Paura delle parole

 

Quando l’ondata emotiva legata ai fatti di Parigi si sarà esaurita, tutto tornerà come prima.
Il diritto alla satira dovrebbe essere sempre garantito e rispettato. Il mondo è pieno di gente non libera, per scelta o imposizione. Ma chi ha deciso di aderire a una fede, che si tratti di una fede politica, religiosa o addirittura sportiva, non dovrebbe cercare di imporre il proprio sistema di valori agli altri. Queste parole potranno apparire scontate, eppure son certo che ognuno di voi si sia imbattuto almeno una volta nella vita nella tendenza a  cercar di chiudere la bocca altrui.


 E se il capo della Chiesa può permettersi di affermare “se offendi mia madre ti do un pugno”, equiparando la satira a una mera diffamazione, mi chiedo cosa accadrebbe se questa logica, la logica del pugno, la usassero contro di lui tutte le persone che ogni giorno vengono discriminate dal credo di cui si è fatto esponente. I “ma se la son cercata” arrivano dalla stessa gente che sostiene che una gonna costituisca l’attenuante per lo stupro, atteggiamenti vergognosi come la mentalità bigotta di cui non ci libereremo mai.


Non sempre chi “sbaglia” con la satira paga con la vita. C’è chi, come Luttazzi, viene semplicemente messo a tacere e chi, come Crozza, alla prima lamentela da parte del Vaticano (per le sue imitazioni di Ratzinger) ha scelto l’autocensura.
La satira deve essere libera. Una satira castrata diventa satira di regime.


La satira deve far incazzare, perché prende di mira profondi pregiudizi, perché spinge la “vittima” a un impietoso confronto con se stessa.
Io non voglio un mondo pieno di gente che dice di essere Charlie. Voglio un mondo in cui chi vuole essere Charlie sia libero di farlo senza rotture di coglioni. Ma fino a quando piccoli e grandi fascismi ci permeeranno, non saremo pronti ad accettare il cambiamento.


Sostenere la libertà di espressione è facile, non costa nulla. Ma basta farsi un giretto nel web per imbattersi nell’incapacità diffusa di accettare una critica, un parere discordante. E così gli amministratori di un forum possono atteggiarsi a capetti sfoggiando i loro gradi virtuali, blogger più o meno noti possono calare la scure della “moderazione” su pareri discordanti dal loro. I social non aiutano il confronto, bensì favoriscono la nascita di ghetti virtuali in cui chi la pensa diversamente viene escluso o messo alla gogna.


Siamo nel 2015, il Medioevo è lontanissimo rapportato alla sfuggente durata di una vita umana, ma le piccole e grandi repressioni di ogni giorno dimostrano un fatto orrorifico e consolatorio al tempo stesso: la parola fa ancora paura. Fa paura ai Papi e agli Imam, ai politici e ai mafiosi, ai poveri stronzi dalla capacità di confronto ridotta a minacce di querele e segnalazioni d’abuso.


La parola può illuminare o irritare, sovvertire un ordine, scatenare una guerra. Anche se, troppo spesso, si rivela un’arma intelligente nelle mani di perfetti imbecilli.

 

32 Commenti

  1. La satira è satira quando resta tale. Le vignette di quel giornale francese non erano tutte vera satira, ma anche offensive. Fare satira non vuole dire offendere un credo, anche se io sono ateo e penso che ogni religione sia solo un cumulo di idiozie, tuttavia non mi metto a offendere chi crede in questo o quel dio.
    Fare satira non significa quindi mancare di rispetto.

    • Insomma, hai espresso la summa del pensiero di al-Zawahiri, l'importante è esserne consapevoli. Di questo passo (considerando che la stragrande maggioranza modaiola e radical-chic la pensa così) non c'è niente da fare: prepariamoci ad una santa e benedetta decollazione occidentale collettiva. In fondo è questo che bramiamo, a questo aspiriamo. Al martirio.

      Del resto… desipere est juris gentium. Ma andatevene a fanculo va…. voi e le vostre "offese".

    • Si può discutere sul valore estetico delle vignette di Charlie Hebdo, ossia se fosse buona o cattiva satira (così come c'è buona o cattiva comicità), ma non sul diritto di criticare, sbeffeggiare e dissacrare le religioni.

