Cazzate


Questo è un post-sfogo, sentitevi liberi di evitarlo come la peste. In ogni caso, non prendetelo troppo seriamente.
Ogni volta che un pilota di automobilismo o un motociclista finiscono in coma, i giornalisti si armano di cazzuola e iniziano a stendere rozzi strati di retorica da due soldi. L’esempio tipico è l’espressione la corsa più importante della sua vita, utilizzata in genere da chi ha già pronto nel cassetto un coccodrillo ad hoc. E così Simoncelli avrebbe dovuto insegnare agli angeli come impennare, ma non ho mai letto alcun giornalista scrivere, in occasione della morte di una famosa pornodiva, frasi come va’ e insegna agli angeli come fare i pompini.

Ho sempre creduto che Internet potesse rappresentare un’ondata di aria pulita in un panorama mediatico che puzza di ipocrisia, di tendenziosità, di Democrazia Cristiana. Quando ho aperto il primo blog, “ilsocio.net”, l’ho fatto per restituire al mondo parte della merda che un’informazione atomizzata mi aveva costretto a ingoiare. Scrivevo articoli rabbiosi, incazzati, ma poi capii che il miglior modo per farsi prendere in odio dal prossimo è dire esattamente ciò che pensi, senza quel magico convertitore in grado di trasformare ciò che vorresti dire in ciò che il prossimo vorrebbe sentirsi dire. Chiusi il blog circa dieci mesi dopo averlo creato e, ironia della sorte, il dominio fu successivamente acquistato da un tizio che parlava di marketing, seo, social e altre metastasi di questo cancro due punto zero.


Passata la nausea per il web, creai Obbrobbrio. Volevo semplicemente un angolino in cui scrivere qualche cazzata su ciò che vedevo in giro, poi mi son reso conto che mi riusciva più facile parlare delle mie più grandi passioni: libri e scrittura. Simulando competenza (sebbene non siamo gli unici a farlo) io e la De Pedantis siamo riusciti addirittura a farci minacciare di querela da un paio di autoruncoli che non avevano gradito le nostre recensioni, in un’atmosfera da Uomini e Donne.


Da qualche tempo, Obbrobbrio viaggia sulle otto-diecimila visite mensili. E non vi nascondo che più di una volta son stato tentato di chiuderlo, in preda alla nausea. Perché? Per un semplice motivo: il fatto stesso di sapere che il mio blog viaggia sulle otto-diecimila visite mensili è un segno inequivocabile di come questo social, prima o poi, ci sporchi.
Il blogger è un clown, uno che forse in un primo momento sente una vocazione, poi rimane vittima della sua voglia di fare audience, del suo circo, di un desiderio di comunicare che prima o poi si trasforma inevitabilmente in una brama di visibilità.


Non voglio arrivare a questo punto. Non ho mai fatto accattonaggio fan o follower, lavoro nel marketing ma non ho mai usato espressioni come ho una call alle undici e, onestamente, piuttosto che ridurmi a cose di questo tipo preferirei un tumore ai coglioni. Ops, scusate, ho detto coglioni. Avrei potuto usare il termine testicoli, è considerato meno volgare. E ho usato il termine tumore, su cui è meglio non scherzare, altrimenti la gggente si indigna. Ma siccome non sono un ipocrita e tantomeno un moralista, so bene che non esiste alcun motivo al mondo per cui il termine coglioni debba essere considerato offensivo.


Mi sono reso conto, col tempo, che la dimensione social non fa per me. Mi ero iscritto a Twitter pensando di leggere in tempo reale informazioni su ciò che accadeva nel Mondo e su quelli che sono i miei interessi, mi son ritrovato immerso in un mare di mitomani dalle improbabili autobiografie, convinti che un appuntamento dall’estetista e il caffé versato su un quotidiano siano eventi di portata nazionale. E poi Facebook, che ho sempre detestato nel profondo, ma che mi ha aiutato a superare quella nostalgia degli amici di infanzia che vivo da quando mi son trasferito lontano da Bari.
Dove voglio arrivare con questo post? Lo scopo è quello di togliermi un peso.


