giovedì 10 novembre 2016

La vera verità




Ve l'avevo detto e ripetuto: per raggiungere il successo occorre speculare affrontare tragedie umane, strappando più lacrime di una cipolla di Tropea. E così, mentre scrivevate di elfi, orchi e vampiri, tale Simona Vinci ha conquistato il Campiello 2016 con una storia ambientata su un'isola-manicomio in cui venivano confinati sia malati di mente che oppositori politici. Due piccioni con un lager

Chi volesse sorbirsene gustarne un estratto può cliccare qui. Forse un giorno troverò le forze per proseguire la lettura di questo libro oltre la terza pagina, per poterlo recensire con cognizione di causa. Tutti questi scrittori profondamente impegnati mi han causato una fastidiosa intolleranza a librerie e social, che ho tamponato con una massiccia dose di sana astinenza. 

Ne son successe di cose, durante questa assenza. Chi era Charlie ora è incazzato con Charlie,  un pazzoide arancione è diventato presidente degli USA e  gente famosa sta crepando. Da Lemmy a David Bowie, da Dario Fo a Umberto Eco, da Bud Spencer a Veronesi. L'Angelino nazionale, in compenso, sta benissimo. Pare sia in atto una sorta di selezione naturale al contrario.

E voi, come ve la passate? State sciorinando le vostre preziose previsioni sui futuri equilibri politico-economici mondiali su Facebook e Twitter o vi siete decisi a riordinare la cantina?

Fatevi vivi, se il 2016 non ha falciato anche voi.



lunedì 22 agosto 2016

Quattro anni di oBBroBBri


Carissimi Visitors,

tra una birra e un brezn, io e la Dott.ssa De Pedantis ci siam ricordati che oggi decorre il quarto compleanno di Obbrobbrio. Proprio così: quarantotto mesi, più di duecento articoli e ancora oggi non sappiamo di cosa si occupi questo blog.

Vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno seguiti, apprezzati, criticati o insultati: persone che, in un modo o nell'altro, hanno fatto parte di questo nostro viaggio virtuale dall'ignota destinazione.

Vi promettiamo (è una minaccia) che riprenderemo presto le pubblicazioni. Tempo di smaltire i postumi delle nostre sbornie bavaresi.

A presto!

mercoledì 1 giugno 2016

Otto validi motivi per chiudere subito il tuo blog (e farti una vita)


Di tanto in tanto mi ritrovo con una tanica di benzina in mano, tentato dal meraviglioso Demone della Distruzione. Internet offre la possibilità di sentirsi importanti, simulare autorevolezza e competenza, condividere e conoscere. Il tutto senza muovere le proprie chiappe fuori di casa, mentre la propria vita  fugge, et non s'arresta una hora. C'è chi se ne rende conto e scende dalla nave, destinata a divenire uno dei tantissimi relitti del web. C'è chi affida le proprie identità virtuali al fuoco purificatore ma poi ci ricade, come il sottoscritto. Caro blogger, nessuno ti dirà sinceramente che il tuo spazietto virtuale risulta stupido, brutto, noioso. Nessuno cercherà di convincerti che stai sprecando tempo e fatica nella convinzione di poter diventare qualcuno. È per questo che dovresti riflettere su questi otto punti. Otto motivi per cui dovresti chiudere il tuo blog, adesso:


1) il tuo blog non è affatto originale. Ne esistono migliaia sullo stesso argomento, e di certo ciò che scrivi non rappresenta un valore aggiunto;

2) non ti caga nessuno. Quei pochi sfigati che capitano sul tuo blog ci finiscono per caso o solo per ricambiare la "cortesia" di un tuo stupido commento;

3) del fatto che stai scrivendo un romanzo, che hai il blocco del sedicente scrittore, che hai imparato una lezioncina da ripetere a memoria, non gliene sbatte un cazzo a nessuno;

4) ogni volta che parli del tuo romanzo, del tuo blocco del sedicente scrittore, della tua lezioncina imparata a memoria, fai solo la figura del coglione che non sta scrivendo proprio nulla, in quanto impegnato a pubblicare banalità sul proprio blog;

5) dovresti vergognarti per il tempo che sprechi alla ricerca di stupidaggini da pubblicare sulla tua paginetta virtuale: potresti impiegarlo per leggere i libri che fingi di conoscere, fare volontariato o studiare le diverse tecniche di suicidio;

6) l'onnipresenza social non renderà le tue pessime opere meno pessime;

7) sei arrivato a partecipare a un a Catena di Sant'Antonio per blog, il punto più basso della dignità di un blogger e, forse, di quella umana;

8) fai schifo.



giovedì 26 maggio 2016

I migliori drammi su cui speculare per realizzare un best-seller



Cari Visitors,

come già accennato nel corso Scrivere di merda, un metodo infallibile per ottenere il successo nell'ambito letterario consiste nel costruirsi un alone di autorevolezza. Passare per gente seria, o meglio ancora impegnata, vi spalancherà le porte dell'editoria che conta.

