venerdì 17 aprile 2015

Venerdì diciassette.


Cari sopravvissuti,

vi scrivo da un angolo sperduto di questa fogna chiamata web. A voi onnipresenti, a voi che fate a sportellate per un briciolo di visibilità in più, auguro ogni fortuna. Occhio, però, perché non verrà fuori un nuovo Aranzulla. Che vi occupiate di guide per tecnoimbecilli o di copywriting spicciolo, sappiate che l'unico modo per monetizzare è trovarvi un cazzo di lavoro.

Un lavoro vero, non lo scrittore, non il poeta. Una roba che presupponga dei contributi previdenziali o, nella peggiore delle ipotesi, una paghetta passata sottobanco.

Rendetevene conto: scrivete parole vuote, non dite più un cazzo e lo sapete. Titolate articoli dando al lettore l'illusione di accingersi alla scoperta di chissà quale verità, ma non-di-te-più-un-caz-zo-por-ca-put-ta-na.

Questo potrà sembrare lo sfogo di uno psicopatico ai più, agli internauti medi, ai blogger. Non escludo che lo sia, ma è più forte di me: ci sono periodi in cui riesco a reprimere il mio disgusto per il social, altri in cui viene fuori in tutta la sua violenza.

Ho detto blogger. Blogger non è una professione, signori. Ogni tanto mi capita di dover correre in bagno, ma non oserei mai definirmi un toiletrunner, sebbene potrei scriverlo su Linkedin, dove il narcisismo basato sul nulla raggiunge vette da guinness dei primati (ove per "primati" intendo il plurale di primate, senza alcuna intenzione di offendere i simpatici animali in questione).

Sono nato e cresciuto in un mondo in cui ci si vedeva per una birra o un caffè al solito bar anziché chattare su Facebook col vicino di casa. Riavvolgevo con la matita nastri su cui erano registrati pezzi sparsi di artisti dei quali non conoscevo nemmeno il volto. Mi son ritrovato vent'anni dopo, il giorno dopo, in un mondo di "selfie", giornalisti che scrivono articoli basati su un tweet, minorenni minorati disposti a tutto pur di spillare i soldi per l'ultimo iphone ai loro genitori.

E spesso mi chiedo cosa sia andato storto, cosa ci abbia involuti. "Siamo peggiorati tanto che te ne vergogni", dice Caparezza. E in tutto questo trovo solo una costante: i coglioni ci sono sempre stati. Dal ku klux klan alle bombe atomiche, dai lager alle foibe, dalle pellicce al foie gras, le prove in tal senso non mancano.

E se qualche nazi-islamista può far fuori un'intera redazione per qualche vignetta di troppo, se l'informazione dev'essere ancora oggi nascosta, sporcata, minacciata, c'è un'altra evidente verità: le idee fanno ancora paura. Quindi, se ne avete, sfruttate la materia grigia e tiratene fuori gli attributi. Di fuffa ce n'è troppa in giro, e in questo la rete si dimostra un impareggiabile propulsore di mediocrità.

Questo ho scritto, questo penso.

Ora il sipario può riaprirsi.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...