Internet mi sta sul cazzo, e mi sta sul cazzo il modo in cui la maggiorparte degli utenti lo utilizza. La cosa più grave è che uno di quegli utenti sono anch’io. Non mi ritengo una vittima della rete, ma di certo voglio sfuggire al contagio della mediocrità che ha trovato nel web un eccezionale propulsore. D’altro canto, e in tutta sincerità, se non avessi la scrittura come valvola di sfogo probabilmente impazzirei. Ed è proprio questo il motivo per cui scrivo ancora su un blog e non sono ancora sceso da questo treno su cui sono un folle tra i folli.


Ultimamente mi è capitato spesso di pensare “cazzo, è già venerdì e non ho ancora scritto un post”, come se dovessi seguire necessariamente una tabella di marcia dettata da uno di quei cialtroni che vendono fumo spacciandosi per guru del web.
Apprezzo molto il fatto che ci siano persone interessate a ciò che scrivo su queste pagine virtuali e so per certo che qualcuno storcerà il naso quando la rotta di questo blog cambierà.


Ho intenzione di riportare questo blog alla sua idea originaria: uno spazio su cui scrivere qualcosa senza dover rispettare un argomento preciso ma, soprattutto, senza dover scrivere di quell’argomento. E’ l’ultimo compromesso in grado di tamponare la nausea nei confronti di una rete ormai popolata di blogger-venditori che danno l’impressione di volerti rifilare un aspirapolvere da un momento all’altro.

54 Commenti

    • Dunque mi spiego meglio: dici di essere nauseato dalle diecimila visite, di sentirti tuo malgrado un clown in cerca di audience, di voler soltanto scrivere quello che ti passa per la testa senza condizionamenti. Allora perché lasci che la gente commenti quello che scrivi? Che t'importa dell'indice di gradimento? E perché tieni d'occhio il numero delle visualizzazioni? Non c'è niente di male nel cercare il consenso degli altri, specialmente quando si ha qualcosa di interessante da dire. Chi dice di scrivere soltanto per se stesso è un gran bugiardo.
      Interagire non significa necessariamente corrompersi, significa innanzitutto conoscere nuovi punti di vista e, se si è fortunati, persinomettere in discussione le proprie certezze.
      E dopo 'sta ramanzina da suora ti mando cordialmente affanculo, tanto per ribadire che ti stimo anche se ogni tanto sbrocchi.

      Cià.

    • No, Irene, non mi son spiegato bene. Anzi, non hai capito un cazzo. Mi spiego meglio:
      non mi son detto "nauseato dalle diecimila visite", ma proprio dal fatto che io le avessi monitorate. Di conseguenza tutto il resto del tuo impianto accusatorio cade: non ho detto che scrivo per me stesso, non ho detto che non mi piace esser seguito, non ho detto che sono indifferente agli apprezzamenti altrui (anzi, ho detto esattamente il contrario. Cito testualmente: apprezzo molto il fatto che ci siano persone interessate a ciò che scrivo su queste pagine virtuali).
      Se volessi scrivere solo per me stesso sarei un coglione a farlo su un blog. Ciò non esclude che io possa essere un coglione per altri motivi, chi lo sa.
      Alla luce del frainteso, anche la questione legata all'interagire cade, come un fallo in preda all'ansia da prestazione.

      Insomma, grazie per le considerazioni, ma sembra quasi che tu stia commentando un altro post.

    • PS: la frase incriminata è "il fatto stesso di sapere che il mio blog viaggia sulle otto-diecimila visite mensili è un segno inequivocabile di come questo social, prima o poi, ci sporchi."

      Il "segno" è il fatto di saperlo, non il fatto che ci siano visite!

      Dannata opinabilità dell'analisi logica.

    • Oh, io l'ho riletto due volte questo post e non credo di aver frainteso. Di che ti lamenti insomma? Del fatto che il blog ti rubi spazio, tempo, idee? Che ti preoccupi di quello che scrivi e di cosa penserà chi lo legge? Che ti piace sapere in quanti ti leggono? Ecco il mio commento: è tutto normale buonuomo, tutto ok.
      Scusami, ho finito le gocce.

