Pagare per farsi pubblicare


EDIT: l’articolo al quale mi riferisco nel post è questo: http://www.scrivo.me/2013/10/27/alberto-moravia-gli-indifferenti/ e ne sono venuto a conoscenza grazie a Bookblister e a Giramenti

Scrivo.me, il portale del pop-publishing del Gruppo Mondadori dedicato alla scrittura e alla pubblicazione digitale, esordisce nel mondo del web con un articolo dedicato a Moravia, che ha iniziato a pubblicare rivolgendosi a uno stampatore che intascò l’equivalente di quattromila euro attuali.
Nel post si parla di autopubblicazione. Io leggo editoria a pagamento.
Occhio: il capolavoro di Moravia non fu cestinato dagli editori perché egli scrivesse male o perché nessuno fosse in grado di comprendere il suo talento. Nell’italietta fascista cresciuta a pane e libro Cuore, prender di mira la borghesia non era esattamente come parlare della tormentata storia d’amore tra un’elfa e un vampiro (sebbene a qualche pseudoscrittore di fantasy un paio di manganellate non farebbero poi tanto male).
Quando leggo editori a pagamento come Pascal citare Moravia e Pasolini pur di sostenere la tesi che pagare per farsi pubblicare non sia poi così ignobile, mi viene in mente una scena del film Scemo & + scemo (ogni riferimento a scrittoruncoli in cerca di fama è puramente voluto), quella in cui Jim Carrey chiede a Lauren Holly quante possibilità abbia di conquistarla:
– Quante possibilità ho?
– Non molte.
– Vuoi dire non molte tipo una su cento?
– Io direi, piuttosto, una su un milione.
– …Allora stai dicendo che una c’è! E vai!!!
Gli autori italiani che hanno ottenuto fama partendo dall’editoria a pagamento sono ben pochi,  quasi tutti morti e sepolti. Con i nomi di tutti gli aspiranti scrittori che hanno incassato fregature da parte di chi ha speculato sui loro sogni nel cassetto (portandogli via pure il comodino) si potrebbe realizzare un elenco più lungo delle Pagine Bianche.
Pagare per il piacere di vedere il proprio romanzo sugli scaffali di una libreria. Son soddisfazioni, per carità. Un po’ come dare del denaro a una persona per andarci a letto e poi vantarsi con gli amici sostenendo che fosse vero amore. Molto spesso, però, l’editore a pagamento non vi ci fa nemmeno arrivare, in libreria. Quindi, pagate per scoparvi un cesso.

 

23 Commenti

  1. La chiusa mi ha messo i brividi. Mi ha ricordato mia cugina. No, non perché facesse le pulizie dei bagni, ma perché è un cesso.

    Questo nuovo self parte con le migliori premesse: Moravia ha pagato. Certo, le ragioni (come evidenzi) sono diverse da quelle attuali. Però potrei obiettare che "Io pubblico a pagamento perché ho scritto un bellissimo libro sui vampiri daltonici che non riconoscono il colore del sangue e succhiano la bile, ma in Italia non si può parlare di bile che ti censurano". Ecco. L'ho detto, e ora censuratemi.

  2. Che poi citare un autore famoso del passato come "giustificazione" all'editoria a pagamento è una cosa davvero stupida. E' cambiata l'epoca, è aumentato il numero di case editrici. Il paragone non può reggere.

  3. Se il meccanismo funzionasse a dovere (pago, mi pubblichi, mi distribuisci e il libro finisce effettivamente in libreria), allora si potrebbe anche fare.
    Sarebbe come un selfpublishing su Amazon, con la differenza che, ovviamente, verrebbe a costare di più.
    E ci sta…

    Il problema è che non funziona, perché spesso (come dici tu) il libro nemmeno ci arriva sugli scaffali, e se lo fa la cosa avviene con la stessa probabilità di vedere un fantasma.
    Che va sullo skate…
    E intanto canta Bohemian Rapsody…

    No, meglio un bell ebook, venduto su Amazon, e pace per tutti quanti. u_u

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