  2. La libertà di parola è quella che ho io quando dico che Charlie Hebdo (e tutto quel che rappresenta) mi ha sempre fatto schifo, e non è che siccome è successo quel che è successo devo per forza cambiare idea.
    Epppure c'è un sacco di gente che prima la pensava come me e che ora dice je suis quello lì.
    Allora la libertà di espressione dove sta?
    Caro Alessandro, tu sei la persona più intelligente che ho trovato sul web ed è per questo che non mi faccio problemi a commentare sul tuo blog, però anche se avrei altre cose da dire mi fermo qui. Pochi giorni fa è stato espulso dall'italia un ragazzo che studiava alla scuola normale di Pisa, e ciò a causa di alcune tendenze islamiste che aveva manifestato su Internet. Sì, la polizia è andata a prenderlo per via di pochi commenti lasciati su alcuni blog, non me lo sto inventando. E sai com'è, dato che anch'io studio a Pisa, forse farei meglio a stare zitto.
    Ecco, è questa l'idea di libertà d'espressione che ha chi scrive je suis charlie.

    • Attilio, sulla vicenda del ragazzo espulso non mi pronuncio in quanto non conosco i veri motivi che hanno portato a quel provvedimento.
      Certo è che garantire libertà d'espressione non vuol dire dover chiudere entrambi gli occhi davanti a fenomeni di apologia del terrorismo. Qua si tratta di evitare che un pinco pallino qualsiasi commetta una strage nel nome del suo dio immaginario, mica pizza e fichi.

    • Attilio Nania applica il tipico ottuso pensiero di parte: "siccome Charlie è quella parte politica li, ed io sono dall'altra parte, questo attentato è accettabile!". E poi infila dentro un episodio di presunto abuso nei confronti di un immigrato, come se questo dovesse dimostrare quanto "bruti" siamo noi occidentali, intolleranti, razzisti ecc…
      Sofismo.
      Ha risposto bene Alessandro, non sappiamo le reali motivazioni sull'espulsione, so solo che in Italia non si espelle facilmente, anzi, il nostro Paese è un approdo facile. Tornando al topic stiamo parlando di terrorismo, gente che fa propaganda violenta contro l'occidente (Boko Haram significa "l'educazione occidentale è vietata/sacrilega"), e uccide per imporsi.
      Il loro messaggio con l'attentato è chiaro: "Siamo in Europa! Chi si comporta come Charlie da oggi muore! Non è possibile offendere la nostra religione, fatelo con le altre religioni, i vostri leader e partiti! Con noi si muore, quindi testa bassa e silenzio!".

      Quindi noi cosa rispondiamo? Cediamo all'imposizione? Stavolta è per una "offesa" evidente, e se domani decidessero che è inaccettabile qualche altro nostro comportamento? Giustificarli con leggerezza è superficiale, non importa che lo dica anche il Papa, resta affermazione superficiale. Non voglio che penetri in Europa un clima di terrore e insicurezza, non voglio essere ostaggio delle loro oscure dottrine. E non comprendo nemmeno gli italiani che accettano questo, non basta assistere ai disastri in Africa? Cos'altro serve?

      Siamo già usciti dal medioevo, e se questi vogliono tornarci è affar loro, possono far pena, ma dovremmo combatterli perché causano crimini contro l'umanità, diffondono miseria, inculcano nei bambini pensieri di morte e li mandano a combattere, privano le donne di diritti fondamentali e le incarcerano e lapidano se non obbediscono. La loro religione, o quel che credono di vederci in essa, è violento e crea sofferenze.

      Forse Attilio sarebbe meno propenso a scrivere quel che ha scritto, se considerasse una realtà alternativa in cui la sua frase "…mi ha sempre fatto schifo…" fosse anch'essa presa di mira da qualcuno, e motivo per una sua prematura e brutale morte. Ovviamente Attilio da per scontato di vivere in un Paese tranquillo, dove questo orrore non si consuma… ma non dovrebbe darlo per scontato! Trascurare le garanzie civili che abbiamo conquistato è mancare di rispetto a chi ha combattuto prima di noi per ottenerle.