L'autorevolezza si ottiene in un modo semplicissimo: scrivendo storie che affrontino problematiche con cui il lettore medio possa facilmente empatizzare (crisi economica, dilemmi sentimentali) o vere e proprie tragedie (il sempreverde Olocausto o qualunque dramma del momento).

Alcuni esempi presi a cazzo di cane:

- L'altro capo del filo (Camilleri Andrea, Sellerio Editore Palermo): uno dei libri più venduti nelle ultime settimane. Parla della tragedia dei migranti;

- Conforme alla gloria (Paolin Demetrio, Voland): candidato al Premio Strega 2016, vede ovviamente la presenza di un ex deportato;

Storia di una ladra di libri (Zusak Markus, Frassinelli): uno dei libri più venduti nel 2014. Shoah come se piovesse;

- Scusate il disordine (Ligabue Luciano, Einaudi): il dramma di un editore costretto a pubblicare libri di un cantautore mediocre pur di vendere qualche copia in più.


Se volete andare sul sicuro, speculate sull'Olocausto. Il protagonista potrebbe aver vissuto in prima persona prigionia, stenti e torture. Importantissimo focalizzarsi sul senso di impotenza: non fate del vostro personaggio un duro panzone alla Steven Seagal che vive per la vendetta: rischiereste di non annoiare/rattristare abbastanza il lettore. Un'altra idea valida è sfruttare la tenerezza dei bambini: contrapponete all'innocenza del loro sguardo la brutalità della persecuzione e il gioco sarà fatto.

Droga, anoressia, disagi giovanili di varia natura restano validi evergreen da cui attingere a piene mani. Tuttavia, per risultare più efficaci e autorevoli, vi consiglio di far ruotare le vostre storie intorno a drammi contingenti. Nessuno si cagava le stragi di immigrati fino a qualche tempo fa, ma oggi si tratta di un argomento da sfruttare, prima che sparisca nuovamente dalle prime pagine dei giornali. Potreste narrare la storia della piccola Aisha, in viaggio da giorni su un barcone mentre il suo gattino affamato la guarda con occhioni dolci e carichi di speranza. Oppure quella del signor Salvatore, contrario all'apertura di campi di accoglienza, che si innamora di un'immigrata e scopre il suo passato di violenze e soprusi.

Un investimento sul futuro potrebbe essere un romanzo intitolato Quel giorno a X c'ero anch'io, dove X sta per il nome di una città  che specificherete in seguito. La storia di una studentessa che viene svegliata da una scossa di terremoto, scopre di essere l'unica superstite della sua famiglia e perde persino il bambino che avrebbe partorito di lì a qualche mese. Prima o poi un nuovo sisma ci sarà. Vi basterà sostituire a quella X il nome del comune interessato per sfornare un instant book coi controcazzi.

La crisi economica è un argomento destinato a preoccupare l'italiano medio ancora per molto. Molti dei vostri potenziali lettori non hanno un lavoro o temono di perderlo, quindi non avrebbero difficoltà nell'empatizzare con Enrico, 30 anni, costretto a lavorare dodici ore al giorno per quattrocento euro al mese in un call center (a pensarci bene, anche il dramma di un pensionato lasciato solo dai parenti e la cui unica compagnia sono gli operatori telefonici potrebbe essere un'idea interessante).

E l'ISIS? Vogliamo trascurarlo? Qualche settimana fa avevo recensito l'ebook Minetta Creek, che racconta la storia di un militante pentito. Ricordate: se il protagonista è uno dei carnefici, nel suo passato devono esserci stati degli eventi traumatici che l'hanno reso un figlio di puttana. Egli dovrà pentirsi e poi crepare nel tentativo di difendere uno o più innocenti. Documentarsi per questo tipo di storie non è un problema: basta ispirarsi all'ambientazione di un Mad Max a caso e lasciare che i cattivoni aprano bocca soltanto per sparare anatemi contro gli infedeli