  1. Ciao Alessandro,
    cercherò di essere meno sdolcinato che posso, non garantisco il risultato.
    Seguo questo blog da molto poco, un mesetto o poco più, l'ho scovato saltando tra un link e l'altro dei vari blog di scrittura che seguo. Non posso dire di essere uno scrittore di chissà che livello ma qualcuno diceva che ero bravo e ho deciso di ascoltarlo. Poi però mi sono cominciati a venire dei dubbi: ma con tutta sta gente che scrive e che ci prova molto più seriamente di me, io che mi credo di fare? E stavo per lasciar perdere (come tante altre cose nella mia vita, più o meno importanti). Poi ho trovato OBBROBBRIO e ho capito che, se c'è un limite al peggio io sono abbondantemente dentro. No, non sei tu il peggio!! Ma i racconti di merda che recensisci! 😀 Mi sono fatto coraggio, e poi mi son detto "ma vaffanculo, scrivo per passione, perché mi fa stare bene, e soprattutto per ricordarmi che non sono analfabeta come 'sti ebeti!". E qui ci scappa un GRAZIE.
    Poi stavo pure pensando di partecipare ai "Racconti di merda", ho pure una buona ispirazione.
    Altra cosa. Nella mia personale esperienza sto vivendo un momento di amore-odio con Facebook. [qui c'era un romanzo sulla vicenda, l'ho eliminato, era una palla, mi avresti inseguito e braccato per torturarmi avendo insozzato il tuo blog con tale monnezza]
    Insomma, capisco il tuo stato d'animo e la delusione per uno strumento (internet) che sembrava dovesse cambiare il mondo ma che alla fine amplifica sia il buono che lo schifo che ci sta dietro: sempre noi.
    Detto da uno che non conosci, che in fondo non ti conosce, se pensi di dare ad OBBROBBRIO una forma diversa, in parte mi dispiacerà (lo seguo per la scrittura dopotutto) ma sarò felice di leggere un'espressione onesta di una persona che — ripeto, per quanto non ti conosca gran che — ammiro e apprezzo.
    In bocca al lupo.
    Paolo

    PS: "non ho mai letto alcun giornalista scrivere, in occasione della morte di una famosa pornodiva, frasi come va' e insegna agli angeli a fare i pompini" sei un genio XD

  2. Questo è uno degli articoli più belli e più veri che abbia mai letto. (Ed è uno dei lati belli del web: poter leggere cose così, che sui giornali non si trovano, perché i giornali non trovano o non vogliono trovare gente che sappia scrivere e che abbia il coraggio di idee pensate IN PROPRIO).
    Quanto ai lati deteriori del web, la pensiamo uguale. Ma se mi ci sono "convertito" io, che ancora nel 2007 usavo la parola "interfess" e concepivo il mio pc solo e unicamente come macchina da scrivere elettronica, direi che vale comunque la pena di rimanerci, se non altro per testimoniare, ai pochi a cui interessa, la possibilità di una Differenza intelligente, nell'era dei banali e dei misalfabeti.

    Un abbraccio grande.

    • Non è vero, un blogger come te sa perfettamente quando e cosa scrivere; nessuno ti blocca il blog, sei a casa tua e hai tutti i diritti di dare calci nel sedere agli ospiti indesiderati. Non lo fai ora ma ti garantisco che in qualche modo sarai costretto a difenderti quando decuplicherai le visite. Prendilo come un auspicio.

    • … direi anche nell'era di quelli con le canotte gialle e gli sguardi irresistibilmente emozionanti negli avatar dei suddetti social…

  3. Alessandro,
    ti leggo da un po' perché, e forse l'hai capito, mi piace il tuo modo di porti.
    Un po' di meno sopporto la parolaccia. Aspetta non sono un bacchettone! Anzi, ne dico pure molte. Ma solo con gli amici, evito accuratamente in altre cerchie. E non è ipocrisia la mia, come hai sottolineato (Ma siccome non sono un ipocrita e tantomeno un moralista, so bene che non esiste alcun motivo al mondo per cui il termine coglioni debba essere considerato offensivo.) in un tuo passaggio. Ergo, chi non la usa [la parolaccia] è un ipocrita. Semplicemente io mi sforzo di usare enne registri relazionali. Ma in definitiva, io sono un tuo affezionato lettore a prescindere, parolaccia o non parolaccia.
    [Lo so, mi sono dato la zappa sui piedi]
    Condivido tutto il resto. Internet sta diventando, o meglio il modo con il quale lo si sta usando, una schifezza? Un troiaio? Hai ragione. Ma manifestare il proprio dissenso, mi sembra tu lo faccia egregiamente! Accetti i commenti senza filtri. Questa è Democrazia. Il resto?. Allora Il resto aff…

    NB_ Mi son sempre chiesto se la De Pedantis esistesse veramente o se fossi tu sotto mentite spoglie!