      Oggi si parla tanto di "integrazione", politici e babbei vari se ne riempiono la bocca, come fosse volontà condivisa e verità indiscutibile, chi la discute è tacciato come razzista. Mai nessuno si ferma a porsi una semplice domanda: siamo proprio sicuri che l'integrazione sia voluta anche dalla controparte? E se ciò non fosse?
      Chi è in un paese può esserci solo per profitto, senza avere alcuna intenzione di rispettarne gli abitanti o stabilirsi, può fuggire dalla guerra ma anche da un passato criminale. Perché noi dovremmo accordare tanta fiducia a chi arriva clandestino, di notte, con documenti falsi o inesistenti, e occulta la propria identità? E' saggio fare così?

  3. Anch'io condanno il terrorismo e gli ultimi fatti parigini, ma mi unisco al coro di coloro che reputano eccessive e di cattivo gusto le vignette del giornale in questione. Quel tipo di satira non fa altro che fornire pretesti alle menti offuscate e invasate di gente che della vita, e della propria religione prima di tutto, non ha veramente capito un cazzo. E lo dico da atea, sia chiaro. Deridere deliberatamente, e in modo particolarmente irrispettoso, il credo di 1,6 miliardi di persone (tra l'altro anche piuttosto suscettibili in materia) significa mettere a rischio la propria incolumità e quella delle persone che ti circondano.
    Con questo non voglio giustificare le azioni folli e ignobili dei terroristi e dei loro istigatori, voglio soltanto dire che le vignette di C.H. sono pura provocazione e che molti musulmani, gente normale che non si sognerebbe mai di imbracciare un fucile e fare una strage, sono costretti a subire le pesanti prese per il culo da parte di un giornale di cui il mondo avrebbe potuto fare tranquillamente a meno.

    • Invece, Irene, io credo che se c'è qualcosa che può aprire una breccia nelle menti offuscate dalla religione, questa è proprio la satira.
      Mancare di rispetto verso una fede non vuol dire insultare i credenti. In Egitto i vignettisti pubblicano vignette antisemite contro Israele che sono di gran lunga più pesanti e offensive di quelle di C.H. Però, guardacaso, se lo facessero prendendo di mira l'Islam verrebbero decapitati o messi alla forca. Qualcosa non mi torna

    • No, Alessandro, non credo proprio che le vignette di Hebdo possano suscitare nei musulmani di tutto il pianeta, anche nei più moderati, sentimenti diversi dall'indignazione. Io stessa, che ripeto non sono religiosa, ho provato questo sentimento dando un'occhiata su internet. Le azioni dei gruppi armati terroristici sono oggettivamente indifendibili, ma a loro dire sono causate proprio da questa mancanza di rispetto per la loro religione. Perché allora continuare a fomentare odio mettendo a rischio delle vite umane? Ti sembra proprio necessario ironizzare, in modo molto pesante e poco divertente a mio avviso, su ciò che per molti è sacro? Non ho visto le vignette egiziane di cui parli, ho fatto una piccola ricerca su google e ho trovato soltanto vignette contro il governo d'Israele e sull'appoggio a quest'ultimo da parte degli Stati Uniti. Roba lontana anni luce da un profeta disegnato nudo e a pecorina, sinceramente…

    • Ah no, direi proprio che non gradisco. Non mi porto mica dietro il fardello del multiculturalismo di facciata, io.

    • E, se posso, nemmeno quello del 69 perbenista (o "corretto") tipico del commentatore medio che fa tanto "social". Al cazzo, si intende. Tutto questo "rispetto" fra internauti pseudo-intellettualoidi mi mette i brividi, onestamente. Forse più dei troll e degli haters, piuttosto e anzichenò.

    • Irene, un conto è indignarsi per qualcosa in cui ti trovi in disaccordo, fosse anche profondo disaccordo. Quindi lo esprimi, qui e in altri posti, senza timori da parte tua o di chi ha scritto la stronzata. Le cose di cattivo gusto sono giudicate male dalla maggioranza della gente, e restano indirizzate per i pochi fedeli del giornale, a cui evidentemente piace. La satira volgare ha un target specifico, come le barzellette sconce. Tutto resta nelle dimensioni che ci si aspetta.
      Questo ci da la varietà di opinioni, il confronto, ed i parametri per riflettere, accogliere o allontanare certe cose, ne viene la nostra capacità di discernimento. E' un processo che avviene in un paese europeo, ed io mi ritengo fortunato che succeda, anzi voglio difendere questa cosa fin che posso.