Se volete spingervi oltre, provate a combinare questi elementi. Aisha potrebbe aver lasciato la Libia in seguito a un forte terremoto causato dall'ISIS. Dopo aver viaggiato in mare col suo gattino affamato, viene salvata da Stephan, che la porta a casa sua solo per abusare di lei. Stephan si pente dell'orribile gesto commesso: gli anni di prigionia in un lager lo hanno segnato profondamente. Già distrutto dai sensi di colpa, riceve una lettera di licenziamento a causa della crisi economica. Stephan decide, così, di suicidarsi gettandosi da un ponte. Quando è sul punto di farlo, sente una voce alle sue spalle (forse un angelo vestito da passante?): è la piccola Aisha, che lo ha perdonato. All'improvviso la terra trema: un nuovo sisma! Aisha ripensa all'attimo in cui scoprì i corpi dei suoi genitori tra le macerie, Stephan ai bombardamenti alleati. In un lampo di lucidità, l'uomo si fionda su Aisha, cercando di salvarla dal lampione che sta per colpirla e muore orribilmente impalato.


Infondere pena e tristezza al lettore è un modo efficace per ottenere prestigio. Evitate di perder tempo con la satira: per la critica è robba trash. Se pensate che il business della lacrimuccia non faccia per voi, ci sono altre opzioni: filmarvi mentre cucinate cime di rapa (qualche editore potrebbe chiedervi di realizzare un libro di ricette) o suonare musica ignobile nella speranza che Einaudi vi scambi per una rockstar e pubblichi la vostra autobiografia. 



mercoledì 18 maggio 2016

3 modi infallibili per promuovere il tuo ebook


Rinuncia alla tua dignità: lecca scarpe e glutei ai cosiddetti influencer, ovvero quei poveri stronzi un po' meno poveri e stronzi di te. Passa almeno 4 ore al giorno scrivendo commenti banali su tutti i blog che ti capitano sotto gli occhi, condividi sui social ogni puttanata pubblicata dalla tua cerchia di cialtroni (si sentiranno in obbligo di ricambiare). Evita ogni tipo di attrito: il senso critico ti farebbe il vuoto intorno. Partecipa alle tipiche catene di Sant'Antonio da blog (qualsiasi cosa che termini con "Awards") e non lesinare elogi ai tuoi "colleghi". I risultati non si faranno attendere.





Spamma, spamma, spamma. Diffondi il verbo: aggiungi agli amici gente che non conosci e invitali a cliccare "mi piace" alla pagina fan del tuo libro. Sfrutta ogni pretesto per piazzare link in ogni dove: sui blog, nei gruppi social, nei cessi degli autogrill. Infesta, ungi, sii ossessivo. E ricorda che, senza la parola "Scrittore" tra nome e cognome, non sei nessuno.






Paga. Adwords, Adsense e compagnia bella. Paga lit-blogger compiacenti, paga l'editore farlocco per arrivare sugli scaffali. Paga per i feedback fasulli, per le presentazioni, per far parlare di te in ogni dove. Considera la possibilità di pagare un sicario per mettere a tacere i detrattori delle tue opere.


Questi sono i miei consigli per una promozione efficace e remunerativa. Siete liberi di ignorarli: internet pullula di guru pronti a rivelarvi ogni tipo di segreto per fare marchette vincenti (in questo caso, non venite a lamentarvi per il fatto che avete perso solo tempo).


À bientôt!


martedì 10 maggio 2016

Festival del libro noioso 2016



Cari (e viscidi) Visitors,

se siete appassionati di lettura, non perdetevi il FESTIVAL DEL LIBRO NOIOSO, che si terrà a Trepalle (SO) sabato 21 maggio. Un evento che tedierà grandi e piccini, facendovi rimpiangere il tour forzato dei centri commerciali.

Ecco il programma della manifestazione:


Ore 10:30

POESIA EVACUATIVA
Degustazione di componimenti indigesti

A cura di:

Gianfelice Otorini
Luana Ravensburger

Partecipanti:

Tumulato Carli
Sabrina Grazia Lamummia
Piergiorgio Narcolessi
Montale Arrivoltati

«Solo la poesia ispira poesia» scriveva Emerson. Ma i versi possono ispirare anche la peristalsi. In collaborazione con l'Associazione Culturale Tempo Perso, un pomeriggio all'insegna di evitabili letture.