    • La parolaccia identifica? Mah. Un bel vaffanculo studiato rende di più. Alessandro conosce il linguaggio della comunicazione e opta per il registro 'Fattii commuovere' mettendo nello yogurt qualche pezzo di cazzo. Secondo me è piuttosto comprensibile.

    • caro Enzo,
      grazie per il commento.
      Per quanto riguarda l'utilizzo di termini "volgari" la penso come Natalino Balasso, che definisce tali etichettamenti come uno scrollarsi la merda dagli stivali da parte dei poveracci che, riusciti per merito o per caso ad arricchirsi e a entrare a far parte della borghesia, volevano a tutti i costi rinnegare le proprie modeste origini.

  4. Ma gli angeli non hanno sesso, è per questo che i giornalisti non scrivono quella frase. Vorrebbero tanto, ma il rigore deontologico non glielo permette. Devono attenersi al fact-checking.

  5. Potrei far correre e far finta di niente. Ma a me piaccciono le cose semplici.
    Per quanto riguarda la tua replica, spero di aver capito male.
    Quella definizione la attribuisci a me?
    Della serie: " Sei con me se la pensi come me, oppure, sei contro di me se la pensi diversamente".
    Gli etichettamenti io cerco di evitarli, quello del comico lo è invece.
    Non è un modo di esprimersi che mi fa etichettare qualcuno, tant'è che qui ti seguo passo passo.

  6. Scusa, non ho finito il concetto.
    È solo che ci tenevo a dirti, per coerenza con la mia coscienza, che quando parlo in un contesto che non sono "i quattro amici", cerco di evitare parole al di là di un lessico ordinario.
    Alessandro se vuoi accettami così.

    • io non sto etichettando nessuno. Sarebbe un processo alle intenzioni. Dico soltanto che la distinzione tra linguaggio "normale" e lessico "colorito" è del tutto aleatoria, in quanto si basa soltanto su pregiudizi infondati.

      Il tuo discorso sul contesto è un po' come dire "so che i gay non sono dei malati mentali, ma preferisco evitare di frequentarne in pubblico". O qualcosa del genere.

  7. Sono d'accordo su una cosa.
    I pregiudizi esistono.
    No, di omosessuali non ne conosco…. ah no ne conosco due (uno a Roma, uno qua). Ma hanno forse 30-31 anni in meno, non ci sarebbe granchè a unirci. Quindi, non saprei risponderti sulle reazioni che avrei.

  8. Alessandro fa il proprio mestiere di rompicoglioni e ci mette la faccia. Il web è il nostro modo estremo per fanculizzarci. Se voi trovate ridicolo chi attacca le scritture di merda si faccia avanti. Ma per Dio… Siete gonfi di Diatarn III. – Tu, blogger, partecipa ai 'Racconti di merda' – Hai tempo fino al 30 Aprile!

  9. Ti seguo da un po' perché mi piace leggere cose divertenti in giro per il web.
    Ma non posso darti torto: una voce fuori dal coro con otto-diecimila visite mensili fa strano pure a me.
    Ti conviene cambiare musica.
    Simona.

    • Secondo me no. Il lettore nota Alessandro come elemento veritiero o furbo. Dopo vent'anni di Berlusconi possiamo permetterci un ragionevole dubbio.

  10. Ti capisco perfettamente e la tentazione di chiudere io ce l'ho da un po' (chiudere i vari blog e i miei profili sociali, intendo) e ogni giorno la sento più forte.

    Del web mi sono rotto anche io, perché sono convinto – a dispetto dell'opinione comune – che non sia meritocratico come vuole apparire.

    Vanno avanti sempre gli stessi, non c'è un vero scambio costruttivo e civile di opinioni e chi pensa il contrario delle mode del momento – o, peggio, il contrario dei guru – viene isolato.

    Non faccio di tutta l'erba un fascio, ma frequentando vari social vedo che è così.

  11. Eh, uno apre un blog e nel giro di qualche mese si trova schiavo del monitoraggio delle visite… sigh.
    Bom, il blog è tuo, scrivi quello che ti piace, che spero non sia anche quello che piace a me. Dovessi perdere followatori strabattitene altamente.

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