      Un altro conto è il terrorismo, e va in senso opposto. L'attentato ha un obiettivo che va oltre la mera morte di qualche disegnatore. Il senso di tutto è farti pensare e dire esattamente quello che scrivi "Deridere deliberatamente, e in modo particolarmente irrispettoso, il credo di 1,6 miliardi di persone (tra l'altro anche piuttosto suscettibili in materia) significa mettere a rischio la propria incolumità e quella delle persone che ti circondano."
      Visto? Hanno vinto! Il loro attentato è andato a buon fine!
      Tu ed altri come te, hanno ora timore per la propria incolumità, ed hanno deciso di evitarli, obbedire. E' una specie di stress test, magari in futuro, se lasciati fare, proveranno qualcos'altro, e pretenderanno altro. Spero che non ci si faccia l'abitudine, sarebbe terribile. Non credi che assecondare questi pazzi sia un atteggiamento sbagliato? Io si.

      A te indigna la vignetta, però hai mai assistito alla lapidazione di una donna adultera? Chi lancia le pietre è la sua stessa famiglia! E l'arresto di una donna perché guidava un'automobile? E le donne che non possono studiare… ecc…

      Quindi un culetto disegnato sarà pure osceno, ma a me indigna che una religione venga usata per commettere queste violenze. Se esiste davvero una parte di islam buona, civile, retta, allora cosa sta facendo per opporsi alle dottrine fondamentaliste? Le accetta o le rimuove dai propri governi? Come viene intesa la religione e lo stato in quei Paesi? Le correnti fondamentaliste sono forse così intrecciate e radicate, difficili da distinguere ed estirpare? Ma allora il problema è diffuso, non è più roba da "qualche matto col fucile", è proprio la religione il punto… non vorrei saltare a conclusioni.

  4. La vedo esattamente come te.
    Ammetto che l'umorismo delle vignette di Charlie non è propriamente nelle mie corde (nella stessa misura in cui non amo Zelig ma adoro Toti e Tata: nulla di politico-sociale-religioso), ho comperato il giornale e ho letto fin dove il mio francese lo permetteva… proprio per capire.
    Non sarò mai tra coloro che si indignano, e forse sono anche più cristiano del papa perché se mi offendono qualcuno a me caro non sferro cazzotti ma rispondo che la zoccola è un'altra (e pure senza denti, per una fellatio migliore).
    Semplicemente basta non leggere o ascoltare ciò che non ci piace.
    Uscisse qui, io Charlie non lo comprerei.
    Ma tutta la situazione ha messo in moto un meccanismo assurdo dove l'ipocrisia ha regnato, come sempre.

    Moz-

  5. Condivido in tutto e per tutto il tuo pensiero.

    Su una cosa rimango perplessa. Non capisco perché ci si stupisca della frase del papa. Il famoso "porgi l'altra guancia" è sempre stato un monito per le masse, per indurle a rassegnarsi e dissuaderle dalla ribellione. In quanto ai vertici della chiesa, del potere religioso, la storia mi pare che ci abbia dato abbastanza dimostrazione su come abbiano sempre risposto con "pugni" ogni volta che si è cercato di ostacolarli. Tanto più che papa Francesco è un gesuita. 😉

    • Il Papa. "Francesco". La Chiesa. I 10 comandamenti. Una minuscola palla buttata e sospesa in mezzo ad un infinito nulla, in culo al nulla. La prospettiva di Samantha Cristoforetti > il Papa. La Chiesa. Dio. Gli Angeli. La Vergine. Lo Spirito Santo.

      2015.

  6. è inutile illudersi che qui in Italia possa esistere una tale concezione della parola.
    Sai perché fa tanta paura?
    Perché intacca i privilegi. A parole sono tutti Charlie, ma quando si accorgono che la tua presenza è scomoda subito arrotolano i tentacoli intorno alla propria poltrona e cercano il modo per farti stare zitto.
    Pensi che ciò che dico sia sbagliato? Fatti un giro nel mio ambiente di lavoro .. 😉

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