Ore 15:00

STORIE DI SUCCESSO
Testimonianze di autori che ce l'hanno fatta

A cura di:
Pocacosa Edizioni

Partecipanti:

Alabarda Gamberetti
Eros Quantobasta
Erika Bagnalacrime

Giovani di talento che hanno realizzato il proprio sogno: diventare scrittori di successo. Sotto il tavolo racconta la dura vita di una ragazza magnaccia di se stessa, Pure questo mo'?! è il dramma di un uomo sopravvissuto a Dachau che scopre di essere sia celiaco che intollerante al riso. A tu per tu con tu, invece, tratta del confronto/scontro con se stessa di Erika, una ragazza in piena fase ormonale innamoratissima di Albert, bello e misterioso uomo con una valanga di problemi inevitabilmente deprimenti. Storie pluripremiate che vi emozioneranno nel profondo e vi faranno riflettere su quanto sia facile vendere propinandovi banalità.



Ore 18:00

IL PROFUMO DELL'INCHIOSTRO ELETTRONICO
Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è stamparli.

A cura di:
Giacom Bellalì
Lia Cappabite

Una panoramica su un mercato che stenta a decollare in Italia: quello degli ebook reader. Proiezione del documentario Non ti senti una merda? e collegamento diretto con l'Amazzonia in persona.



Ore 22:30

FASCIA PROTETTA
Letteratura per adulti

In collaborazione con:
Gatsby Multicompany

Partecipanti:
Armistizio Fanfani (editore)
Lucrezia Tantafuffa (editore)
Beppe Dearson (scrittore)
Emma Mancolarmony (scrittrice)
Tatiana Marchetti (Giornalista)
Eulalio Consigli (Giornalista)
Maria Lappante (autrice del blog "Lappalatura")
Ernesto Grassetti (autore del blog "Leggere ossessivocompulsivamente")
Laura Accomodante (autrice del blog "Spirito di carta igienica")


Editori, scrittori, critici letterari, blogger e vari operatori del settore se lo meneranno tra loro fino all'alba.


Noi ci saremo! Monteremo uno stand abusivo accanto ai distributori di bibite, cercando di spacciare senza ritegno fotocopie della Notte dei Truzzi. Cercate di passare a trovarci prima della Guardia di Finanza.





giovedì 5 maggio 2016

Tipi di narratore e punti di vista. Il narratore onniscemo

Diciassettesimo appuntamento con il corso "Scrivere di merda"

Una delle scelte più importanti che dovrete affrontare pianificando la vostra orrida opera riguarderà la voce narrante. Qualcuno vi avrà certamente detto che esistono diversi tipi di narratore, da quello onniscente a quello che non sa un cazzo, da quello esterno al narratore-Tampax. Ma ci sono delle tipologie di narratore di cui nessuno, proprio nessuno vi ha parlato. Il motivo è semplice: gli autori hanno paura di svelare i segreti del loro successo e continuano a propinarvi trucchi da quattro soldi (Carver per fortuna ha smesso da un bel po').

Partiamo da un brano che conoscerete a memoria: è tratto dal primo capitolo de I promessi sposi (narratore onniscente ed esterno alla storia), per poi reinterpretarlo variando il tipo di narratore:

mercoledì 4 maggio 2016

Una cartolina da lontano


Cari Visitors,

alcuni di voi mi hanno chiesto che fine avessi fatto, altri se ne son giustamente sbattuti il cosiddetto. La verità è che ero stanco di tutto: dei social, dell'Italia, di Trump, dell'Isis e compagnia bella. Indeciso sulla destinazione, ho scelto di diventare un cittadino dell'Universo a tutti gli effetti, barattando un blocchetto di buoni pasto con una navetta spaziale finita chissà come in un'autodemolizione. Ho visitato posti, incontrato persone (se così si possono definire esseri come quelli che vi descriverò) e vissuto esperienze che mi hanno cambiato nel profondo. Ho persino imparato ad abbassare la tavoletta del gabinetto.

Vi scrivo dal pianeta Sglulz, che ho raggiunto pochi giorni fa. Il primo impatto non è stato dei migliori: ho camminato per chilometri in un deserto di sabbia verde senza incontrare anima viva. Quando le mie speranze stavano svanendo, ho trovato una tavola calda (si fa per dire, ci saranno otto gradi) dove ho potuto assaggiare la specialità del posto: una sorta di macedonia di radici rinsecchite che puzzavano di stallatico. Meglio feriti che morti.

Gli abitanti di Sglulz si somigliano tutti. Il problema è che tutti somigliano ad Alfano. Si tratta di gente umile, cordiale, ma di certo non autorevole come il buon Angelino.


Voi come state? Cosa succede sulla Terra? 

