di quello che pensiamo noi fino a quando ciò che pensiamo non influisce sul suo operato. Ora, se qualcuno di voi vuole fare qualcosa di concreto, io sono qui. Se invece è tutto confinato ad un libero sfogo, allora bon, prego. Se vi basta..
    Ps. Questa è la terza volta che lo scrivo, sperando di non aver fatto altri tremila errori dovuti più che altro all'abbiocco post pane e marmellata. XD

  18. ma vedi, Cecile, le nostre son chiacchiere da bar. Non saremo certo noi a risollevare le sorti della letteratura italiana. A quello ci sta già pensando Rizzoli.

    PS: ho sempre ammesso di nutrire forti pregiudizi nei confronti dell'intero genere "rosa. E' come se si parlasse di musica house: per me è una merda. Qualcuno mi risponderà che ci sono deejay buoni e meno buoni, ma per me sempre merda è. L'apertura mentale non è mai stata il mio forte.

  19. Comunque Cecile, (perché trovate sempre 'sti pseudonimi straniereggianti? Mai una che si facesse chiamare Filomena Scassachiaviche o Concettina Zompalà…) tu metti in dubbio l'utilità di avere un'opinione e di esprimerla pacificamente. Di crociate, sinceramente, se ne vedono già abbastanza e per motivi vagamente più importanti. Bon.

  20. Allora, rispondo per punti solo per evitare di perdermi.
    – Il rosa può non piacere, può piacere, liberissimo. Non era una critica la mia, solo un punto di vista.
    – Le possibilità ci sono per ribattere, ovvero dissentire in gruppo e non singolarmente e non su questo ma su social, pagine, web, blog e siti personali.
    – Non voglio fare alcuna crociata, resta da dire che stare qui il regolamento è stato chiaramente non rispettato e se ogni volta che si fa qualcosa e succede nessuno fa nulla per farlo rispettare allora non ci si può lamentare della assoluta illegalità in cui si muovono tutti. Detto ciò, poi ognuno fa come vuole

    • Ma lo sai che io il tuo estratto lo avevo letto e che mi era pure piaciuto? ( Cambia pseudonimo però, eh?). Perché ti fai tutti questi problemi? Sei brava davvero e sai scrivere. Anche se il tuo non è un genere che conosco molto bene sono certa che tu sia all'altezza di quello che viene pubblicato. Invia alle case editrici e incrocia le dita. E soprattutto: basta con questi concorsi acchiappacitrulli…
      Cià.

  21. Capisco e apprezzo che tu ti batta per la meritocrazia.
    Però hai partecipato a quel concorso pur sapendo in cosa andassi a metterti, e soprattutto mi è parso di vedere che anche tu non ti sei fatta problemi a elemosinare voti (google+ se non erro)

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