Pubblicare a pagamento è da sfigati

Immagine scroccata dal sito www.kickfailure.com


Hai finalmente terminato la stesura del tuo primo romanzo e ne hai le balle così piene che non lo rileggerai nemmeno. Tua zia e l’amichetto/a del cuore ti han detto che si tratta di una storia bellissima, che il tuo è un talento sprecato, che scrivi meglio del figlio dei vicini (iscritto al linguistico). Di correzione di bozze o editing manco a parlarne: è il momento di pubblicare. E inizi a cercare informazioni su Google o, peggio ancora, Yahoo Answers. Cominciano le insidie.
Fermo restando che, detto tra noi, il tuo manoscritto fa cagare carcinomi e nessun editore vero lo pubblicherebbe (ma, se vogliamo prenderci in giro, possiamo sempre raccontarci la storiella della sfiducia nei confronti dell’editoria tradizionale), hai comunque la possibilità di mettere in commercio la tua opera in maniera più o meno indolore.

 

A questo punto entrano in gioco il Gatto e la Volpe. Promettono mari e monti, ti dicono che il tuo libro sarà presente sugli scaffali, che grazie a loro otterrai il successo, che potrai definirti un vero scrittore, Il tutto, in cambio di un piccolo corrispettivo in denaro, spesso mascherato dalla dicitura “acquisto minimo di copie”. Chiamasi “Editoria a pagamento” o, più semplicemente, EAP.

 

L’EAP è, in sostanza, quel ramo dell’editoria che punta a guadagnare sull’autore. E non importa se quell’autore abbia o meno del potenziale artistico: chiunque è libero di illudersi, ma in questo caso anche i sogni hanno un costo (elevato). È giusto pagare per l’editing, per una traduzione (in italiano, nel tuo caso) o per una copertina. È assolutamente stupido pagare per farsi pubblicare, in quanto esistono centinaia di piattaforme di self-publishing che permettono di farlo senza scucire un centesimo.

Ecco alcuni link per approfondire l’argomento:

Obbrobbrio – “Pagare per farsi pubblicare”

Giramenti – “NO EAP, grazie!”


Stranoforte – (tantissimi articoli in cui vengono smascherati editori truffaldini)


Lipperatura – Lista editori a pagamento e a “doppio binario” (via Writer’s Dream)

16 Commenti

    • Ciao Andrea,
      se è vero, son dati incoraggianti. Resto convinto che alla lunga il "self" spazzerà via l'editoria a pagamento. Il problema è che l'autopubblicazione è vittima di se stessa, dato che la voce data a tutti è una voce data, purtroppo, anche a gente che dovrebbe ripetere le elementari.

  1. La cosa più grave (e io ho alle spalle un litigio pesante, ben descritto sul mio blog nel post "con le mani nei capelli: manuali e guest-post") con un tizio che sosteneva e giustificava L'EAP dicendo che tutti hanno diritto a diventare scrittori.
    Bene: a questo punto ti avverto che auto-produrro' un disco. Cover di gigi D'Alessio, contento? Tutti hanno diritto di fare i cantanti… so di essere stonata ma chissenefrega, cio' che conta è che la mia libertà di espressione sia garantita! 😀

    • Non c'è critica, perché sono d'accordo con te al 100%. Putroppo. Ho pubblicato per sfinimento un'antologia di racconti e l'ho fatto perché ho speso relativamente poco. Mi sono pentito di averlo fatto ma, insomma, da qualche parte bisogna pure iniziare.
      Così mi sono detto, ma è vero che il panorama intorno è abbastanza sconfortante.
      Qualunque cosa si faccia, se non si ottiene riscontro, si va incontro a figure di merda.
      E' verissimo che si autopubblicano milioni di stronzi. Tra questi milioni di stronzi ci sarà pure qualcuno con qualcosa in più, ma che andrà perso nel mischione.
      La scrittura è una faccenda per forza di cose un po' narcisistica e tutti sono convinti di essere degni mentre invece magari fanno solo cagare.
      Emergere, in un ambiente così competitivo, confuso e complicato come l'editoria è impresa difficile quasi quanto azzeccare un gratta e vinci da 100000 euro.
      Chi non riesce (giustamente), presta facilmente il fianco a tutta una serie di prese per il culo che sono divertenti e spietate, come quelle su questo blog.
      Posso solo dire che molti grandi scrittori, se iniziassero oggi, sarebbero costretti all'autopubblicazione o all'editoria a pagamento e sparirebbero nel mischione creato dai milioni di stronzi che pretendono di scrivere. Beccarli nel mucchio sarebbe molto difficile. Questa è l'epoca che ci troviamo a vivere.
      Non sto dicendo che mi paragono a un grande scrittore, sia chiaro. Quello che sono io è ininfluente. E' vero però che tra chi è costretto ad autopubbicarsi o a ricorrere all'editoria a pagamento, c'è anche qualcuno che magari non farebbe così cagare. Mescolato alla restante desolazione, va perso. E' una specie di darwinismo editoriale.

    • Son d'accordo sul fatto che molti grandi autori oggi avrebbero difficoltà nel farsi pubblicare. Io non punto il dito su chi decide di pubblicarsi da solo (l'ho fatto anch'io e, sinceramente, non ci vedo nulla di male) ma con chi lucra sulle speranze di chi nutre una sincera passione verso la scrittura.

      Non ti nascondo che molti autoruncoli che hanno scelto l'EAP mi stiano sulle palle, non tanto per la loro scelta ma perché si vantano della propria pubblicazione e vanno in giro a presentare libri pur sapendo di aver scelto una discutibile scorciatoia. (S)fortunatamente, il 99% degli autori editi da EAP sono persone come te, che son state gabbate in buona fede. Non è solo il fatto di pagare per finire sugli scaffali: ci sono altre sfaccettature da far venire i capelli ritti, come l'appropriazione dei diritti sull'opera che molti EAP esercitano dopo aver promesso mari e monti. Insomma, un bel mare di merda.

  2. E comunque, anche dal punto di vista delle statistiche, i libri pubblicati a pagamento sono per il 99% pieni di refusi e di incongruenze, per non dire peggio. Senza offesa per nessuno.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here