Ah, dimenticavo di dirvi che ho portato con me una scorta di libri osceni da recensire. Nei prossimi giorni pubblicherò una videorecensione, quindi tenetevi pronti.

A presto!


giovedì 31 marzo 2016

"Minetta Creek" di Luca Fantin

Ci sono scrittori che non hanno paura di affrontare argomenti di drammatica attualità. Uno di questi è senza dubbio Luca Fantin, autore di "Minetta Creek". Si tratta della storia di Mustafa, costretto ad arruolarsi nell'Isis agli ordini del crudele Lord Jim, così inviperito dai bombardamenti francesi da voler colpire New York.
Ad un tratto comincio' a cantare a squarciagola un brano dei rolling stone (senza la esse perché forse era un singolo n.d.r.) e si sentiva anche nel resto del campo base. "Viva il rock", anche se non potrei dirlo perche' e' peccato…ma questa volta faremo un'eccezzione".
Il beffardo Grancapo ha una cazzimma esagerata ma anche un pessimo senso pratico. Oltre ad aver ordinato la costruzione di una tenda arredata con Jacuzzi e puttanoni danzanti (pare che il cartongesso sia merce rara in Egitto) si mette in testa di versare un po' di antrace, comprato da un russo a caso, nell'acquedotto di New York.

"Basta scendere nei tombini, buttare l'antrace e il gioco e' fatto…facile come bere un bicchier d'acqua, semplice e terrificante"…"Le idee semplici sono sempre le migliori"…tutti annuirono.

Ma gli statunitensi fiutano il pericolo:

Dopo gli aiuti che gli USA avevano dato alla Francia il pericolo attentati era elevatissimo…su una scala di sei avevano raggiunto il massimo.

Il Sindaco di New York convoca in una riunione straordinaria tutti i responsabili della sicurezza sia della citta' sia della nazione e, seduto nel centro di una immensa tavola ovale (ci sarà arrivato camminando sul tavolo o col metodo Lewinsky?) ribadisce la necessità di massima attenzione, di indossare la maglia della salute e di evitare il bagno dopo aver mangiato.

Nel frattempo, il buon Mustafa viene colto da una crisi di coscienza: punire gli infedeli è davvero giusto? Quali conseguenze avrebbe ribellarsi all'Isis? Perché questo nome di merda?

I personaggi pensano e agiscono in modo elementare, seguendo la tecnica letteraria denominata gioca jouer. La scarsa conoscenza della lingua italiana viene resa attraverso un'ortografia a cazzo di cane, così coinvolgente da contagiare anche la voce narrante.

Non è mia intenzione svelare il finale di questo racconto ricco di colpi di scemo. Purtroppo si tratta di un'opera molto breve, che avrebbe meritato uno sviluppo più articolato. Le potenzialità per un romanzo di merda come Dio comanda c'erano tutte e non vi nascondo che quando ho finito l'ultima pagina mi son sentito come il reduce da una degustazione: estasiato ma insoddisfatto.


mercoledì 2 marzo 2016

domenica 7 febbraio 2016

Scrivi (di merda) come parli



Sedicesimo appuntamento con il corso "Scrivere di merda". Buona lettura!



Biscardi sarebbe stato un grande scrittore

Anni fa, una mia collega dalle spiccate capacità comunicative (così diceva il suo curriculum) consigliò telefonicamente a qualcuno di cosare il coso. Mi pento di non averle mai chiesto a cosa alludesse, ma il mio maggior rammarico è quello di non sapere cosa l'avesse spinta all'adozione di quel geniale passepartout linguistico. E come l'avrà presa il suo malcapitato interlocutore? Nello stesso modo in cui avrebbe reagito davanti all'esposizione della più complessa teoria quantistica: con un "certo".

Mettetevelo in testa: il pubblico per cui scriverete è fuori per lavoro 12 ore al giorno (chi non può permettersi il vostro libro non serve a nulla), può dedicarvi mediamente il tempo che intercorre tra il sedersi sulla tavoletta del gabinetto e il tirare lo sciacquone. È un tizio la cui percezione della temperatura va da si muore di caldo a che cazzo di freddo, che scrive tvb alle amiche e asap ai fornitori, che non chiederà mai al proprietario dell'auto parcheggiata in doppia fila di spostare una Fiat Punto color solidago.


un modello terra-terra, insomma
Una comunicazione semplice, diretta, libera da redini lessicali e grammatiche, pregna di acronimi e inglesismi da asporto: il sogno di qualsiasi deficiente, ovvero del target delle vostre opere. Per dirla con un sillogismo:

Scrivere terra-terra è la chiave per il successo
nel quotidiano si parla terra-terra
Scrivere come si parla è la chiave per il successo.

