L’importanza del morire al momento giusto

Ci sono artisti che, dopo aver cavalcato l’onda del successo, sprofondano lentamente nell’anonimato fino ad assumere aspetto e comportamenti tipici dell’uomo finito. Pensate a Kabir Bedi: come lo avremmo considerato oggi se anziché finire all’Isola dei famosi si fosse sparato un bel colpo in testa subito dopo le riprese di Sandokan (il cui padre letterario ha optato per un dignitoso harakiri)?

 

Heath Ledger: lui sì che ha lasciato questo mondo nel momento giusto. Tra cent’anni si ricorderanno ancora del suo Joker, e di quel Kurt Cobain che ha deciso di farsi saltare il cranio prima di finire ospite a Sanremo.

 

Forse ha fatto bene anche il grande Bon Scott, anche se crepando ha fatto sì che il ruolo di cantante dei mitici AC/DC venisse assegnato a Brian Johnson, che canta come Uan di Bim Bum Bam e ancora oggi è in grado di storpiare tutti i pezzi del mio gruppo preferito.

 

Robin Williams ci ha messo un po’ troppo, Sid Vicious il giusto. Ritchie Blackmore avrebbe dovuto consegnarsi alla leggenda negli anni Settanta invece di andare in giro a suonare nei posti più beceri con quell’insulto alla musica chiamato Candice, con cui è persino sposato.
Altri esempi di gente che non è morta al momento giusto si sprecano: i Metallica, per esempio, avrebbero dovuto recarsi dal loro ex bassista Cliff Burton (volato dal finestrino dell’autobus che poi lo ha schiacciato) entro e non oltre l’uscita del Black Album che ha segnato l’inizio della loro trasformazione in figliocci degli U2.
Chi ama imbrattar la carta e sta traendo benefici dal nostro corso “Scrivere di merda” ha senza dubbio grandi possibilità di scrivere un best seller. Se un giorno raggiungerete il successo, ricordatevi di cristallizzarlo, di consegnarlo all’eternità seguendo l’esempio di Hemingway, di Pavese, di London.

Basta poco, che ce vo’?

10 Commenti

  1. Bisogna però considerare anche il rovescio della medaglia: il morto sopravvalutato in quanto morto (oltre che tossicomane e depresso): Ian Curtis, ad esempio. Comunque il mio mito in fatto di artisti suicidi resta sempre il conte Potocki.

  2. Si potrebbe anche inscenare una finta morte, intascarsi tutti i soldi derivati dall'improvviso successo (tramite gli eredi) e poi inventarsi un'altra vita altrove… 😀

    • A me vengono in mente tutte quelle leggende sulle rockstar, del tipo che Jim Morrison in realtà non sia mai morto e se la stia spassando da qualche parte. 😀

    • Ma l'idea di ricominciare una vita altrove mi fa venire in mente anche Il fu Mattia Pascal e L'uomo che guardava passare i treni. Stuzzicante come idea, sparire per creare un'altra identità. Che poi è quello che fanno tanti sui social network.

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