In cosa si traduce, all'atto pratico, questa teoria? Prendiamo come esempio questo dialogo tratto da Prendila Così, di Joan Didion (Il Saggiatore, 2014), in cui il perfido Larry offre alla depressa e sfigata Maria Wyeth una spintarella professionale in cambio di una sveltina:

«Potevi venire a usare la sauna» disse Larry Kulik.
«Sono stata...».
«L'ho sentito».
«Sentito cosa?».
«Sentito che sei pronta per il manicomio, se lo vuoi sapere».
«Penso che ho bisogno di una sauna».
«Penso che hai bisogno di qualcosa».
Maria non disse niente.
«Sono un buon amico per le persone che mi piacciono», disse Larry Kulik. «Pensaci su».

Come può il lettore medio cogliere allusioni così sottili? Ecco spiegato il motivo per cui nessuno conosce Joan Didion. Ma vediamo come semplificare questo dialogo in modo da renderlo fruibile al nostro frettoloso pubblico:

«Ciao Mary, com'è?» disse Larry Kulik.
«non va bene, mi hanno licenziata e nel frattempo ho pure subito un aborto».
«L'ho sentito, ma posso darti una mano».
«In che modo?».
«Se vieni a far la sauna da me, manderò il tuo curriculum a un mio amico assessore».
«Davvero? Figo».
«Però poi trombiamo».

La necessità di semplificazione non riguarda solo il dialogo. Pensiamo alle descrizioni, al solidago di cui sopra. Nell'era del full HD, per comodità ci si esprime ancora come se guardassimo il mondo attraverso lo schermo di un Commodore 64: a sedici colori. E allora viva le foglie verdi e i cieli azzurri, fanculo vermiglione, terra d'ombra e grigio cadetto. Il vostro dev'essere un libro, mica un catalogo di Leroy Merlin!

Quando siete davanti a una pagina bianca e non sapete come scrivere una storia, descrivere un'ambientazione o introdurre un personaggio, pensate a come ne parlereste con un vostro amico (meglio se zotico). I lettori sono ben disposti a perdonare uno stile di merda in cambio di pietà verso i loro neuroni. E chissà, magari un giorno riuscirete a cosare il coso anche voi.



martedì 5 gennaio 2016

2016

Diciamoci la verità, il 2015 è stato un anno di merda. Dulcis in fundo (non è il nome di un locale truzzo dove ballare latino-americano) se n'è andato il mitico Lemmy Kilmister, uno dei miei idoli adolescenziali, lasciando un vuoto che sarà difficile colmare con la solidarietà di tutti gli stronzi che in questi giorni si sono improvvisamente scoperti fan dei Motorhead.

Se nel 2014 avevo pubblicato ben 67 articoli, nel 2015 ho scritto in media poco più di un post al mese. Segno inequivocabile che la vita di Obbrobbrio volge al termine, e uno dei miei auspici potrebbe essere addirittura un aborto al quarto anno. 

Nonostante la mia stitichezza editoriale, il 2015 virtuale mi ha regalato esperienze indimenticabili: recensire il libro più brutto che io abbia mai letto e, soprattutto, scoprire che un tizio mi aveva plagiato il blog, scopiazzandolo pagina per pagina.

Non è mia intenzione stilare un elenco di buoni propositi digitali. Il blogging va preso per quello che è: un passatempo, un gioco, il diritto di parola dato a qualsiasi cretino. Una marea di frasi, opinioni, interpretazioni, aberrazioni dietro le quali si celano migliaia di sfigati chini su una tastiera, gente che si è autocondannata a rispettare un calendario editoriale pur di non deludere le aspettative di gente a cui non frega un cazzo di ciò che scrive il prossimo, se non nella misura in cui un commento sotto un post diventa mera merce di scambio (di visite). Cose che iniziano a sembrarmi davvero patetiche, proprio come il grattarsi il capo per ore nella speranza di sfornare un articolo che diventi virale. Come una malattia, come la stupidità.

Virali sono anche i tipici propositi di fine/inizio anno: mettersi a dieta, iscriversi in palestra, riordinare gli arnesi in cantina, leggere il nuovo libro di Angelino Alfano. Il mio eterno proposito, invece, è quello di liberarmi dai propositi, dal demone della procrastinazione. Perché, si sa, la vita fugge, et non s'arresta una hora.


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